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Perché i fondi istituzionali puntano sui sistemi di accumulo energetico

Secondo i dati dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), nel 2024 gli investimenti globali in sistemi di accumulo energetico hanno superato i 50 miliardi di dollari. Non è più un settore di nicchia. E non è più una scommessa tecnologica. Lo storage è diventato una delle asset class più dinamiche nel panorama degli investimenti sostenibili.

Ma cosa sta guidando questa accelerazione? E soprattutto: perché i grandi fondi istituzionali stanno allocando risorse crescenti in questa direzione?

La tesi di investimento: infrastruttura critica

La ragione fondamentale è strutturale, non congiunturale. La transizione energetica globale sta generando una domanda massiccia di flessibilità nel sistema elettrico. Man mano che la quota di rinnovabili nel mix energetico cresce, il sistema ha bisogno di strumenti per gestire la variabilità della produzione.

I sistemi di accumulo rispondono esattamente a questa esigenza. E a differenza di altre tecnologie legate alla transizione, lo storage ha modelli di ricavo multipli e diversificati:

  • Arbitraggio energetico: acquisto di energia  nelle ore di sovrapproduzione rinnovabile e vendita nei momenti della giornata più convenienti . Con la crescente volatilità dei prezzi all’ingrosso, si può assistere a marginalità soddisfacente per gli investitori. .
  • Servizi di bilanciamento: fornitura di regolazione di frequenza e altri servizi ancillari ai gestori di rete. Questi contratti generano ricavi stabili e prevedibili.
  • Capacity market: contratti a lungo termine per garantire disponibilità di potenza al sistema. In Italia, le aste di Terna offrono ricavi fissi pluriennali.
  • Peak shaving per clienti industriali: servizio di ottimizzazione dei costi energetici per grandi consumatori.

Questa diversificazione dei ricavi rende lo storage un investimento con un profilo rischio-rendimento particolarmente interessante.

Il profilo ESG: impatto misurabile

Per i fondi con mandato ESG, lo storage offre un vantaggio aggiuntivo: un impatto ambientale diretto e quantificabile. Ogni MWh di capacità di accumulo installata contribuisce a ridurre il curtailment delle rinnovabili, diminuire la necessità di centrali fossili di backup, stabilizzare la rete e abbassare le emissioni di CO2 del sistema elettrico complessivo.

Questo impatto è misurabile e rendicontabile secondo i principali framework ESG (GRI, SASB, EU Taxonomy). Lo storage energetico può rientrare tra le attività allineabili alla tassonomia europea per la mitigazione del cambiamento climatico, a determinate condizioni tecniche definite dai criteri di vaglio.

Per comprendere nel dettaglio il funzionamento e le applicazioni delle tecnologie di battery storage (BESS), è fondamentale analizzare l’architettura di questi sistemi e i loro molteplici ambiti di utilizzo.

Numeri e trend di mercato

L’IEA stima che nel 2023 la capacità globale di battery storage nel settore elettrico abbia superato gli 85 GW. Le proiezioni variano in base allo scenario: nello scenario Net Zero, l’IEA prevede una crescita di un ordine di grandezza entro il 2030, a conferma della centralità dello storage nella transizione energetica.

In Europa, il mercato è trainato da Germania, Regno Unito, Italia e Spagna. L’Italia, in particolare, sta emergendo come uno dei mercati più promettenti grazie alla combinazione di elevata penetrazione del fotovoltaico, prezzi dell’energia tra i più alti d’Europa, programmi di capacity market ben strutturati e obiettivi ambiziosi di decarbonizzazione.

Il costo delle batterie, nel frattempo, continua a scendere. Secondo i dati BloombergNEF, il prezzo medio dei battery pack agli ioni di litio è passato da circa 139 $/kWh nel 2023 a circa 115 $/kWh nel 2024, con proiezioni che indicano un ulteriore calo verso i 108 $/kWh nel 2025. Una traiettoria che sta rendendo lo storage sempre più competitivo rispetto alle alternative fossili.

I rischi da valutare

Rischio regolatorio: i modelli di ricavo dipendono in parte dalle regole dei mercati dell’energia, che possono cambiare. Una modifica delle regole del capacity market o dei servizi ancillari può impattare la redditività dei progetti.

Rischio tecnologico: la rapida evoluzione delle chimiche delle batterie potrebbe rendere obsoleti sistemi installati oggi. Tuttavia, la maturità della tecnologia agli ioni di litio e la durata ventennale dei progetti mitigano questo rischio.

Rischio supply chain: la concentrazione della produzione di celle in Asia e la dipendenza da materie prime critiche rappresentano fattori di vulnerabilità. Il Critical Raw Materials Act europeo mira a diversificare le fonti di approvvigionamento.

Rischio di mercato: i margini di arbitraggio dipendono dalla volatilità dei prezzi dell’energia. Un mercato più stabile potrebbe ridurre questa fonte di ricavo.

La prospettiva strategica

Per gli investitori istituzionali, lo storage energetico rappresenta un’opportunità che combina rendimenti competitivi, impatto ESG diretto e misurabile, esposizione a un megatrend strutturale e diversificazione rispetto alle tradizionali asset class energy.

Il trend è confermato dalle analisi della Commissione Europea e dell’IEA: lo storage non è più un segmento emergente, ma una componente stabile dell’allocazione infrastrutturale. Chi lo comprende oggi sta posizionandosi per catturare il valore di una trasformazione che è ancora nelle sue fasi iniziali.


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