Conflitto Russia-Ucraina

Wall Street inizia ad abbandonare le attività in Russia

Wall Street esce dalla Russia. La decisione di una delle più grandi banche americane, Goldman Sachs, a uscire dal Paese, replicata poche ore dopo da un’altra delle cosiddette big four, JP Morgan Chase, segue le sanzioni imposte a Mosca dai governi occidentali, contribuendo così a rendere l’equilibrio dell’economia russa ancora più precario. 

D’altro canto, alla fine del 2021, Goldman Sachs aveva 700 milioni di dollari circa di partecipazioni in Russia, una piccola parte del suo patrimonio gestito totale (1,5 trilioni di dollari). E la Russia non era nemmeno tra i primi mercati di interesse di JPMorgan (che gestisce 3,7 trilioni di dollari)Questi dati sono sintomo dell’atteggiamento di precauzione adottato dalle due banche negli ultimi anni nei confronti della Russia. 

Già dall’invasione russa della Crimea (2014), infatti, le banche occidentali hanno iniziato a ritirarsi dal mercato russo, ad eccezione della banca statunitense Citigroup, che ha mantenuto una presenza significativa nel Paese. Dopo l’invasione Ucraina, però anche Citigroup inizia a valutare di intraprendere iniziative simili.  

Ad aggiornare in tempo reale sul numero delle società che decidono di prendere provvedimenti sui propri asset in Russia vi è un gruppo di ricerca dello Yale Chief Executive Leadership Institute, guidato dal professore Jeffrey Sonnenfeld. Secondo i dati aggiornati a ieri sarebbero oltre 300 le aziende, istituzioni e banche che hanno deciso o di abbandonare totalmente le proprie attività in Russia, o di sospendere e congelare momentaneamente le operazioni col Cremlino. Il gruppo di ricerca, inoltre, riporta anche le aziende che hanno deciso di restare in Russia “esponendosi significativamente”. 

Secondo la lista del gruppo di Yale, Goldman Sachs avrebbe sospeso le operazioni a Mosca, mentre JP Morgan Chase starebbe limitando l’accesso dei russi al mercato dei capitali.

Tra le italiane che hanno abbandonato completamente i propri asset russi, la principale è Assicurazioni Generali, mentre Pirelli rientra nella classifica delle società che stanno mantenendo (per ragioni economiche) le proprie attività in Russia (Paese di provenienza del 10% degli pneumatici prodotti dall’azienda). 

Ci troviamo di fronte ad un momento probabilmente epocale per gli equilibri geopolitici mondiali. L’uscita di importanti aziende e istituti finanziari dal mercato russo, unitamente alle sanzioni, oltre ad avere un impatto negativo sull’economia del Cremlino, destabilizzano inevitabilmente l’equilibrio raggiunto finora tra le potenze occidentali e quelle del blocco orientale. Il rischio – sostengono gli osservatori – è anche che si torni indietro di decenni, quando la Guerra Fredda e le tensioni tra le grandi potenze erano normale amministrazione.