Polveri di legno duro | ESGnews

Sicurezza sul lavoro

Polveri di legno duro: le soglie limite di esposizione negli ambienti di lavoro

La sicurezza dei lavoratori, si sa, dipende da una molteplicità di fattori, e tra questi vi è anche la salubrità dell’aria che viene respirata: sebbene l’esposizione a tali inquinanti non comporti infortuni o eventi di natura traumatica, essa può purtroppo essere deleteria nel lungo periodo e può comportare anche l’insorgere di patologie di tipo tumorale.

I contesti professionali che si rivelano, da questo punto di vista, particolarmente a rischio, sono diversi, ed è dunque indispensabile che vengano sempre rispettate tutte le dovute misure di sicurezza.

In relazione alla tipologia di inquinante e ai livelli di esposizione, infatti, la normativa vigente può prevedere disposizioni di diverso tipo: può essere necessario, ad esempio, che i lavoratori indossino dei DPI specifici per la protezione delle vie aeree, o anche che gli ambienti di lavoro siano costantemente sanificati utilizzando strumentazioni professionali, come gli aspiratori per polveri sottili visionabili nel sito web Depureco.

Quando si parla di salute, ad ogni modo, è evidente che la prudenza non è mai troppa, dunque è sempre bene riuscire ad andare oltre quanto previsto dalle norme di riferimento.

Il legno: quando può costituire un pericolo e per quale ragione

Un materiale che i più considerano del tutto innocuo ma che in realtà, purtroppo, può divenire pericoloso, è il legno.

Di per sé, in effetti, il legno non costituisce affatto una minaccia per la salute, ma determinate tipologie lo possono divenire negli ambienti in cui vengono sottoposte a delle lavorazioni.

È la polvere di legno, infatti, a poter essere nociva, e il perché è presto detto: così come le polveri sottili più note, come il PM10 e il PM2.5, possono facilmente insinuarsi nell’organismo tramite inalazione e causare così dei danni, lo stesso può avvenire per le polveri di legno.

Una particolare attenzione deve essere rivolta alle polveri di legno duro, derivanti appunto dalla lavorazione dei legni rientranti nella categoria dei “legni duri”: esse sono state ufficialmente riconosciute come sostanze cancerogene, di conseguenza è fondamentale che un’eventuale esposizione dei lavoratori non sia eccessiva.

Ma quali sono, dunque, le soglie limite da considerare? Andiamo a scoprirlo.

Le soglie limite di esposizione stabilite dalla normativa di riferimento

Per conoscere quali sono i valori limite di esposizione alle polveri di legno duro negli ambienti lavorativi è necessario consultare la norma di riferimento per quel che concerne la sicurezza dei lavoratori, ovvero il D.Lgs. 81/2008.

Nell’allegato XLIII di tale Legge si menzionano in modo esplicito le polveri di legno duro, ed è indicato che il relativo valore limite di esposizione è di 2 mg/m3 da considerarsi in un arco temporale di 8 ore, ovvero la classica giornata lavorativa di tipo “full time”; l’esposizione “a breve termine”, invece, non è considerata pericolosa.

Relativamente a questo dato, il D.Lgs. 81/2008 fornisce anche delle ulteriori specifiche: questa soglia, infatti, è da intendersi in riferimento ad un metro cubo d’aria a 20°C e 101,3 kPa, i quali corrispondono alla pressione di 760 mm di mercurio.

Nel caso in cui le polveri di legno duro siano mischiate ad altri tipi di polveri di legno, inoltre, il suddetto valore si applica a tutte le polveri di legno che costituiscono la miscela.

Un’informazione preziosa non solo per le imprese, ma anche per i lavoratori

Anche il legno duro, dunque, può costituire una minaccia per la salute, ed è bene che non solo le imprese, ma anche i lavoratori siano consapevoli del fatto che la normativa preveda una soglia limite di esposizione.

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