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Intervista

Catizone (UniCredit): come le banche supportano la transizione delle aziende verso modelli sostenibili

Non c’è transizione senza una trasformazione dei modelli produttivi delle aziende di tutti i settori. E non c’è rivoluzione del business aziendale senza il capitale. La transizione, il processo più importante del 21° secolo, dipende quindi dagli attori principali del settore della finanza sostenibile. Tra questi, un ruolo di primo piano spetta alle banche, che possono efficacemente affiancare le imprese nei loro percorsi di sostenibilità. Per farlo, esistono sempre più strumenti a disposizione degli istituti bancari, volti a finanziare le aziende che intendono raggiungere determinati obiettivi ESG, tra cui i green bond e i sustainability-linked bond. A margine dell’Euronext Sustainability Week, evento organizzato da Borsa Italiana nell’ambito della più ampia iniziativa Sustainable Finance Partnership, ESGnews ha intervistato Massimo Catizone, Head of ESG Advisory di UniCredit, che ha indicato come l’istituto di piazza Gae Aulenti si sta attivando per supportare le aziende nel settore dei finanziamenti ESG e le sfide che banche devono affrontare per rendere attivo il proprio ruolo verso le aziende.

Quali sono le principali sfide delle aziende italiane nel trasformare il proprio modello produttivo in chiave sostenibile e a che punto sono?

Le aziende si trovano di fronte a scenari differenti a seconda del settore di appartenenza, della dimensione e della strategia, ma si possono individuare alcune sfide che legano le aziende nel loro percorso. La prima riguarda proprio l’esigenza di raccolta di capitale finalizzato al supporto della transizione, che è quella che vede anche noi banche impegnate. La seconda, invece, interessa il tema delle competenze e la terza il cosiddetto capitale sociale.

Il tema delle competenze, in particolare, appare ancora trascurato. È una questione che non riguarda solo le aziende italiane, ma si riscontra a livello globale. La sfida per migliorare la preparazione dovrebbe coinvolgere primariamente il mondo accademico, perché occorre partire da un potenziamento dei corsi universitari per dotare i professionisti del domani delle conoscenze necessarie per affrontare i cambiamenti legati alla transizione energetica e dei modelli produttivi.

Per quanto riguarda il tema della raccolta del capitale vi sono ancora diverse complessità da affrontare. Soprattutto quando si valuta la possibilità di concedere finanziamenti a condizioni agevolate per favorire gli investimenti in progetti sostenibili. Le condizioni a cui le banche possono prestare denaro sono infatti vincolate a un framework risk-adjusted, dove il prezzo dei finanziamenti è una funzione del profilo di rischio del debitore. Nel caso di un’esposizione green, il problema è legato alla mancanza di dati storici e credibili che rende più difficile effettuare valutazione quantitative sulla richiosità della posizione.

Un campo dove le aziende sono chiamate a investire particolarmente e nel quale, quindi, si riscontano tutte le criticità evidenziate è quello della circolarità. Le aziende oggi, per passare da un modello di economia lineare a uno circolare, devono pensare a una nuova configurazione dei propri modelli produttivi, della progettazione dei prodotti e della loro supply chain. E per realizzare questo obiettivo servono competenze, innovazione e denaro.

In questo scenario UniCredit ha progetti specifici, in particolare rispetto alla circolarità?

UniCredit ha sviluppato una serie di prodotti per supportare le imprese nelle sfide poste dalla transizione, alcuni dei quali sono finalizzati a rendere le supply chain più virtuose. Per trasformare una catena di produzione in ottica sostenibile, il capo filiera può infatti creare dei meccanismi incentivanti. UniCredit sostiene questo tipo di impegno dei propri clienti, ad esempio posizionandosi quale funder di iniziative finanziarie dei capifiliera che possono prevedere meccanismi di determinazione del prezzo collegati all’andamento di specifici parametri rappresentativi dell’aderenza delle imprese ai requisiti di sostenibilità, anche certificati da soggetti terzi e indipendenti rispetto alle parti coinvolte nell’operazione finanziaria. Accordi importanti in questo senso sono stati di recente stipulati con ENI e con Fincantieri.

Ma per sostenere le aziende nella transizione è necessario anche il cosiddetto capitale paziente, ovvero un capitale che rimane a disposizione per anni, per allineare le tempistiche del finanziamento a quelle dello sviluppo dei progetti di trasformazione di business per avviare modelli di circolarità, che tipicamente richiedono tempi lunghi.

