Green & Net Zero Talk

Le città del futuro a impatto zero, infrastrutture sostenibili e mobilità verde

Infrastrutture Sostenibili, Green Mobility, Smart Cities” sono stati al centro del 2° evento del ciclo di incontri “Green & Net Zero Talk” di RCS Academy, un’occasione di confronto per istituzioni e player del settore e di condivisione di progetti innovativi e modelli virtuosi per una cittadinanza sostenibile da vivere a impatto zero.

La transizione ecologica delle città e dei trasporti, infatti, passa da infrastrutture sostenibili, tra gli assi portanti di un futuro economico e sociale delle città, più verde ed inclusivo. Green mobility e smart cities sono strettamente connessi in un modello di sviluppo di riduzione dell’impatto ambientale senza rinunciare alla qualità della vita urbana. Da un lato elettrificazione del trasporto pubblico, condivisione dei mezzi e piste ciclabili stanno rivoluzionando il concetto di mobilità, dall’altro le smart cities, grazie anche all’integrazione con l’intelligenza artificiale, riescono a ottimizzare la gestione delle risorse, dalla rete elettrica ai rifiuti. In gioco non c’è solo la capacità di rispondere alle sfide del cambiamento climatico, ma anche la creazione di nuove opportunità economiche e di occupazione conseguente all’innovazione e alle tecnologie verdi. 

Le infrastrutture del futuro: i ritardi da evitare e i modelli da seguire

L’Italia non ha recuperato del tutto ritardi cronici nello sviluppo di infrastrutture strategiche (come nella rete ferroviaria che, seppur migliorata con l’alta velocità, è disomogenea, specialmente nel sud del Paese) che compromettono competitività e qualità della vita. Non sono però messi meglio di noi altri paesi europei come la Germania, in cui la puntualità dei treni nelle rilevazioni di giugno è poco oltre il 50% dei casi o il Regno Unito in cui l’alta velocità, di fatto, non esiste, è stato fatto notare durante il convegno. Le esperienze positive da cui trarre ispirazione da questi paesi, però, sono altre, come gli obiettivi del governo inglese di decarbonizzare la rete elettrica per il 2030 o le imposte per i veicoli più inquinanti nella città di Londra.

Il sistema dei trasporti italiani va certamente ancora innovato, anche per quanto riguarda la resilienza agli eventi estremi climatici. Nelle infrastrutture del futuro per Ferruccio Resta (MOST) la digitalizzazione può essere fondamentale per prevedere e quindi pianificare le esigenze di manutenzione. Alcuni dati fanno riflettere: solo il 23% del territorio italiano è pianeggiante e quindi ci sono molti ponti e cavalcavia. Per non parlare delle gallerie: nel nostro Paese vi sono il 50% delle gallerie europee e di queste circa la metà è in Liguria, il che spiega anche perché l’Italia è il paese europeo con il maggior numero di frane. 

Economia del mare e i nuovi scenari per la transizione energetica

Il trasporto marittimo è considerato responsabile del 3% delle emissioni globali. Sembra poco in realtà si tratta di un valore difficile da abbattere e destinato a crescere nel tempo, è emerso dalla tavola rotonda a cui hanno partecipato Andrea Bombardi (RINA), Paolo Costa (Università Cà Foscari) e Sonia Sandei (Wista Italy, Phase Motion Control).

Gli obiettivi di decarbonizzazione per la blue economy sono più che sfidanti se si pensa che per trasformare le navi bisogna porsi su un orizzonte temporale di oltre 20 anni e molto di più per i porti, il che vuol dire che per gli obiettivi del 2050 il settore è già strutturalmente in ritardo, ha fatto notare Costa. E quando si parla di trasporto sostenibile, oltre alle considerazioni sui vettori occorre pensare anche ai cambiamenti che riguardano le merci che verranno trasportare: oggi il petrolio pesa circa il 30% dei trasporti globali e nel tempo crescerà il peso di sostanze come ammoniaca e idrogeno. Delle certezze normative e decisioni istituzionali sullo scenario che si vuole a 10 anni sono necessarie per coordinare gli investimenti in questi settori, frenati dalle attuali instabilità decisionali, è l’appello degli esperti.

Porti: il rapporto con le città e il futuro da hub energetico e digitale

I porti devono diventare futuri hub energetici e aumentare le loro dimensioni, sul modello della fusione tra i porti di Anversa e Bruges, ha spiegato Bombardi. Un’altra considerazione è che il Green corridor tra i porti di Rotterdam e Singapore è un corridoio verde e digitale marittimo che passerà per il Mediterraneo ma non coinvolge nessun operatore italiano. L’Italia invece dovrebbe, invece, porsi come hub energetico e delle connessioni virtuali a livello europeo, ribadisce Bombardi.

