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Synesgy Global Observatory

CRIF: migliorano gli score ESG delle aziende italiane, chi integra la sostenibilità riduce il rischio d’impresa

Gli score ESG delle aziende di tutto il mondo stanno migliorando: il punteggio medio continua a migliorare, dal livello “D” del 2021 (sufficiente) si è passati al livello “C” nel 2024 (soddisfacente), riflettendo una crescente consapevolezza e impegno delle imprese verso la sostenibilità. Anche l’Italia mostra segnali di miglioramento, con un punteggio ESG medio salito da D a C e il 49% delle aziende che utilizza energie rinnovabili. È quanto emerge dalla seconda edizione del Synesgy Global Observatory, l’osservatorio promosso da CRIF che elabora i dati delle aziende registrate su Synesgy – piattaforma globale specializzata nella valutazione ESG realizzata da Cribis nel 2021. L’edizione 2025 si basa su un campione di oltre 500.000 aziende distribuite in 161 Paesi e territori, che rappresentano un fatturato complessivo superiore a 10,8 miliardi di euro, da cui emerge come le aziende con punteggi di sostenibilità più elevati (A e B) generano il 71% del fatturato complessivo, pur rappresentando solo il 21% del campione. Dall’analisi risulta inoltre che le società che rispettano i canoni ESG hanno circa il 50% in meno dei rischi d’impresa.

In un contesto economico in rapida evoluzione, rispettare quindi i criteri ambientali, sociali e di governance diventa oggi una leva fondamentale per i business. Infatti, secondo l’Osservatorio Synesgy le aziende con punteggi ESG più elevati mostrano una maggiore solidità economica e un rischio di liquidazione giudiziale inferiore del 30% rispetto a quelle con punteggio più basso. Inoltre, le aziende che integrano e rispettano gli standard ESG presentano una media del 41% in meno di giorni di ritardo nei pagamenti, evidenziando una maggiore efficienza operativa e affidabilità finanziaria.

L’osservatorio evidenzia come le piccole e medie imprese sono protagoniste di questo cambiamento: il 91% delle aziende analizzate è infatti una PMI, dimostrando come la sostenibilità sia una priorità trasversale, indipendente dalla dimensione delle imprese.

Le aziende con i punteggi ESG più elevati (A e B) generano il 71% del fatturato complessivo, pur rappresentando solo il 21% del campione, confermando il legame sempre più stretto tra sostenibilità e performance economica.

 Anche l’Italia mostra segnali di miglioramento, con un punteggio ESG medio salito da D a C, ma permangono tuttavia alcune criticità.

CRIF ESG Score

A livello mondiale, lo score ESG mostra un miglioramento complessivo per le aziende prese in analisi; a trainare la crescita l’aumento nell’utilizzo di energia rinnovabili che passa dal 46% dello scorso anno, al 48% del 2024. 

L’Europa si conferma l’area geografica con il miglior progresso in ambito ESG, migliorando il proprio score ambientale da “E” nel 2021 a “C” nel 2024. Oggi, il 49% delle aziende europee utilizza fonti di energia rinnovabile. Le recenti evoluzioni normative, sia a livello dell’Unione Europea che in altre giurisdizioni, volte a semplificare gli obblighi di rendicontazione per le imprese, hanno rappresentato un’opportunità concreta, in particolare per le PMI, rendendo più accessibile la rendicontazione volontaria sulla sostenibilità. Le realtà più lungimiranti stanno già sfruttando questo contesto favorevole, trasformandolo in un vantaggio competitivo.

Anche l’Italia mostra progressi significativi, con un punteggio medio salito da “D” a “C”. Nel nostro Paese il 49% delle aziende utilizza energie rinnovabili, dato in linea con la media europea (49%); tuttavia permangono criticità, soprattutto inerente alla tematiche della sostenibilità sociale. Persistono infatti le disparità di genere nelle posizioni di leadership e nei ruoli operativi all’interno delle imprese italiane, dove le donne rappresentano solo il 37% dei manager all’interno di un’azienda, contro la media europea del 44%.

CRIF Score ESG

Il report evidenza inoltre come le imprese con punteggi ESG elevati mostrano una maggiore solidità economica. In particolare, il rischio di liquidazione giudiziale (un indicatore chiave di rischio d’impresa) è significativamente inferiore (circa il 50% in meno) rispetto a quelle con punteggi ESG inferiori.

Allo stesso modo, le aziende che rispettano e integrano gli standard ESG presentano, in media, un numero inferiore di giorni di ritardo nei pagamenti (circa il 41% in meno). Questo suggerisce una maggiore efficienza operativa, una gestione più responsabile e, di conseguenza, un minor rischio finanziario e di liquidità.

Guardando all’Italia: le imprese con un alto punteggio ESG registrano un ritardo medio nei pagamenti di 7,7 giorni, esattamente la metà rispetto ai 15,4 giorni delle aziende con un basso punteggio, registrando quindi un 50% in meno di giorni di ritardo nei pagamenti.

Questo dato è particolarmente significativo se si considera che la puntualità nei pagamenti è un indicatore chiave dell’affidabilità finanziaria di un’azienda e della qualità delle sue relazioni commerciali.

CRIF Score ESG

Un altro indicatore importante è quello del rischio commerciale, che rappresenta la probabilità che un’azienda possa incorrere in difficoltà finanziarie o operative che compromettano la sua solidità. Le aziende con rischio basso sono quelle che dimostrano una gestione sana del debito, puntualità nei pagamenti e una buona reputazione; al contrario, un rischio alto segnala potenziali situazioni di insolvenza o crisi.

L’analisi distingue quattro livelli di rischio: basso, medio-basso, medio-alto e alto. Tra le aziende non certificate, solo il 22% rientra nella fascia di rischio basso, mentre il 44% si colloca già nella fascia medio-alta e ben il 9% in quella ad alto rischio. La situazione cambia radicalmente tra le aziende che rispettano gli standard ESG: il 41% presenta un rischio basso, quasi il doppio rispetto alle non certificate, e solo il 3% è ad alto rischio.

“Con Synesgy stiamo costruendo un ecosistema globale della sostenibilità, in cui ogni azienda – indipendentemente da dimensione, settore o Paese – può misurare, migliorare e comunicare il proprio impatto ESG. I dati di quest’anno parlano chiaro: la sostenibilità è ormai un fattore chiave per attrarre investimenti, clienti e talenti”, afferma Simone Rampichini, Senior Director of Synesgy at Crif, “I dati raccolti confermano che la sostenibilità non è solo un dovere etico, ma un vero e proprio fattore competitivo. Le aziende con punteggi ESG più elevati mostrano una maggiore solidità economica e un rischio di liquidazione giudiziale inferiore del 30% rispetto a quelle con punteggio E. Questo rafforza l’importanza di integrare i criteri ESG nei processi decisionali aziendali”.

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