L’85% delle medie imprese europee considera la decarbonizzazione un’opportunità strategica, contro solo al 5% che la considera un rischio. Il dato, emerso dalla terza edizione del Climate Transition Barometer realizzato da Argos Wityu e Boston Consulting Group (BCG), segna un balzo di 18 punti percentuali rispetto al 2024. Un cambio di passo netto che colloca la sostenibilità non più tra gli obblighi normativi o reputazionali, ma al centro delle scelte industriali e finanziarie delle imprese.

La ricerca, condotta su un campione di circa 700 medie imprese attive in Francia, Germania, Italia, Benelux e, per la prima volta, nel Regno Unito, fotografa un’Europa che, nonostante l’incertezza macroeconomica e la pressione dei costi, decide di investire con convinzione nella transizione. Il 48% ha infatti già avviato progetti di decarbonizzazione, mentre il 32% lo fa seguendo una roadmap strutturata, un dato triplicato rispetto al 2023. Infine, tra coloro che non hanno ancora intrapreso azioni concrete, il 65% prevede di valutare la propria impronta di carbonio nei prossimi tre anni.
“Quando le grandi aziende calcolano le proprie emissioni, le medie imprese rientrano nello Scope 3 e rappresentano il 60% delle emissioni indirette delle grandi aziende” afferma Ferrante Benvenuti, Managing Director e Partner di BCG. “Di conseguenza, svolgono un ruolo cruciale nella decarbonizzazione delle catene del valore. Questa interdipendenza sta aumentando la pressione in tutti i settori, in particolare nel mercato B2B, sebbene la domanda dei consumatori sia anche una motivazione importante in termini di relazioni B2C”.
I risultati dello studio narrano quindi di un cambiamento profondo, guidato da un nuovo senso di responsabilità e da dinamiche di mercato sempre più selettive, con l’88% delle imprese che considera oggi la transizione ecologica una priorità strategica per la propria competitività.
In generale il 29% delle aziende riconosce già oggi un vantaggio competitivo derivante dai progetti di sostenibilità, mentre il 53% prevede che lo diventerà nei prossimi anni. Il dato è in linea con un altro indicatore chiave: il 63% delle imprese cita la pressione della domanda, soprattutto B2B, come driver determinante delle proprie scelte climatiche.
Anche le normative ambientali si confermano un fattore cruciale nel determinare le scelte strategiche delle aziende. Il 70% delle imprese europee considera infatti la regolazione un fattore positivo, capace di fornire una cornice chiara per strutturare le strategie di decarbonizzazione. Tuttavia, metà del campione segnala la complessità normativa e la mancanza di chiarezza come barriere reali. Il recente pacchetto europeo di semplificazione (EU Omnibus) è solo un esempio di un quadro normativo in evoluzione che rischia di rallentare l’adozione di misure concrete. Una dinamica che, se non risolta, rischia di frenare la velocità della transizione proprio in una fase in cui gli obiettivi di riduzione emissiva richiederebbero coerenza e stabilità.
Un’altra barriera alla transizione resta quella finanziaria con il 62% delle imprese che segnala vincoli economici come ostacoli primari alla realizzazione degli investimenti green. Una tensione confermata dai dati: la quota di imprese che investono oltre il 10% del capex annuale in progetti di decarbonizzazione è scesa al 12%, in calo di otto punti rispetto all’anno precedente. Le aziende mantengono dunque l’impegno, ma calibrano con attenzione i flussi di cassa, segnalando la necessità di strumenti finanziari mirati e di un maggiore supporto da parte di investitori e istituzioni.
Nonostante le difficoltà i benefici sono reali. Nello specifico il 75% dei dirigenti aziendali coinvolti nell’analisi ha citato il risparmio sui costi energetici come il principale vantaggio della decarbonizzazione. Seguono l’accesso a nuovi mercati o il rafforzamento della quota di mercato (52%) e condizioni di finanziamento più favorevoli (44%, +8pp). Altri effetti positivi riguardano l’attrazione di talenti (38%) e i sussidi (30%, -6pp), mentre risultano meno rilevanti la sicurezza delle forniture (25%, -10pp) e la possibilità di ottenere un premio di prezzo (13%, -9pp).

Impatto settoriale e geografico
Il cambiamento coinvolge tutti i settori analizzati compresi l’agricoltura e l’agroalimentare dove la percentuale di imprese che vede nella riduzione delle emissioni di gas serra un’opportunità strategica è passata dal 50% del 2024 all’80% del 2025.
A livello geografico le differenze nazionali sono marcate, ma il trend generale è in crescita ovunque. Germania e Italia guidano con circa il 54% delle imprese già attive negli investimenti di decarbonizzazione. Il Regno Unito, per la prima volta incluso nell’indagine, mostra segnali di accelerazione con il 42% delle imprese impegnate e il 40% che dichiara di aver incrementato il ritmo delle iniziative nel corso del 2025. Nel Benelux il 95% delle aziende considera la decarbonizzazione importante o critica, mentre in Francia emergono alcune crepe: un terzo delle imprese percepisce la transizione come un vincolo o un rischio, segno di una crescente insofferenza verso l’incertezza normativa.

