Le competenze sull’Intelligenza Artificiale devono diventare trasversali nei board, senza trasformare i consiglieri in tecnici. Lo ha detto Fabio Pompei, CEO di Deloitte Central Mediterranean, a margine dell’evento Assonime-OECD a Milano.
“Le competenze sull’intelligenza artificiale devono essere trasversali all’interno dei board delle società. I consiglieri non devono diventare tutti esperti di algoritmi, ma i board devono essere in grado di valutare rischi e impatti dell’utilizzo dei modelli di IA”. Così Fabio Pompei, CEO di Deloitte Central Mediterranean (Italia, Grecia, Malta) è intervenuto a margine dell’evento “The new frontiers for Corporate Governance” in corso questa mattina a Milano, organizzato da Assonime e OECD.
Parlando delle nuove sfide che l’intelligenza artificiale pone alla governance aziendale, Pompei ha sottolineato che “la vera sfida non è se utilizzare l’IA, ma come i consigli di amministrazione stanno evolvendo per governarla in modo efficace”. La sua riflessione ha messo in luce una fase di transizione fatta di esperienze positive e sperimentazioni diffuse, accomunate dalla necessità di allineare rapidamente competenze, processi e responsabilità alla velocità della tecnologia.
“Il modello tradizionale di governance, fondato principalmente sulla delega al management delle questioni tecnologiche, non è più sufficiente”, ha aggiunto Pompei. I board si confrontano oggi con sistemi di IA che supportano decisioni sempre più centrali per il business. Per questo serve un salto di qualità nella supervisione che ha implicazioni concrete sulla governance. Pompei ha ribadito l’importanza di rafforzare i programmi di board induction, integrandoli con una lettura chiara dei sistemi digitali utilizzati in azienda e di garantire flussi informativi periodici sul funzionamento dell’intelligenza artificiale. “Non è solo una questione di informazione e formazione dei consiglieri, ma anche di composizione dei board. In un contesto in cui l’IA incide su strategia, rischi e compliance, la presenza di competenze tecnologiche adeguate diventa parte integrante dell’idoneità complessiva del consiglio, soprattutto per le società regolamentate”, ha aggiunto.
“L’intelligenza artificiale – ha concluso – non riduce la responsabilità dei consigli di amministrazione, ma la aumenta. Anche per questo serve un framework strutturato di regole e processi definito e supervisionato dal board, che chiarisca dove e come utilizzare l’IA, chi è responsabile, quali controlli adottare e quali presìdi attivare lungo tutta l’organizzazione. È questo livello di consapevolezza che segnerà l’evoluzione della corporate governance nei prossimi anni”.
