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Diritti umani

Nazioni Unite: l’Omnibus rischia di minare i principi fondamentali della CSDDD

Il pacchetto Omnibus di modifica al quadro normativo europeo sulla sostenibilità aziendale ha sollevato profonde preoccupazioni tra gli esperti in materia di ESG, diritti umani e finanza sostenibile. Tra questi si è unito l’Ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (OHCHR) che in un commento pubblicato a inizio maggio lancia un monito inequivocabile: se approvata nella forma attuale, l’Omnibus rischia seriamente di minare i principi fondamentali della Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CSDDD).

Uno degli elementi più controversi è la ridefinizione dell’obbligo di identificazione degli impatti avversi lungo le catene del valore. L’Omnibus suggerisce infatti che le imprese debbano valutare proattivamente tali impatti solo nel primo livello di relazioni commerciali, ossia presso i partner diretti, e solo in presenza di “informazioni plausibili” per i livelli successivi. Questa impostazione sovverte l’approccio basato sul rischio stabilito dagli UN Guiding Principles on Business and Human Rights (UNGPs) e recepito nella CSDDD. Secondo tali standard internazionali, le imprese devono concentrare le proprie attività di due diligence sulle aree della catena di valore dove il rischio di impatti gravi è maggiore, indipendentemente dalla posizione nella catena stessa. Limitare l’obbligo alla prima linea crea inevitabilmente delle aree cieche, con il rischio che gli impatti più severi, che tipicamente emergono a monte, come nel caso dell’approvvigionamento di materie prime, non vengano né rilevati né mitigati.

L’OHCHR evidenzia anche che l’introduzione di un sistema binario, che distingue tra partner diretti e indiretti e impone requisiti differenziati in base alla disponibilità di informazioni plausibili, non solo complica il processo di due diligence ma genera incertezza legale: le imprese si troverebbero infatti a dover valutare costantemente il concetto di “informazione plausibile”, potenzialmente sommersi da flussi informativi poco strutturati e a gestire processi frammentati e ridondanti. In pratica, il regime proposto aggiunge complessità senza garantire una reale riduzione dei costi amministrativi.

Un altro nodo critico riguarda il regime di responsabilità civile. L’Omnibus propone l’abrogazione dell’articolo 29(1) della CSDDD, che stabiliva un regime armonizzato di responsabilità civile a livello europeo e riconosceva la possibilità per la società civile di rappresentare le vittime nei procedimenti giudiziari. Tale rimozione secondo l’OHCHR, rappresenterebbe una regressione grave sotto il profilo dell’accesso alla giustizia e della certezza del diritto. Se ogni Stato membro dovesse adottare autonomamente le proprie regole di responsabilità, il risultato sarebbe una frammentazione giuridica che andrebbe a detrimento sia della protezione delle vittime sia della prevedibilità normativa per le imprese.

L’appello dell’OHCHR è chiaro: riformare sì, ma senza tradire i principi fondanti. Perdere questo equilibrio significherebbe non solo indebolire la protezione dei diritti umani, ma anche erodere la fiducia delle imprese responsabili e degli investitori che hanno scommesso su una transizione sostenibile, credibile e giuridicamente solida.

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