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Direttiva EPBD

Rete Irene: si apre un nuovo capitolo per la riqualificazione edilizia in Italia

Tornare a mettere al centro del dibattito sulle politiche per la riqualificazione edilizia i molti e diversi interessi che gravitano intorno al settore, quali risparmio energetico, sviluppo economico, tutela dell’ambiente e della salute pubblica, inclusione sociale e miglioramento della qualità della vita. Questo l’obiettivo della tavola rotonda di mercoledì pomeriggio L’Italia e la Direttiva EPBD: un nuovo capitolo per la riqualificazione edilizia, organizzato da Rete Irene, network di imprese per la riqualificazione energetica degli edifici e che ha l’obiettivo di ridurre i fabbisogni energetici, a Roma.

Nei prossimi anni, il governo dovrà mettere a punto un riordino delle politiche di incentivo alla riqualificazione edilizia che tenga conto delle esperienze, positive e negative, dell’ultima stagione garantendo allo stesso tempo accessibilità, efficienza, efficacia e stabilità finanziaria. Il dibattito che si è svolto durante la tavola rotonda ha messo al centro proprio questa complessità, che può essere colta solo coinvolgendo l’estesa rete di stakeholder della riqualificazione edilizia: gli operatori, ma anche le associazioni ambientaliste, le associazioni dei consumatori, le organizzazioni ordinistiche e le istituzioni.

Dopo i saluti iniziali di Gianluca Comin, Presidente e Fondatore di Comin & Partners, e Manuel Castoldi, Presidente di Rete Irene, sono intervenuti Katiuscia Eroe, Responsabile Energia di Legambiente, Giovanni Di Scipio, Capo Ufficio Legislativo del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Marco Ribaldone, Presidente di Assocond Co.Na.Fi., Silvia Ricci, Vicepresidente Transizione Ecologica di ANCE, Virginio Trivella, Coordinatore del Comitato Tecnico e Scientifico di Rete Irene, Remo Giulio Vaudano, Vice Presidente Vicario del Consiglio Nazionale degli Ingegneri, e Mauro Vergari, Direttore Ufficio Studi, Innovazioni e Sostenibilità di Adiconsum.

“Durante l’ultimo semestre si è parlato un po’ troppo di Superbonus e 110% e non abbastanza di quello che potrebbe essere un pensiero differente di cui discutiamo oggi. L’obiettivo di questo confronto è proprio quello di coinvolgere una filiera complessa e qualificata: il legislatore, il mondo delle imprese, l’industria, gli ordini professionali ma soprattutto chi vive negli edifici: le famiglie, i proprietari ma anche il consumatore e il mondo dell’associazionismo. Vogliamo ragionare insieme e provare a costruire un nuovo capitolo per la riqualificazione edilizia: è il momento per rompere il silenzio, è il tempo giusto dal punto di vista politico istituzionale per darci una programmazione. Il 2026 può sembrare lontano nel tempo, ma se iniziamo a lavorare oggi il 2026 è domani” ha dichiarato Manuel Castoldi, Presidente Rete Irene.

“Il superbonus è stato creato come risposta straordinaria a una situazione straordinaria (il lockdown) con regole facili e molto potenti perché l’obiettivo era dare un impulso forte e immediato all’economia: è stato prorogato per alcuni anni, prevedendo il décalage al 65% ma senza curarsi di regolare la sua potenza eccezionale (dovuta alla cessione dei crediti) i cui effetti si sono manifestati nel tempo. Il resto lo ha fatto l’assenza di un sistema efficace di monitoraggio e controllo della spesa, che non ha nulla a che fare con lo strumento, ma con la gestione del bilancio pubblico. Ora che il superbonus è stato disinnescato l’efficienza energetica degli edifici è di fronte a un deserto incentivante. Il nostro Paese però, come tutti gli altri in Europa, ha sottoscritto impegni di riduzione dei consumi energetici e delle emissioni climalteranti e, piaccia o no, il cronometro è già partito” ha dichiarato Virginio Trivella, coordinatore del Comitato tecnico scientifico Rete Irene, “È quindi necessario voltare pagina e ragionare al più presto di un nuovo sistema più efficiente, ambizioso, equilibrato e sostenibile, ma efficace. Con la sua proposta, Rete Irene offre ai decisori politici un quadro metodologico che mette in fila i criteri importanti che non devono essere trascurati, e una proposta di schema di incentivazione. Non è vero che non esistono risorse da dedicare, nazionali o comunitarie, e siamo lieti di apprendere che il Ministero dell’Ambiente ne sta individuando una parte. È importante però che non si considerino solo i costi, ma anche gli effetti positivi che saranno indotti dalle nuove misure di accompagnamento” ha concluso Trivella.

