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Banca Centrale Europea

BCE: il clima non è più una minaccia lontana, ma ha già impatti economici sull’UE

Il cambiamento climatico non è più, come disse l’oggi primo ministro del Canada Mark Carney, “una tragedia all’orizzonte”, bensì un danno urgente e imminente per l’economia europea. Le istituzioni monetarie lo sanno e si sono rese conto della necessità di strumenti capaci di valutare l’impatto dei rischi climatici nel breve termine. A rispondere a questa esigenza è stato di recente il Network for Greening the Financial System (NGFS), una rete globale che coinvolge banche centrali e autorità di vigilanza impegnate a tradurre i rischi climatici e ambientali in metriche economiche utilizzabili.

Il NGFS ha recentemente pubblicato una nuova serie di scenari climatici da qui a 5 anni. Questi modelli permettono di stimare l’effetto di eventi meteorologici estremi, come siccità, incendi, alluvioni o tempeste, nonché dei rischi legati alla transizione verso un’economia low-carbon. Per la prima volta, vengono considerati anche i rischi fisici composti e la loro propagazione attraverso le catene globali del valore, offrendo un quadro realistico e dettagliato dell’impatto sistemico che il cambiamento climatico può esercitare sull’economia europea già entro il 2030. 

In un contributo pubblicato il 9 luglio sul blog ufficiale della Banca Centrale Europea (BCE), Sabine Mauderer (Bundesbank) e Livio Stracca (Vice Direttore Generale della BCE) hanno analizzato gli scenari NGFS e proposto un nuovo approccio alla valutazione dei rischi ecologici, sottolineando come il degrado della natura e il cambiamento climatico abbiano ormai effetti tangibili sulla macroeconomia. Questi fattori devono essere integrati nei processi decisionali di politica monetaria, al pari delle variabili tradizionali come inflazione, tassi d’interesse e crescita.

L’orizzonte che scompare: i rischi climatici a breve termine entro il 2030

I nuovi scenari a breve termine elaborati dal Network for Greening the Financial System (NGFS) mostrano come gli eventi climatici estremi e le politiche ambientali possano influenzare l’economia e l’inflazione.

Come evidenziano i due economisti Mauderer e Stracca una delle principali innovazioni introdotte è la modellizzazione dei rischi fisici composti: per la prima volta, il NGFS analizza l’impatto di eventi meteorologici estremi che si verificano in sequenza e come questi si propagano oltre i confini nazionali attraverso le catene di approvvigionamento globali. 

Per rappresentare l’impatto dei rischi climatici, il framework include quattro scenari narrativi a breve termine, oltre a uno scenario di base che riflette gli impegni climatici già assunti dai Paesi (le cosiddette Nationally Determined Contributions dell’Accordo di Parigi). Ogni scenario combina ipotesi diverse sulle traiettorie delle politiche climatiche e sull’intensità dei rischi fisici:

  • Highway to Paris: immagina una transizione net-zero anticipata e coordinata a livello globale.
  • Sudden Wake-Up Call: simula un avvio ritardato e improvviso della transizione, a partire dal 2027.
  • Disasters and Policy Stagnation: descrive una serie di eventi climatici acuti e ripetuti su scala continentale.
  • Diverging Realities: analizza come i disastri naturali in economie emergenti – in particolare quelle ricche di materie prime strategiche – possano generare effetti a catena sulle economie avanzate, attraverso interruzioni nelle filiere produttive.

Eventi climatici estremi e rischio di recessione

In uno degli scenari più critici, Disasters and Policy Stagnation, l’Europa affronta una sequenza di fenomeni climatici gravi: ondate di calore, incendi e siccità nel 2026, seguiti da inondazioni e tempeste nel 2027. L’effetto cumulativo di queste crisi naturali potrebbe generare una perdita del PIL annuo dell’area euro fino al 4,7% entro il 2030. Il motivo? Interruzioni nei processi produttivi, pressioni sui settori vulnerabili e aumento del costo del credito, con conseguente crescita dell’inflazione.

Lo scenario Diverging Realities prevede che shock ambientali in Paesi ricchi di materie prime critiche compromettano l’approvvigionamento verso l’Europa, con conseguenti perdite sul PIL stimate fino al 1,8%.

Coordinamento globale per una transizione efficace

Il quadro cambia significativamente nello scenario Highway to Paris, che ipotizza una transizione net-zero anticipata e coordinata a livello mondiale. In questo contesto, l’area euro registra lievi miglioramenti sul fronte della crescita economica e dell’occupazione, con impatti inflazionistici contenuti, grazie all’impiego efficace delle entrate da carbon tax in tecnologie green.

Questi benefici dipendono dal fatto che l’UE ha già avviato politiche climatiche ambiziose, in particolare il Green Deal europeo, che punta a ridurre del 55% le emissioni entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990. Tuttavia, lo scenario Sudden Wake-Up Call, che simula un ritardo di tre anni nell’adozione delle misure climatiche, mostra conseguenze negative: calo della produzione e maggiore pressione inflazionistica.

La svolta verde della BCE: clima e natura entrano nella strategia monetaria

A conferma dell’impegno crescente su questo fronte, la BCE ha annunciato ufficialmente l’intenzione di includere clima e natura tra i fattori di riferimento nelle valutazioni di politica monetaria. Come riportato da Green Central Banking, la BCE sta espandendo il perimetro del suo modello economico per incorporare anche il degrado ambientale, la perdita di biodiversità e la scarsità idrica, riconoscendo il ruolo sistemico di queste pressioni ecologiche. Questo significa che l’analisi dei rischi legati alla natura entrerà progressivamente nei criteri di valutazione delle attività finanziarie e nella definizione delle misure di politica monetaria.

Tra le misure previste:

  • revisione dei modelli di analisi economica per integrare i rischi ambientali;
  • adattamento del quadro di garanzie e delle operazioni di acquisto per riflettere criteri di sostenibilità;
  • promozione di trasparenza e raccolta dati su esposizione climatica e ambientale del sistema finanziario.

Si tratta quindi di un’evoluzione significativa, che rafforza il ruolo della BCE non solo come guardiana della stabilità dei prezzi, ma anche come attore consapevole delle sfide strutturali – politiche ed economiche – legate alla sostenibilità.

Le implicazioni economiche e operative

Nel loro contributo, Mauderer e Stracca evidenziano inoltre come oltre 1.300 miliardi di euro di crediti bancari europei siano attualmente esposti a settori vulnerabili alla crisi idrica. E con il 15% della produzione economica dell’Eurozona potenzialmente a rischio per scarsità d’acqua superficiale, ignorare questi segnali non sarebbe solo miope, ma incompatibile con il mandato della BCE.L’integrazione di clima e natura nelle decisioni di politica monetaria non è quindi una semplice estensione analitica, ma una presa di responsabilità. Con impatti potenzialmente devastanti su PIL, inflazione, credito e produttività, i rischi climatici e ambientali diventano variabili macroeconomiche a tutti gli effetti. La BCE lo riconosce, e si prepara ad affrontare una nuova fase in cui sostenibilità, resilienza e governance ecologica saranno centrali per proteggere l’economia dell’Eurozona. Il tempo per intervenire, come dimostrano gli scenari NGFS, è ora.

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