Edison CSRD

Bilanci integrati

Lory (Edison): la CSRD permette un minore costo del capitale grazie a trasparenza e controllo dei rischi

La CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive ) è uno strumento efficace per arrivare a comprendere meglio i rischi e le opportunità di un’azienda. Un esercizio non sterile, ma che comporta dei tangibili vantaggi nelle opportunità di finanziamento di una società. È questa l’opinione di Ronan Lory, Chief financial officer di Edison, che, insieme a Barbara Terenghi Chief sustaianbility officer & CEO office director di Edison, hanno gestito la redazione del primo bilancio integrato secondo i dettami della CSRD del gruppo energetico.

“L’esercizio della CSRD ci ha permesso di approfondire e capire molto meglio quali sono i rischi e le opportunità del gruppo. Applicando la logica della doppia materialità abbiamo esaminato con scenari a due, cinque e sette anni quali potrebbero essere gli impatti climatici sulla nostra attività, arrivando a definire in modo più puntuale a quali rischi potrebbe essere esposta l’azienda e questo ha un effetto sul costo del capitale” spiega Lory. Per il direttore finanziario di Edison, infatti, l’applicazione della CSRD grazie a una migliore focalizzazione sui rischi e le opportunità del gruppo permette di diminuire il costo del capitale.

“Questo effetto non deriva tanto dall’aumento della redditività portato dalle opportunità emerse, quanto dall’effetto dell’abbassamento del rischio”, nota il manager secondo cui la redazione del bilancio integrato è stato un passaggio positivo per il gruppo. E la convinzione che, al di là delle ventate di semplificazione europee, la rendicontazione di sostenibilità abbia un ruolo importante è condivisa anche da Nicola Monti, amministratore delegato di Edison. “Abbiamo realizzato il nostro primo rapporto di sostenibilità vent’anni fa, quando il tema della sostenibilità non era ancora così diffuso. Tuttavia, per il tipo di lavoro che svolgiamo e per la nostra presenza sul territorio, abbiamo ritenuto che fosse importante iniziare a dare evidenza, attraverso degli indicatori, di cosa significhi per noi la sostenibilità. Lo facciamo ormai da tempo, e oggi lo facciamo ancora con più convinzione. E continueremo a farlo, se vogliamo davvero andare avanti su questa strada” afferma Monti.

Edison, è una delle prime società ad avere applicato la CSRD già dal 2024. È un lavoro che è stato realizzato a quattro mani, tra le funzioni di finanza e sostenibilità.

“L’applicazione della direttiva è estremamente complessa, perché, pur partendo da un presupposto metodologico molto solido, il concetto di doppia materialità” osserva Barbara Terenghi, “comporta una serie di sfide. In sintesi, l’azienda deve rendicontare tutto ciò che è rilevante e materiale: da un lato, gli impatti che ha sull’esterno, dall’altro, l’influenza che fattori esterni possono avere sulle dinamiche attuali e prospettiche dell’azienda, anche in termini economico-finanziari. Quindi, il presupposto metodologico è corretto, ma la sua implementazione si articola in una quantità molto elevata di informazioni, che possono arrivare a decine, se non centinaia o addirittura più di mille, di indicatori da rendicontare. Spesso i dati sono frammentati e non sempre in grado di offrire una rappresentazione sintetica e comparabile”.

Uno degli obiettivi della direttiva era proprio quello di costruire indicatori comuni, per permettere il confronto tra le aziende. Tuttavia, secondo la responsabile della sostenibilità di Edison, questo obiettivo non è ancora del tutto raggiunto. Inoltre, a differenza dei bilanci finanziari, la CSRD non richiede solo un consuntivo, ma chiede alle aziende di rendicontare anche i piani prospettici, dal punto di vista della sostenibilità. “Nella nostra rendicontazione di sostenibilità, abbiamo incluso un capitolo dedicato al Piano di transizione climatica, in cui sono state inserite traiettorie e leve di decarbonizzazione del gruppo” aggiunge Terenghi, che sottolinea come questa prospettiva introduce una dimensione intrinsecamente soggetta a incertezze e a ipotesi, come quelle legate alle proiezioni connesse alla legislazione o a decisioni regolamentari, all’innovazione tecnologica o ad altri fattori non del tutto controllabili. Il risultato è una notevole complessità sia in termini di rendicontazione, sia in termini di interpretazione dei dati che ha spinto l’azienda a pubblicare anche un documento volontario di sintesi che prende proprio il nome dalla giornata di presentazione dei risultati di sostenibilità 2024 “Futuro in Corso”.

Tra gli altri aspetti positivi dal punto di vista finanziario che possono essere legati a una maggiore attenzione alla sostenibilità vi è la possibilità di accedere a soluzioni che, per la loro convenienza e disponibilità, migliorano  anche il debito di una società. “Le aziende che hanno un chiaro obiettivo di decarbonizzazione possono contare su fonti diverse, più ampie e più economiche di finanziamento per portare avanti progetti legati alla transizione energetica: dai contributi europei a quelli nazionali, passando per i prestiti BEI e CDP o le garanzie di enti pubblici (come SACE). Nello stesso senso vanno le obbligazioni green o ESG-linked legate a precisi obiettivi climatici e di sostenibilità, che prevedono cedole più basse se sono raggiunti gli obiettivi di decarbonizzazione o sociali, ma più alte qualora risultati non venissero raggiunti”.

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