Francesco Bicciato

A cura di Francesco Bicciato, Forum per la Finanza Sostenibile

Finanza sostenibile: perché ESG è ancora la bussola per indirizzare le strategie di investimento

Il complesso contesto in cui ci muoviamo è caratterizzato da profonde ambivalenze. Se, da un lato, la crisi climatica si fa ogni anno più evidente e drammatica, dall’altro si registra un rallentamento delle politiche ambientali e si osservano critiche e scetticismo verso i criteri ESG.

I dati scientifici sono inequivocabili: il riscaldamento globale sta avanzando e con esso i costi stessi della crisi climatica. Il 2024 è stato l’anno più caldo mai registrato, superando il record del 2023. A settembre 2023, lo Stockholm Resilience Centre ha segnalato il superamento di sei dei nove limiti planetari, fondamentali per la stabilità e la resilienza del sistema terrestre.

In questo contesto, le conseguenze economiche dell’inazione sono sempre più gravi e sistemiche. Inoltre, secondo recenti dati di Munich Re, i costi complessivi dei fenomeni meteorologici estremi come uragani, incendi e ondate di calore, sempre più frequenti e intensi, hanno raggiunto nel 2024 320 miliardi di dollari a livello globale (+20% rispetto al 2023). In Europa, la stima è di 31 miliardi di dollari. Sul fronte della perdita di biodiversità, strettamente legata al cambiamento climatico, secondo l’Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services (IPBES) i costi legati alle invasioni di specie aliene quadruplicano ogni decennio dal 1970 e nel 2019 hanno raggiunto US$423 miliardi. E queste stime sono quasi sempre al ribasso. Infatti, uno studio del 2025 guidato dallo scienziato Timothy Neal dell’Institute for Climate Risk and Response di Sydney, che citiamo nel nostro paper “Verso una transizione giusta: una bussola per gli operatori finanziari”, i modelli economici tradizionali hanno finora sottovalutato i costi reali della crisi climatica, trascurando le interdipendenze globali tra le economie. Anche in uno scenario “ottimista” di contenimento del riscaldamento entro i +2°C, il PIL globale potrebbe ridursi del 16%, mentre, con un aumento di +4°C, le perdite arriverebbero al 40%.

Nonostante l’evidenza scientifica, lo scenario politico sembra muoversi in un’altra direzione. Lo vediamo per esempio negli Stati Uniti, dove uno dei primi atti della nuova presidenza Trump è stato l’annuncio del ritiro dall’Accordo di Parigi, proprio mentre il Paese continua a fare i conti con gli effetti devastanti di eventi meteorologici estremi. In Europa, il processo normativo sulla finanza sostenibile appare oggi più incerto, con una fase di revisione che potrebbe portare a un allentamento di alcuni obblighi di trasparenza introdotti dal quadro normativo comunitario, sviluppato a partire dall’Action Plan sulla finanza sostenibile del 2018.

Eppure, come sottolineato dal Global Risks Report 2025 del World Economic Forum, i rischi ambientali restano al vertice delle preoccupazioni globali, nel breve come nel lungo periodo: alluvioni, siccità, perdita di biodiversità e collasso degli ecosistemi sono al primo posto tra le minacce per i prossimi dieci anni.

È in questo scenario che gli investimenti ESG continuano a dimostrare la loro rilevanza, non solo etica, ma anche economica e strategica. Nonostante una contrazione dei flussi, nel 2024, secondo Morningstar, i fondi sostenibili hanno raggiunto un nuovo massimo storico, con masse gestite per 3.200 miliardi di dollari (+8% su base annua, +400% rispetto al 2018). L’Europa continua a rappresentare il mercato principale, con l’84% della raccolta globale. Anche gli investitori istituzionali mostrano un orientamento chiaro. Secondo il Morgan Stanley Institute for Sustainable Investing, l’80% degli asset owner e il 78% degli asset manager a livello globale prevede di aumentare le allocazioni ESG nel 2025 e 2026. Anche dai primi risultati delle ricerche del Forum su piani previdenziali, Fondazioni di origine bancaria e compagnie di assicurazione, che saranno presentate a Roma l’11 e il 12 novembre 2025 nelle due giornate finali delle Settimane dell’investimento sostenibile e responsabile, emerge che gli investitori istituzionali di si mantengono saldamente ancorati alle loro scelte di sostenibilità.

In questo quadro e di fronte ai richiami sempre più frequenti della Commissione europea alla crescita e alla competitività, occorre ribadire come queste ultime siano sinergiche e complementari, e non contrapposte, alla sostenibilità. Una regolamentazione ben calibrata può rafforzare tutte queste dimensioni, creando un mercato più efficiente, trasparente e resiliente nel lungo termine.

La stessa BCE ha evidenziato, nell’ambito del suo parere ufficiale su Omnibus, l’importanza di un framework di rendicontazione sostenibile misurato e proporzionale, ritenendolo essenziale per gestire i rischi finanziari legati alla sostenibilità. Nel documento la BCE ha sottolineato come dati ESG di qualità, affidabili e comparabili siano indispensabili per evitare decisioni basate su informazioni incomplete, che potrebbero minacciare la stabilità del sistema finanziario.

Per questo, oggi più che mai, serve un impegno coerente e di lungo periodo. La finanza sostenibile non è immune dalle turbolenze politiche o dai cicli economici, ma ha dimostrato di essere solida e capace di generare valore a lungo termine.

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