“Ci aspettiamo che nel nuovo Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima ci siano strumenti che aiutino una popolazione sempre più in difficoltà, con oltre otto milioni di famiglie che vive in condizioni di povertà energetica. Gli strumenti da mettere in campo, urgenti quanto necessari, devono però essere figlie di una strategia a medio e lungo termine, che ci consenta di costruire una visione al 2040 e al 2050. Tra questi, l’accesso al credito di imposta è fondamentale, ma serve un fondo per le famiglie a medio e basso reddito ripagabile con una parte dei risparmi delle bollette elettriche” ha dichiarato Katiuscia Eroe, Responsabile nazionale energia di Legambiente.

“I costi della sostenibilità, come quelli per la sicurezza, devono essere riconosciuti alle imprese e non possono essere oggetto di trattativa, perché la sostenibilità è una questione di sicurezza nazionale ed è un imperativo morale a cui non possiamo sottrarci. Ma per trasformarla davvero in una prassi industriale non possiamo lasciare che il peso ricada solo sulle spalle delle imprese. Soprattutto in vista dell’attuazione della Direttiva Case green, occorre lavorare insieme, operatori e decisori pubblici, per mettere in campo un ventaglio di strumenti e soluzioni che coinvolga tutti: cittadini, Stato, banche, imprese”, ha dichiarato Silvia Ricci, Vicepresidente Transizione Ecologica di ANCE.

“Il PNIEC è lo strumento chiave di pianificazione con il quale l’Italia, al pari degli altri paesi UE, è chiamata a delineare la propria traiettoria verso la transizione energetica. Per quanto riguarda il settore residenziale, le azioni previste dal PNIEC si integrano con la direttiva europea sull’efficientamento, ponendosi nell’ottica di incrementare il tasso di ristrutturazione degli edifici, incentivare impianti fotovoltaici domestici e introdurre sistemi di efficientamento.” ha dichiarato Giovanni Di Scipio, Capo Ufficio Legislativo del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. “Ci sarà da lavorare nelle prossime settimane e nei prossimi mesi su quello che riguarda le incentivazioni e i fondi. Noi crediamo che attraverso i fondi di queste direttive si potranno, in accordo con il MEF, portare avanti politiche che diano degli stimoli che aiutino il settore ad accompagnare l’Italia nel raggiungimento degli obiettivi” ha concluso Di Scipio.

“Riteniamo la direttiva case green utile e necessaria. Il valore della sostenibilità integrale noi di Adiconsum lo abbiamo preso come indirizzo. La sostenibilità, il risparmio energetico e quindi la rigenerazione del bene più prezioso, la casa, sono concetti essenziali. Abbiamo svolto per 2 anni per l’Italia con Prosiel un progetto che si chiama La Casa Si Cura perché ci siamo resi conto di come la sicurezza all’interno di appartamenti personali e pubblici in venti città italiane sia poco conosciuta. La sicurezza degli impianti è infatti fondamentale per la riqualificazione che dobbiamo realizzare non si può fare senza impianti a norma. Ridurre l’impatto energetico delle abitazioni è problema sociale che il governo deve affrontare istituendo uno speciale comitato interministeriale con tutti gli stakeholder interessati che sovrintendente e assiste gli utenti nel piano di riqualificazione edilizia nazionale” ha dichiarato Mauro Vergari, Direttore Ufficio Studi, Innovazioni e Sostenibilità di Adiconsum.