Nonostante le voci anti-ESG hanno avuto un ruolo significativo nelle assemblee degli azionisti del 2025, gli investitori hanno dimostrato di non lasciarsi trascinare dalla retorica politica. Al contrario, si concentrano sui rischi concreti per le aziende: dalle questioni ambientali e sociali realmente rilevanti alla nuova frontiera della governance dell’intelligenza artificiale. I dati mostrano infatti che, mentre le proposte anti-ESG crescono in numero, continuano a raccogliere consensi minimi, segnalando che il mercato resta focalizzato sulla sostanza e non sul clamore.
Di seguito riportiamo l’analisi di Elena Bignami, Head of Stewardship presso Man Group, e Rob Furdak, Chief Investment Officer per gli investimenti responsabili (RI) presso Man Group.
Se le assemblee generali degli azionisti fossero un festival musicale, quest’anno le esibizioni anti-ambientali, sociali e di governance (ESG) avrebbero occupato il palcoscenico, mentre il supporto ESG avrebbe avuto un palco secondario. Ma nonostante il clamore, gli investitori non stanno aderendo alla crescente spinta anti-ESG. Al contrario, danno priorità alle questioni ESG considerate rilevanti dal punto di vista finanziario, e stanno iniziando a porre domande sulla governance dell’intelligenza artificiale (AI) nelle società in portafoglio.
I dati relativi alla stagione delle assemblee degli azionisti statunitensi del 2025 mostrano che, nonostante un aumento del 12% delle proposte anti-ESG rispetto allo scorso anno, il sostegno degli azionisti rimane minimo, con una media appena del 2%. L’aumento riflette il crescente attivismo dei gruppi che prendono di mira le priorità ambientali e sociali. È interessante notare che i dati mostrano anche che i gruppi anti-ESG e pro-ESG condividano delle preoccupazioni relative all’AI.

Indice
Le mozioni anti-ESG faticano a guadagnare terreno
All’assemblea annuale del produttore di macchine agricole John Deere, ad esempio, una proposta contro la diversità ha ottenuto solo l’1,9% dei consensi, mentre una proposta a favore della diversità ha ricevuto il 29%. Questo andamento sottolinea una tendenza più ampia: gli investitori stanno rifiutando le richieste motivate da ragioni politiche e si concentrano sulle priorità ESG che ritengono rilevanti dal punto di vista finanziario.
Le mozioni azionarie pro-ESG, sebbene ancora predominanti, sono diminuite significativamente quest’anno, senza dubbio a causa della retorica anti-diversità dell’amministrazione Trump e dei cambiamenti normativi che hanno reso più facile per le aziende escludere le mozioni azionarie ESG dalle votazioni per delega. Nel febbraio 2025, la Securities and Exchange Commission (SEC), guidata dai repubblicani, ha inasprito gli standard di materialità finanziaria, consentendo ai consigli di amministrazione di respingere le proposte senza una valutazione a sostegno, portando a un conseguente aumento delle concessioni di esenzione “no action” da parte della SEC.
Oltre ai volumi piu’ bassi, anche i voti a favore delle proposte pro-ESG hanno registrato un calo costante (Figura 2). Sebbene il sostegno alle mozioni azionarie relative alla governance sia aumentato, il sostegno alle petizioni ambientali e sociali è diminuito per il terzo anno consecutivo. A nostro avviso, ciò non significa necessariamente che gli investitori stiano diventando anti-ESG. Si tratta piuttosto del numero elevato di proposte presentate storicamente alle assemblee generali delle società, che ha sollevato interrogativi sulla capacità dei consigli di amministrazione di affrontare in modo significativo tutte le questioni ESG sollevate attraverso il voto. Riteniamo che sia nell’interesse degli azionisti sostenere le proposte ESG che affrontano temi che richiedono un’attenzione immediata da parte delle società, consentendo così ai consigli di amministrazione di dedicare risorse alle questioni più rilevanti dal punto di vista finanziario.
Inoltre, nonostante il calo, le proposte pro-ESG continuano ad attirare un sostegno molto maggiore rispetto a quelle anti-ESG.

Domande degli investitori sull’AI
Poiché gran parte dell’attuale rialzo del mercato azionario è trainato dai titoli legati all’intelligenza artificiale e sempre più aziende la integrano nelle loro attività, quest’anno l’AI è comparsa anche nelle votazioni per delega, con gruppi sia pro- che anti-ESG che sollevano interrogativi sui suoi rischi e sulla sua supervisione.
Gli azionisti hanno evidenziato preoccupazioni relative alle violazioni della privacy dei dati e all’utilizzo improprio delle fonti di dati, compresa la violazione del copyright nel perfezionamentodei modelli di AI. Le conseguenze possono essere significative dal punto di vista finanziario, come dimostra il caso di Apple, che all’inizio di quest’anno ha chiuso con una transazione una causa legale da 95 milioni di dollari per violazioni della privacy legate al suo assistente vocale Siri.
Altri sottolineano anche il crescente fabbisogno energetico dell’AI. Secondo la International Energy Agency, il consumo di elettricità nei data center basati sull’intelligenza artificiale è destinato a quadruplicare entro il 2030, sollevando interrogativi sull’impatto ambientale e sui costi operativi.

Ciò rende la supervisione dell’AI un banco di prova per la governance aziendale. Con l’entrata in vigore delle nuove normative, le aziende che utilizzano l’AI sono esposte a un rischio crescente di multe, contenziosi legali e rischi reputazionali.
Implicazioni globali
Al di fuori degli Stati Uniti, l’attivismo degli azionisti rimane meno polarizzato. Le proposte anti-ESG sono rare in Europa e in Asia, dove la sostenibilità e le pratiche di governance continuano a dominare l’agenda. Tuttavia, l’emergere dell’AI segnala una preoccupazione universale.
L ‘AI Act, che entrerà in vigore il prossimo anno, imporrà requisiti rigorosi alle aziende che operano in Europa. Questi includono valutazioni obbligatorie dei rischi, trasparenza nella formazione dei modelli di AI e garanzie contro l’uso non etico dei dati personali. Per le aziende globali, il mancato rispetto di queste normative potrebbe comportare un danno reputazionale e finanziario significativo.
Considerazioni finali
Sebbene il sentiment generale sia passato da favorevole a contrario nei confronti dei criteri ESG, i comportamenti degli investitori raccontano una storia diversa. Essi stanno respingendo la retorica motivata da ragioni politiche e continuano a concentrarsi su concrete questioni di governance.
Una corretta supervisione dell’intelligenza artificiale sta emergendo come una preoccupazione comune sia per i gruppi pro-ESG che per quelli anti-ESG. Le questioni relative alla privacy dei dati, al consumo energetico e all’uso etico della AI uniscono gli investitori al di là delle divisioni ideologiche.
La stagione di voto 2025 ha dimostrato che gli investitori puntano su tematiche ESG rilevanti, non su quelle sostenute ad alta voce.
Nota degli autori: tutti i dati provengono da Bloomberg, salvo diversamente indicato.
