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Roadshow

Food: il ruolo della leadership femminile nel costruire un sistema del cibo più giusto e inclusivo

Chi decide oggi il futuro del cibo? E chi resta invisibile lungo la filiera? In un contesto segnato da crisi ambientali, sociali e alimentari sempre più intrecciate, il sistema del cibo emerge come uno spazio chiave di democrazia, accesso e giustizia sociale. È da queste domande che nasce Food Democracy HerWay – Donne che nutrono il cambiamento, l’evento ospitato a Firenze che ha messo al centro il contributo della leadership femminile nel ripensare il food system come leva di sostenibilità, inclusione e innovazione.

Quella di oggi presso Murate Idea Park è il primo appuntamento di quello che vuole diventare un roadshow nazionale dedicato al futuro del sistema alimentare. Promosso da Uomo e Ambiente, Società Benefit in collaborazione con SSATI, Scuola di Scienze Aziendali e Murate Idea Park, e con il patrocinio del Comune di Firenze, del Dipartimento di Medicina Sperimentale e Clinica dell’Università di Firenze e di Vetrina Toscana, l’evento ha riunito istituzioni, mondo accademico, imprese, associazioni e professioniste del settore agroalimentare per ripensare il cibo come spazio di democrazia, accesso e giustizia sociale.

Il cibo è infatti un atto politico, sociale e culturale, e le donne sono sempre più spesso protagoniste di una rivoluzione silenziosa e invisibile, capace di generare nuovi modelli di leadership che coniughino sostenibilità, equità e innovazione.

“Il cibo non è mai neutro: produrlo, trasformarlo e sceglierlo significa prendere posizione su temi fondamentali come accesso, equità, salute, ambiente e diritti. In questo senso, il cibo diventa uno strumento di democrazia.” A partire da questa consapevolezza, la leadership femminile è stata raccontata non come una questione di genere, ma come un paradigma trasformativo capace di interpretare la complessità e generare valore duraturo per territori e comunità.

Tra i modelli virtuosi di valorizzazione della complessità del sistema alimentare, un’esperienza toscana, Vetrina Toscana, è oggi riconosciuta come best practice dalla Commissione Europea: da 26 anni intreccia enogastronomia, turismo, “agri-cultura” e territorio. “Il progetto racconta un percorso diffuso fatto di ristoranti, botteghe, produttori, agriturismi, alberghi e itinerari culturali che celebrano il legame profondo tra arte, cibo, identità e paesaggio”, ha spiegato Daniela Mugnai.

Della complessità del sistema agroalimentare ha parlato Franco Fassio, docente di Systemic Design e Circular Economy for Food presso l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, sottolineando come “la food democracy sia prima di tutto una questione di qualità delle relazioni”. Fassio ha invitato a superare una visione riduzionista del cibo, ricordando che si tratta di una filiera complessa che intreccia ecosistemi, economia e benessere sociale. Viviamo infatti una fase di policrisi (politiche, economiche, sociali e ambientali) interconnesse tra loro. “Viviamo un disaccoppiamento dell’umanità dalla natura, perseguiamo obiettivi infiniti in un ecosistema dalle risorse limitate.” In questo scenario, il contributo delle donne emerge come fattore strategico per ristabilire equilibri e favorire un patto intergenerazionale.

Dal punto di vista della salute, Francesco Sofi, del Dipartimento di Medicina Sperimentale e Clinica dell’Università di Firenze, ha richiamato l’attenzione sull’importanza della nutrizione di genere, evidenziando come considerare la salute della popolazione femminile come obiettivo centrale per educazione e prevenzione sia oggi imprescindibile lungo tutto l’arco della vita.

Sul piano culturale e sociale, Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia, ha aperto il suo intervento citando la Dichiarazione del VII Congresso Internazionale Slow Food di Chengdu (2017), che riconosce il ruolo fondamentale delle donne nella produzione di cibo, nella trasmissione del sapere e nella costruzione di comunità. Attraverso dati e testimonianze, Nappini ha ricordato come, nonostante discriminazioni, violenze e carichi di lavoro sproporzionati, siano spesso proprio le donne a sostenere la produzione alimentare in molte parti del mondo. “In una fase di grande trasformazione, sono le donne e i giovani a poter generare un cambiamento paradigmatico”, ha affermato, richiamando il significato originario della parola economia come “buona gestione del patrimonio familiare”.

