L’analisi di materialità, e la sua semplificazione grafica data dalla matrice di materialità, danno vita a un processo strategico attraverso cui un’azienda identifica i temi ESG (ambientali, sociali e di governance) più rilevanti per la propria attività e per i propri stakeholder. Questo approccio consente di allineare la strategia aziendale alle aspettative del mercato e delle parti interessate.
Indice
- 1 Cos’è l’analisi di materialità?
- 2 Perché è fondamentale per le imprese?
- 3 Cos’è la doppia materialità?
- 4 Le fasi dell’analisi di materialità
- 5 Cos’è la matrice di materialità?
- 6 Come costruire una matrice di materialità efficace?
- 7 5 esempi di matrici di materialità
- 8 Le principali sfide e come superarle
Cos’è l’analisi di materialità?
L’analisi di materialità rappresenta un concetto fondamentale nella responsabilità d’impresa. Consiste nell’identificazione delle priorità relative ai temi ESG secondo la prospettiva degli stakeholder, motivo per cui è strettamente legata allo stakeholder engagement. Il termine “materialità” dunque sottolinea l’importanza di focalizzarsi su aspetti concreti e rilevanti, sia in relazione ai temi analizzati sia agli obiettivi comunicati dall’azienda.
I principali standard di riferimento per l’analisi di materialità sono il Global Reporting Initiative (GRI) e la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD). Il GRI fornisce linee guida dettagliate per la rendicontazione della sostenibilità aiutando le aziende a identificare e rendicontare gli aspetti materiali con maggiore impatto economico, ambientale e sociale; mentre la CSRD, adottata a livello europeo, impone alle aziende una maggiore trasparenza e un’integrazione più profonda degli aspetti ESG nei loro report finanziari e strategici.
Perché è fondamentale per le imprese?
Con la sostenibilità che è sempre più un fattore determinante per la competitività, un’azienda che integra efficacemente l’analisi di materialità nella sua strategia può beneficiare di un vantaggio significativo. Lo strumento infatti non si limita a valutare le performance aziendali, ma considera anche il contesto sociale, ambientale ed economico in cui l’impresa opera.
L’analisi di materialità permette quindi di individuare i rischi legati alla sostenibilità e di adottare strategie proattive per mitigarne l’impatto finanziario, legale e reputazionale. Per riuscire a gestire i rischi ESG anche l’allocazione delle risorse è fondamentale: l’analisi del mercato, infatti, individua prontamente le aree più critiche spostando quindi persone, tempo e investimenti nelle aree più carenti.
Inoltre, il coinvolgimento di attori esterni migliora la trasparenza e rafforza la fiducia di stakeholder e investitori. Infine attraverso l’analisi di materialità le aziende possono anche cogliere nuove opportunità di business.
Cos’è la doppia materialità?
La doppia materialità è un concetto alla base della rendicontazione ESG: essa infatti riconosce che le informazioni finanziarie tradizionali non sono sufficienti per valutare le prestazioni di un’azienda, ma che è necessario considerare anche l’impatto che le attività aziendali hanno sulla società e sull’ambiente.
Come si evince dal nome quindi la doppia materialità si basa su due prospettive. La prima è la materialità finanziaria, che valuta come i fattori ESG influenzano l’azienda e interessa principalmente investitori e stakeholder finanziari. La seconda invece è la materialità d’impatto ovvero l’impatto che l’impresa ha sull’ambiente come le emissioni di carbonio, il rispetto dei diritti umani e l’uso sostenibile delle risorse.
Il concetto, introdotto nelle Linee guida sulla rendicontazione non finanziaria nel 2019 (direttiva NFRD), è stato rafforzato dalla Direttiva CSRD, che ha reso la doppia materialità obbligatoria per le aziende soggette alla normativa. Questo aumenta la responsabilità aziendale, ma rafforza anche la strategia di sostenibilità, migliorando la gestione del rischio e la trasparenza, elementi fondamentali per attrarre investitori e fondi ESG.
Le fasi dell’analisi di materialità
Il processo di analisi di materialità segue diverse fasi, ognuna delle quali è cruciale per garantire risultati accurati e rappresentativi della realtà aziendale. Nello specifico tre sono le fasi fondamentali: l’identificazione dei temi materiali, il coinvolgimento degli stakeholder e la valutazione e la prioritizzazione.
Identificazione dei temi materiali
La prima fase dell’analisi di materialità consiste nell’identificazione dei temi materiali, che vengono individuati analizzando benchmark, normative di riferimento e le principali tendenze di mercato.
Nello specifico, partendo dalla già citata normativa CSRD vengono analizzati gli standard di rendicontazione come gli European Sustainability Reporting Standards o ESRS, i GRI Standards, gli ISO, i SASB Standards e l’International <IR> framework al fine di identificare i temi materiali e definirne le linee guida. Le analisi vengono quindi integrate con ricerche di mercato, bilanci di sostenibilità dei competitor per capire come si stanno muovendo le altre imprese, pareri degli esperti di settore, paper, articoli e relazioni.