La convivenza tra porti e città, ha fatto eco Sandei, è vitale e non può che muoversi verso la sostenibilità. La tecnologia per il cold ironing (capacità di rifornire in maniera sostenibile le navi ferme nei porti) esiste già, ma la vera sfida è la convenienza anche dal punto di vista economico. Solo il 51% degli ordini di nuove navi prevede l’alimentazione con nuovi combustibili, il che vuol dire che circa la metà intende basarsi ancora su quelli di origine fossile. Phase Motion Control, ha proseguito Sandei, sviluppa innovazione per traghetti a motore elettrico e lo fa per società norvegesi ma non ancora per società italiane, anche a causa di una burocrazia che non facilita la creazione di una filiera produttiva per le batterie elettriche.

Trasporto su gomma, vetustà veicoli e costi ricarica elettrica in Italia

Dal focus sulla green mobility in cui sono intervenuti Daniela Biscarini (Ewiva), Gioia Ghezzi (Assolombarda), Marco Girelli (Alphabet Italia), Matteo Pertosa (VAIMOO) e Lorenzo Rossi (Moyvon- Gruppo Autostrade per l’Italia) è emerso il peso preponderante della mobilità su gomma (circa il 90% dei trasporti totali). Ancora una volta i numeri fanno riflettere. In Italia su circa 3mila km di autostrade transitano circa 5 milioni di veicoli al giorno e su 41 milioni di veicoli circa il 13% è pre Euro 4 e con un’età media di 13 anni. Come cambiare la situazione? Le società di noleggio flotte si candidano per questo ruolo e vedono crescere i contratti anche per i privati (circa il 15%), ha sottolineato Girelli. Ma il noleggio da solo non basta. Sono necessarie anche le infrastrutture di ricarica per i veicoli elettrici per abilitare la transizione energetica, ha ribadito Biscarini ricordando i 1200 punti di ricarica ultraveloce. Il vero problema, ancora una volta, è costituito dall’accessibilità e dai costi delle ricariche, se in Italia oggi circolano solo circa 260 mila veicoli completamente elettrici. 

Valorizzare il tessuto economico cittadino: le nuove sfide

Tra il 2012 e il 2023, in Italia, sono spariti oltre 111mila negozi al dettaglio e 24mila attività di commercio ambulante secondo stime di Confcommercio. Questa desertificazione commerciale è causata da vari fattori (nuovi stili di consumo, ecommerce, aumento dei canoni di locazione) e mette a rischio servizi, vivibilità, sicurezza e attrattività delle nostre città, supportati dall’economia di prossimità degli esercizi commerciali hanno sostenuto Enrico Postacchini e Paolo Testa (Confcommercio) per i quali le città dormitorio non possono essere un futuro sostenibile e serve più dialogo tra pubblico e privato.

Nuovi modelli per città a impatto zero in ottica di rigenerazione urbana

Le città sono un problema ma al tempo stesso possono essere anche una soluzione nelle strategie per la neutralità climatica con adeguate strategie di rigenerazione urbana, hanno sostenuto a vario titolo Maria Cristina Bifulco (Prysmian), Nico Torrisi (SAC Società Aeroporto di Catania), Giovanni Brianza (Edison Next), Cristiana Fragola (CBRE Italy), Giancarlo Tancredi (Comune di Milano) e Valentina Torrente (MCA – Mario Cucinella Architects).

I cavi, ha affermato Bifulco, non sono solo un prodotto ma una soluzione per distribuire energia a basso impatto ambientale e dati, offrono il servizio di garantire reti sicure e smart, e sono essi stessi riciclabili e sostenibili da circa vent’anni. Prysmian è l’azienda più grande acquirente di rame a livello mondiale e la sua leadership può esercitare influenza sull’impatto dei produttori di questo materiale.

Gli edifici scolastici italiani oggi sono utilizzati solo al 20% delle loro potenzialità e con investimenti adeguati, stimati in almeno 11 miliardi, potrebbero essere messi a servizio del quartiere: l’uso delle palestre, ad esempio, potrebbe evitare di costruire altri centri sportivi. Riqualificare gli edifici pubblici e garantire un ritorno economico agli investitori è, quindi, la sfida che devono affrontare le pubbliche amministrazioni. 

Le città del futuro poi, oltre ad essere compatte, connesse e coordinate dovranno essere anche co-disegnate con tutti gli stakeholder, includendo le categorie più fragili come anziani e bambini, e guardare al loro impatto globale ha fatto notare Fragola.

Le nuove frontiere per la gestione dei rifiuti e delle risorse idriche in ottica di economia circolare urbana Aumentano le percentuali di raccolta differenziata ma manca ancora una filiera che si occupi di recupero e solo da poco le imprese devono occuparsi del fine vita dei prodotti sulla base della norma europea sulla responsabilità estesa del produttore, ha indicato Camilla Colucci (Innovatec). Carlotta Ventura (AMSA) oltre ad evidenziare gli elevati livelli di raccolta differenziata a Milano, pari al 62%, ha anche illustrato il recente progetto, che coniuga impatto ambientale e sociale, nel carcere di Bollate dove un robot basato sull’IA è utilizzato per riciclare i RAEE (Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) e permettere il recupero delle terre rare. Vengono così dotati di nuove competenze professionali i detenuti coinvolti, con un miglioramento del loro reinserimento lavorativo.

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