Meno del 35% dei dipendenti dichiara un buon livello di benessere generale. Gartner indica tre possibili applicazioni dell’IA per migliorare l’esperienza lavorativa.
Il benessere dei dipendenti resta una sfida per le aziende, con meno del 35% dei lavoratori che dichiara di godere di un buon livello di benessere generale. L’intelligenza artificiale può, però, offrire nuovi strumenti per affrontare il problema, aiutando a riconoscere i segnali di disagio, prevenire i rischi legati all’organizzazione del lavoro e adattare il supporto alle esigenze individuali. È quanto emerge da una ricerca di Gartner presentata al Gartner HR Symposium/Xpo di Londra.
Secondo Nicole Paripurana, Senior Principal Analyst della divisione Human Resources di Gartner, le organizzazioni possono sfruttare l’IA per riconoscere schemi di lavoro potenzialmente dannosi, ridurre gli ostacoli operativi, personalizzare il supporto e affrontare in anticipo i rischi per il benessere. Nello specifico gli analisti individuano tre principali modalità di intervento.
La prima consiste nell’individuare tempestivamente i segnali di disagio. Analizzando elementi come i frequenti cambi di attività, le dinamiche di esclusione, le variazioni nel tono delle comunicazioni e i segnali di disimpegno, gli strumenti di IA possono infatti aiutare a riconoscere situazioni critiche prima che si trasformino in burnout o in un peggioramento delle prestazioni. In questo modo, le aziende possono affiancare alle indagini periodiche un approccio più continuativo e basato sui dati.
La seconda riguarda la prevenzione dei rischi nell’ambiente di lavoro. L’intelligenza artificiale può contribuire a identificare carichi eccessivi, comportamenti tossici, pregiudizi e violazioni dei confini professionali. Le informazioni raccolte possono aiutare i responsabili delle risorse umane a intervenire con maggiore tempestività, correggere le criticità organizzative e promuovere condizioni di lavoro più sane.
La terza opportunità è la personalizzazione delle iniziative di benessere. L’IA può infatti aiutare a comprendere meglio le preferenze individuali, le modalità di recupero e le esigenze dei dipendenti, adattando il supporto a fattori come la tolleranza alle riunioni, le preferenze di comunicazione e la gestione delle notifiche legate allo stress. L’obiettivo è integrare il benessere nella normale organizzazione delle attività, anziché considerarlo un intervento separato dal lavoro quotidiano.
“Il futuro dell’IA sul lavoro non riguarda solo la produttività”, ha affermato Paripurana. “Le organizzazioni che trarranno il maggior valore dall’IA saranno quelle che la utilizzeranno per migliorare il benessere dei dipendenti, rafforzare la resilienza e creare modalità di lavoro più sane e sostenibili”.
L’indagine, condotta nel primo trimestre del 2026 su 11.838 lavoratori, evidenzia anche una certa distanza tra le aspettative delle organizzazioni e quelle dei dipendenti nei confronti della tecnologia. Sebbene molti riconoscano i potenziali vantaggi dell’intelligenza artificiale per le aziende, sono meno convinti dei benefici individuali: il 47% dei lavoratori che dovrebbe utilizzarla nelle proprie attività dichiara infatti di essere restio ad adottarla.
La sfida per le aziende è quindi accompagnare l’introduzione dell’intelligenza artificiale con un’attenzione concreta alle persone. Oltre ai risultati in termini di produttività, la capacità di riconoscere i segnali di disagio, intervenire sui rischi e offrire un supporto adeguato può diventare un elemento importante per rafforzare la fiducia nella tecnologia e costruire modalità di lavoro più sostenibili.