Questo passaggio è fondamentale in quanto pone le basi per delineare un primo elenco di tematiche ESG potenzialmente rilevanti per l’azienda.
Coinvolgimento degli stakeholder
Dopo aver studiato il mercato e le normative di riferimento, la seconda fase prevede il coinvolgimento degli stakeholder. Si tratta di un aspetto chiave per assicurarsi che durante il processo si tenga conto delle aspettative di tutti gli attori interessati.
Investitori, clienti, fornitori e comunità locali vengono quindi sottoposti a interviste, workshop, conferenze, sondaggi e questionari col fine di raccogliere dati e feedback utili per avere una visione completa e condivisa delle priorità ESG.
Valutazione e prioritizzazione
Infine, dati alla mano, si passa alla fase di valutazione e prioritizzazione dei temi. In questa fase, le tematiche ESG vengono ponderate in base alla loro rilevanza strategica per l’azienda e alla loro importanza per gli stakeholder. Nello specifico i criteri di valutazione dell’impresa saranno inerenti a: impatto sulla performance finanziaria e operativa; rilevanza rispetto alla strategia di business e ai rischi/opportunità di lungo periodo; compliance con normative ESG e requisiti di reporting. Gli stakeholder invece valuteranno i temi materiali seguendo: l’interesse espresso dalle varie parti interessate e le tendenze di mercato valutate sia a livello settoriale che globale.
Il risultato è una lista di temi materiali ordinati per priorità, che servirà da base per la costruzione della matrice di materialità.
Cos’è la matrice di materialità?
La matrice di materialità è la rappresentazione grafica dei risultati ottenuti dall’analisi di materialità. Il suo scopo quindi è quello di fornire una sintesi chiara e immediata delle priorità ESG facilitando la comunicazione delle strategie di sostenibilità sia all’interno dell’azienda che all’esterno.
Visivamente solitamente si presenta come un diagramma a due assi che permette di visualizzare e classificare immediatamente i temi ESG più rilevanti per l’azienda (asse orizzontale) e quelli degli stakeholder (asse verticale). Le questioni prioritarie, importanti sia per l’azienda che per gli stakeholder, vengono posizionate a partire dall’angolo in alto a destra della matrice.
Come costruire una matrice di materialità efficace?
La matrice di materialità è essenziale per affrontare i temi ESG prioritari per l’azienda e il mercato. La sua efficacia però dipende da alcuni passaggi chiave: raccolta dati, definizione dei criteri, analisi, rappresentazione grafica e comunicazione dei risultati.
Raccolta dati e identificazione dei criteri di valutazione
Il primo passo per costruire una matrice di materialità efficace è quello di raccogliere tutti i dati emersi dalla precedente analisi. I dati vengono selezionati in base alla loro affidabilità, completezza e attinenza al contesto specifico dell’azienda ma anche secondo l’importanza che essi hanno per gli stakeholder. Le informazioni vengono poi raccolte utilizzando alcuni strumenti digitali come: Excel per l’organizzazione dei dati a Google Form o SurveyMonkey per il feedback degli stakeholder fino a ESG Rating Tools, come per esempio quello di MSCI, per valutazioni comparative.
Analisi e rappresentazione grafica
Una volta raccolti i dati vanno posizionati sulla matrice di materialità. I temi vanno dunque suddivisi in base all’importanza che hanno per gli stakeholder (asse Y) o per l’azienda (asse X) ricordando che più un tema è posizionato in alto e a destra più è rilevante per i soggetti interessati (azienda e stakeholder).
Per realizzare la matrice di materialità esistono diversi software utili a cominciare dal già citato Excel o Google Sheets, ma ci sono anche software ESG dedicati che offrono soluzioni più avanzate.
Comunicazione dei risultati
L’ultima fase del processo è la comunicazione dei risultati sia all’interno dell’azienda che agli stakeholder. Per farlo la matrice viene solitamente inserita nel bilancio di sostenibilità (unitamente a dettagliate spiegazioni su metodologia, fonti di dati e implicazioni strategiche) dove diventa uno strumento fondamentale per evidenziare gli aspetti più rilevanti per la strategia aziendale facilitando al tempo stesso la comprensione delle aree di maggiore impatto e guidando le decisioni aziendali.
In sostanza la matrice passa dall’essere un semplice strumento di trasparenza al diventare uno strumento strategico in grado di definire gli obiettivi ESG dell’impresa, coinvolgere gli stakeholder e tenere monitorato il miglioramento delle performance, oltre che a rafforzare la reputazione aziendale.
5 esempi di matrici di materialità
Numerose sono le realtà italiane che hanno già inserito la matrice di sostenibilità nei loro report. Qui ne riportiamo 5 esempi per capire le possibili modalità di realizzazione del modello e fornire indicazioni per comprenderne caratteristiche e applicazioni.
Poste Italiane
La matrice di Poste Italiane, è facilmente reperibile dal sito e di facile lettura, il che conferma l’impegno alla trasparenza del gruppo. Sono 18 i temi ESG inseriti e definiti seguendo un ordine di priorità emerso dall’analisi di materialità. Tra i temi più importanti spiccano “Innovazione e digitalizzazione di prodotti, servizi e processi”, “Supporto allo sviluppo socio-economico del territorio” e “Lavorare con trasparenza e integrità”.