Mariagrazia Mammuccini, presidente FederBio, ha sottolineato come il biologico e il biodinamico rappresentino un cambiamento in larga parte guidato dalle donne. “Proprio dalla Toscana sono partite esperienze straordinarie che hanno fatto scuola”, ha ricordato, evidenziando però la necessità di rinnovare i modelli di rappresentanza agricola e di rieducare i cittadini al valore reale del cibo: “E dobbiamo sfondare il modello della rappresentanza agricola, un sistema quasi esclusivamente in mano a uomini, che porta a una visione superata, in un’epoca in cui abbiamo invece necessità di evolvere, cambiare, innovare” ha aggiunto.

Simona Gullace, Head of Food Product Management di RINA, ha illustrato un nuovo metodo di calcolo per ridurre sprechi e costi operativi valorizzando le eccedenze in un’ottica di economia circolare, ribadendo che “il valore del cibo non è solo economico, ma anche ambientale, culturale, sociale ed etico”.

La seconda parte della mattinata ha dato spazio a esperienze concrete di empowerment femminile nel settore food. Fausta Colosimo, Head of International Markets di Caffè Trucillo, ha sottolineato come “non possa esistere una vera democrazia senza conoscenza”, raccontando il ruolo della formazione come strumento di uguaglianza lungo la filiera.

Nel settore vinicolo, Donatella Cinelli Colombini, fondatrice del Casato Prime Donne e del Movimento Turismo del Vino, ha evidenziato il ruolo cruciale delle donne nella trasformazione del vino da prodotto sfuso a esperienza culturale e turistica. “Le donne in agricoltura gestiscono il 21% della superficie agricola, che produce il 28% del PIL agricolo: significa che siamo brave.”

Sul tema della comunicazione come leva di sistema sono intervenute Simona Riccio e Nuccia Alboni, dell’Associazione Nazionale Le Donne dell’Ortofrutta. “Raccontare il cibo significa rendere visibili persone, luoghi e saperi”, ha ricordato Alboni, sottolineando l’importanza di modelli di impresa capaci di conciliare lavoro, famiglia e responsabilità sociale.

Il valore della collaborazione uomo-donna è emerso anche dalla testimonianza di Alessandra Bazzocchi e Roberto Casamenti, ristoratori della Locanda La Campanara, che hanno raccontato il recupero dei saperi femminili non codificati come patrimonio culturale da preservare.

Maria Giovanna Politano, referente toscana della Fondazione Marisa Bellisario, ha chiuso il panel ribadendo che “le donne non sono una parte marginale della soluzione, ma una forza centrale del cambiamento”, soprattutto nei luoghi decisionali.

A concludere la mattinata, Paola Galgani, vicesindaca e assessora all’ambiente del Comune di Firenze, ha illustrato le politiche cittadine sul cibo, dal Distretto dell’economia civile al nascente Distretto del Biologico, sottolineando il ruolo dell’agricoltura urbana e delle filiere corte come strumenti di transizione ecologica e coesione sociale: ““Come amministrazione siamo convinti che la transizione ecologica passi anche attraverso politiche alimentari lungimiranti e la promozione di filiere corte per ridurre gli sprechi. Un impegno che intendiamo rafforzare anche attraverso l’agricoltura urbana, trasformando le aree verdi e gli orti di comunità in spazi produttivi di prossimità, capaci di generare cibo sano, rigenerazione ambientale e coesione sociale. In questo percorso la leadership femminile si dimostra ancora una volta motore del cambiamento” ha affermato.

L’incontro di Firenze rappresenta il primo appuntamento di un roadshow nazionale che proseguirà in Puglia e Friuli Venezia Giulia. Il messaggio emerso è condiviso: nutrire il cambiamento non è un gesto simbolico, ma una pratica quotidiana fatta di scelte, relazioni e visione condivisa. In questo percorso, le donne non sono una voce laterale, ma una forza centrale per immaginare e costruire un futuro del cibo più giusto, inclusivo e democratico.

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