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Cattura e stoccaggio del carbonio (CCS): come può giovare al settore energetico e al clima

Nella guerra al surriscaldamento climatico, la riduzione della quantità di CO2 presente nell’atmosfera è un imperativo che si fatica a raggiungere. Nonostante gli sforzi, infatti, nel 2022 le emissioni globali di CO2 legate all’energia hanno raggiunto un nuovo massimo storico di oltre 36,8 gigatoni, crescendo dello 0,9%, secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA – International Energy Agency). L’autorevole voce del Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC) delle Nazioni Unite ha quindi ammonito, nel Rapporto di sintesi 2023, che le emissioni di CO2 si devono dimezzare per limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi sopra i livelli preindustriali, entro la fine del secolo. La via maestra è la transizione verso soluzioni energetiche rinnovabili, poiché i combustibili fossili sono responsabili di oltre la metà delle emissioni globali di gas serra. Tuttavia, potrebbe non bastare e le tecnologie di rimozione dell’anidride carbonica (CCS – Carbon, Capture and Storage) potrebbero quindi divenire uno strumento fondamentale per raggiungere l’obiettivo della neutralità climatica al 2050, come ribadito dall’IPCC.

A che punto sono le tecnologie CCUS

Le tecnologie CCS sono ancora in una fase di sperimentazione e di sviluppo, quindi non sono ancora disponibili per l’utilizzo su larga scala. A settembre 2022, gli impianti CCS erano 196, dopo avere messo a segno un’impressionante crescita del 44% del numero di impianti rispetto al 2021 quando erano solo 31. Tuttavia, siamo lontani anni luce da livelli in grado di incidere sulla salute del globo. Secondo il report “Global Status of CCS 2022” del Global CCS Institute, il tasso di stoccaggio dell’anidride carbonica, attualmente di circa 40 milioni di tonnellate all’anno, dovrebbe crescere fino a miliardi di tonnellate all’anno per incontrare gli obiettivi di neutralità climatica al 2050.

Aumentare il tasso di stoccaggio della CO2, secondo l’IPCC, sarà possibile solo se i Paesi adotteranno politiche coordinate che soddisfino le necessità climatiche. Esempi sono la destinazione di più risorse alla ricerca e sviluppo, l’implementazione di politiche attinenti ai prezzi del carbonio o la creazione di standard di energia pulita e, infine, l’offerta di sussidi per le industrie che ricorrono alle tecnologie CCS.

Ed è qui che si apre un ruolo per gli asset manager che possono utilizzare la loro influenza per favorire l’utilizzo e lo sviluppo di queste tecnologie. Un esempio in questo senso è l’attività di engagement di RBC BlueBay asset management con gli emittenti in grado di favorire l’adozione e il progresso delle tecnologie CCS.

Perché le tecnologie CCS sono importanti

Ma perché non smettere di emettere gas climalteranti invece di ricorrere a tecnologie CCS? Secondo l’IEA, gli impegni climatici di oggi presi dai governi non sono sufficienti ad assicurare che le emissioni globali di CO2 legate all’energia si azzerino entro il 2050. L’agenzia ribadisce anche come quasi la metà delle riduzioni di emissioni previste al 2050 sarà ottenuta tramite tecnologie che ora sono in fase di sviluppo, come la CCS. È necessario accelerare il progresso e lo sviluppo dei progetti di CCS, dato che, sottolinea l’IEA, sono ancora ben lontani dal fornire gli 1,7 miliardi di tonnellate di capacità di cattura di CO2 entro il 2030 richiesti per lo scenario Net Zero entro il 2050.

Le tecnologie di cattura e stoccaggio del carbonio, dunque, costituiranno una parte cruciale della soluzione. Infatti, il modello “Mitigation Pathways” dell’IPCC mostra che tali tecnologie rimuoveranno tra i 100 e i 1.000 gigatoni di CO2 nel corso del XXI secolo, per limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi.