La matrice viene aggiornata annualmente e, come si legge sul sito, risulta “un efficace strumento a supporto della Strategia di Sostenibilità del gruppo”.
Pirelli
Anche per Pirelli la matrice è facilmente reperibile dal sito dove viene spiegato l’intero processo dell’analisi. L’azienda infatti annualmente aggiorna la mappatura della materialità come previsto dagli standard di rendicontazione. La matrice attualmente disponibile, aggiornata al 2023, ha riconfermato l’analisi del 2022.
Tra i temi più importanti spiccano “Cambiamento climatico e riduzione delle emissioni GHG”, e “Gestione responsabile delle risorse naturali”.
Nexi
Nexi ha invece inserito la matrice di materialità solamente nel suo Bilancio di Sostenibilità. L’ultimo, al 2023, in realtà non comprende la matrice ma solamente l’elenco dei temi materiali con le relative definizioni e aree di sostenibilità correlate in quanto “Nel 2022 il Gruppo ha aggiornato l’analisi di materialità, integrando i requisiti della versione 2021 degli Standard GRI e considerando le modifiche relative alle fusioni e acquisizioni effettuate dal Gruppo. Nel 2023, anno di consolidamento del Gruppo dopo le passate operazioni straordinarie, è stata confermata l’analisi di materialità precedentemente svolta, considerando così gli stessi 10 temi materiali identificati attraverso il processo di coinvolgimento degli stakeholder nel 2022 e rappresentati nella matrice di materialità del Gruppo Nexi”.
Sanpellegrino
Per Sanpellegrino l’analisi di materialità è un work in progress. Nel bilancio di sostenibilità del 2022 infatti il gruppo aveva pubblicato la seguente matrice di sostenibilità con le 16 tematiche emerse come maggiormente rilevanti per il business e per gli stakeholder. Nel 2023, seppur la matrice di materialità non sia graficamente disponibile, ha fatto un passo avanti, estendendo l’analisi anche a una valutazione di impatto. Quindi partendo dai temi materiali “maggiormente rilevanti per il business e per i propri stakeholder sono stati integrati i relativi impatti generati sull’economia, sulle persone e sull’ambiente (potenziali e attuali) ed è stata effettuata una valutazione di tali impatti in termini di significatività e in termini di probabilità di accadimento. Da ultimo è stato calcolato un indice complessivo al fine di identificare la significatività di ogni impatto (come prodotto della magnitudo e della probabilità) e poter effettuare una prioritizzazione”.
Enel
Infine la matrice della materialità di Enel, inserita nel bilancio di sostenibilità del 2022, ha riguardato 21 Paesi, 64 società e 36 siti, e considerato 463 iniziative di coinvolgimento degli stakeholder rilevanti per il Gruppo. Tra le tematiche più importanti vi sono: “Salute e sicurezza sul lavoro”, “Decarbonizzazione del mix energetico” e “Governance solida e condotta trasparente”.
Le principali sfide e come superarle
Diverse sono le sfide che comporta l’implementazione dell’analisi di materialità. La prima riguarda la difficoltà di determinare quali sono gli stakeholder più rilevati da coinvolgere per l’azienda, soprattutto per quelle più grandi. Questo è importante anche per evitare che l’analisi risulti troppo autoreferenziale.
La gestione dei dati è il secondo step sfidante in quanto comporta risorse, ma anche sistemi di gestione dei dati efficaci. Inoltre il tempo per effettuare l’analisi e la conseguente matrice è molto. Dopo una prima analisi, infatti, bisogna aggiornare i dati ogni anno con tematiche ESG e aspettative degli stakeholder in continuo cambiamento.
Infine, possono sorgere difficoltà anche all’interno dell’azienda a causa della scarsa consapevolezza o della resistenza di alcune funzioni aziendali nel riconoscere l’importanza dell’analisi di materialità e nel collaborarvi attivamente.
Per superare queste sfide è importante cominciare a mappare nel dettaglio gli stakeholder: in questo modo sarà più facile coinvolgerli in maniera mirata. Per quanto riguarda il problema dei dati è fondamentale avere dei sistemi di gestione avanzati che semplificano il processo garantendo al contempo accuratezza e affidabilità. Inoltre è importante istituire un calendario regolare per l’aggiornamento dell’analisi, assicurando che rifletta le evoluzioni del contesto esterno e le nuove priorità degli stakeholder. Infine è bene istituire un team composto dai rappresentati delle diverse funzioni aziendali per promuovere l’allineamento interno e facilitare l’integrazione delle tematiche ESG nelle varie aree operative.
L’analisi di materialità è dunque molto più di un semplice obbligo normativo: rappresenta un’opportunità strategica per le aziende che vogliono rafforzare la propria posizione sul mercato, migliorare la gestione dei rischi ESG, costruire un rapporto di fiducia con gli stakeholder, cogliere nuove opportunità di business e rafforzare la propria reputazione.