Quanto ha erogato UniCredit per la transizione sostenibile delle imprese italiane?

Nei primi 7 mesi di quest’ anno UniCredit ha già erogato 7 miliardi di euro tra Green e Sustainable loans.  

Avete riscontrato passi in avanti tra le aziende di piccole dimensioni in termini di adattamento dei modelli produttivi in chiave sostenibile?

Riscontriamo un interesse crescente a migliorare il proprio profilo di sostenibilità anche da parte delle aziende di dimensioni più piccole, perché si rendono conto che il loro profilo ESG è quello che consente loro di avere accesso a determinati segmenti di mercato, nonché di potere continuare a fare parte di specifiche catene del valore. Non si tratta più quindi di un’opzione, ma di un passaggio fondamentale per mantenere vivo il proprio business e che coinvolge ormai tutte le aziende, indipendentemente dalle dimensioni.

Quali investimenti si adattano meglio al supporto della transizione delle aziende?

I green e sustainability-linked bond sono entrambi strumenti molto validi. Tuttavia, se si parla di investimenti per la transizione, è importante fare una valutazione tecnica che riguarda i requisiti di eleggibilità che devono essere soddisfatti per poter classificare un finanziamento come green o sustainability-linked. I finanziamenti green sono quelli che devono rispettare vincoli sull’use of proceeds, ossia prevedono un vincolo per l’emittente relativo all’utilizzo del denaro. Essendoci dei requisiti di eleggibilità, il creditore dovrà valutare se i progetti in cui intende investire il soggetto finanziato soddisfano i requisiti. Nel caso dei sustainability-linked bond, invece, il soggetto che riceve il finanziamento si impegna comunque a raggiungere determinati obiettivi, i cosiddetti KPI (Key Performance Indicator) che possono essere connessi a obiettivi ambientali o sociali. I sustainability-linked bond sono quindi particolarmente idonei a supportare una trasformazione del business model dell’azienda perché non limitano le scelte aziendali, ma impongono il raggiungimento di risultati.

Finora i green bond sono stati la categoria di obbligazioni sostenibili con maggiore successo. Vede un cambiamento rispetto alle altre tipologie di bond sostenibili o restano lo strumento più flessibile?

Vero, ma oggi notiamo anche che i sustainability-linked bond sono in ripresa rispetto al 2021, anno in cui avevano registrato un netto calo nelle emissioni in quanto classificati spesso come high yield e, quindi, maggiormente esposti ad alcune complessità del mercato.

Uno dei temi più caldi è quello dei dati utili a capire il profilo ESG delle aziende. I formulari delle banche sono però ancora piuttosto disomogenei. Come mai? Verrà raggiunta un’uniformità?

Un’uniformazione dei dataset necessari per fare le valutazioni prima o poi arriverà, ci vuole un po’ di tempo, ma la direzione è quella giusta. Ne sono un esempio gli interventi normativi come i nuovi standard ESRS (European Sustainability Reporting Standards) che richiedono alle aziende la divulgazione di informazioni specifiche che possono influenzare una decisione di finanziamento. Pertanto, alla luce degli sviluppi normativi nel loro complesso, sebbene attualmente vi sia un effettivo disallineamento tra le banche, è probabile che presto si presenterà uno scenario in cui i formulari bancari saranno omogenei.

Quali sono i settori che necessitano di maggiori investimenti per adeguarsi alle necessità della transizione?

UniCredit copre tutti i settori e le industries, al fine di supportare tutti i clienti nella transizione e non opera secondo criteri di esclusione, ma viene preso in considerazione il profilo di sostenibilità di tutti i nuovi possibili clienti. Ciò detto, i settori che necessitano maggiormente di investimenti su questo fronte sono quelli più energivori, come l’oil & gas, l’energetico e l’automotive.

In questo contesto si inserisce l’annosa questione dei finanziamenti ai settori più inquinanti… Per questo esiste la finanza di transizione, un modello che è stato concepito proprio per aiutare i clienti a trasformare il proprio business per renderlo più sostenibile. Il tema è quello di supportare i clienti nel cambiamento. Una transizione completa e radicale avverrà nel tempo, ma richiede prima interventi graduali che portino, in ultima analisi, a un cambiamento delle abitudini di tutti i cittadini.

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