Fonte: UN Intergovernmental Panel on Climate Change, marzo 2023

In pratica, la CCS consiste nel catturare la CO2 direttamente alla fonte di emissione, ad esempio in una centrale elettrica, in una raffineria o in un impianto industriale, e nel comprimerla allo stato liquido, in modo da poterla trasportare via pipeline o nave fino a un impianto di iniezione, dove viene stoccata in modo permanente in formazioni geologiche profonde, come i giacimenti di petrolio e gas esauriti. Dopo queste tre fasi, poi, il carbonio catturato può essere usato per produrre manufatti oppure in altri processi industriali. Uno dei principali utilizzi è il recupero potenziato del petrolio (Enhanced Oil Recovery – EOR), una tecnica di estrazione del petrolio in cui la CO2 e l’acqua vengono usate per far risalire il petrolio dal pozzo, favorendone il recupero e immagazzinando la CO2 nel sottosuolo.

È incoraggiante notare che la quantità di capacità di stoccaggio geologico che è stata identificata come tecnicamente idonea supera quella necessaria per limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi entro il 2100. La Norvegia in particolare ha il potenziale per diventare un punto focale per lo stoccaggio del carbonio per la più ampia regione europea. La Direzione Petrolifera norvegese ha infatti mappato una capacità potenziale di stoccaggio di oltre 80 miliardi di tonnellate di CO2, equivalente all’attuale livello di emissioni norvegesi per 1.000 anni.

stoccaggio carbonio
Fonte: Global CCS Institute

Northern Lights: innovare per il futuro

“Equinor è una delle maggiori società energetiche europee e si trova in una posizione ideale per svolgere un ruolo importante nello sviluppo delle tecnologie CCS. L’azienda” evidenzia Kilian Niemarkt, Client Portfolio Manager, Global Equity team di RBC BlueBay asset management, “possiede le conoscenze geologiche necessarie per gestire con successo il sequestro e, cosa importante, dispone già di un’infrastruttura regionale. Equinor ha già piani ambiziosi e prevede di dedicare il 50% delle spese di capitale alle energie rinnovabili e alle soluzioni a basse emissioni di carbonio e per diventare un’azienda a zero emissioni entro il 2050. La CCS svolge un ruolo cruciale nel raggiungimento di questi obiettivi, con l’obiettivo di sviluppare una capacità di trasporto e stoccaggio di 15-30 mega tonnellate di CO2 all’anno, entro il 2035”.

Il primo passo verso il raggiungimento di questo obiettivo è il progetto “Northern Lights”, la prima rete di trasporto e stoccaggio transfrontaliero al mondo, di cui Equinor è un investitore chiave. Il progetto prevede il trasporto della CO2 catturata dagli impianti industriali via nave fino a Øygarden, un comune della Norvegia occidentale, il pompaggio attraverso una conduttura fino a una struttura sul fondale marino e infine l’iniezione in una formazione geologica a circa 2.500 metri sotto il fondale del Mare del Nord per lo stoccaggio permanente.

La rete sarà pienamente operativa entro il 2024 e il progetto si è aggiudicato il primo accordo commerciale per la CCS: l’azienda norvegese di fertilizzanti Yara ha acquistato la capacità di stoccare in modo permanente la CO2 prodotta dalle sue fabbriche in Olanda.

Oltre al progetto Northern Lights, Equinor ha effettuato una serie di altri investimenti CCS. Nel dicembre 2022, SSE Thermal ed Equinor hanno annunciato che il primo progetto CCS basato nel Regno Unito ha ricevuto l’autorizzazione per una centrale elettrica abilitata alla cattura del carbonio nell’Humber, uno dei maggiori siti di emissione del Regno Unito. Inoltre, Equinor sta lavorando in collaborazione con U.S. Steel per esplorare la possibilità di sviluppare impianti CCS e idrogeno in Ohio e West Virginia.

Tecnologie CCS: un mondo di possibilità

“Questi progetti, e in particolare il progetto Northern Lights, rappresenteranno un passo significativo verso la validazione e l’applicazione della tecnologia CCS su scala. Tuttavia, lo sviluppo di un mercato sostenibile della CCS ha bisogno di qualcosa di più: ha bisogno di un business case” osserva Niemarkt.

Per l’Europa un acceleratore potrebbe essere il meccanismo dei certificati di carbonio comunitari negoziabili che rappresentano un costo per le industrie più inquinanti e ad alta intensità di carbonio, come quelle del cemento o dell’acciaio. Tale meccanismo potrebbe spingerle a prendere in considerazione soluzioni CCS potenzialmente più economiche anche alla luce del fatto che il prezzo dei certificati ha raggiunto un massimo storico alla fine di febbraio, superando i 105 euro per tonnellata.

prezzo carbonio
Fonte: Trading Economics, dati al 23 marzo 2023

Equinor e EOG: due metodi, un unico obiettivo

Tra le aziende energetiche tradizionali che si stanno muovendo sul fronte della CCS vi è EOG Resources, che ha l’ambizione di diventare il produttore di gas naturale e di petrolio greggio a più basse emissioni e di raggiungere lo zero netto entro il 2040, con 10 anni di anticipo rispetto all’obiettivo di Parigi. 

“EOG ha compiuto progressi molto incoraggianti nei suoi sforzi di riduzione, registrando un calo del 50% delle emissioni di metano e del 72% di quelle pneumatiche dal 2019, con l’obiettivo di pilotare il suo primo progetto CCS nel 2023. Questo progetto”, sottolinea Niemarkt, “costituirà una parte fondamentale delle attività di engagement di RBC BlueBay Asset Management nella seconda metà dell’anno ed è particolarmente interessante notare e confrontare l’approccio di EOG alla CCS con quello di Equinor”.

Equinor gode di una posizione dominante sulla piattaforma continentale norvegese e dispone di un’infrastruttura su larga scala. Ha progetti di CCS importanti per utilizzare gli oleodotti esistenti per spostare l’anidride carbonica catturata dal cuore industriale dell’Europa (che si è sviluppata intorno ai giacimenti di carbone della Ruhr durante la rivoluzione industriale) e sequestrarla nelle profondità del Mare del Nord.

Per EOG, invece, la tecnologia CCS sarà applicata in un modello “fee for service”, in cui le aziende che emettono elevate quantità di carbonio potranno accedere al valore del credito d’imposta, impiegando imprese per implementare progetti specifici di cattura del carbonio adatti a un particolare sito di emissione, come un impianto di cemento o di fertilizzanti. In questo modo si ottiene una soluzione locale alle esigenze specifiche del cliente.

Entrambi gli approcci sfruttano le sinergie tra la tecnologia CCS e lo sfruttamento dei combustibili fossili in termini di geologia, tecnologia dei fluidi e gestione dei progetti. Tuttavia, le visioni alla base dello sviluppo della CCS sono nettamente diverse. Esistono differenze regionali nel modo in cui viene attribuito il valore allo stoccaggio del carbonio, con la geografia e la geologia che giocano un ruolo importante, quindi al momento sembra abbastanza possibile che sia l’approccio “sistemico” su larga scala previsto da Equinor, sia le soluzioni specifiche più mirate discusse da EOG, possano avere successo.

Cambiamenti positivi attraverso l’engagement

“In qualità di investitore, RBC BlueBay Asset Management è incoraggiato dal fatto che queste aziende stiano perseguendo attivamente l’opportunità rappresentata dalla CCS, ma è anche consapevole del fatto che, in queste prime fasi di sviluppo del settore, l’esatto profilo del vantaggio competitivo deve ancora diventare evidente. Dal punto di vista degli investimenti, quindi”, conclude Niemarkt, “RBC BlueBay Asset Management suggerisce di prendere in considerazione più di un approccio e continuerà a incoraggiare e a impegnarsi attivamente con entrambe le società in questo sviluppo, che è importante per il settore e, si spera, per il clima. La ricerca di aziende con modelli di business vincenti è il modo in cui l’asset manager cerca di creare valore. In ultima analisi, investire in queste grandi aziende dovrebbe generare un valore a lungo termine per gli azionisti che superi in modo significativo il rendimento di un’azienda media o del mercato”.