Anna Puccio B Corp B Lab | ESG News

Intervista ad Anna Puccio, B Lab Italia

Perchè essere B Corp significa abbracciare una visione di un’economia equa, inclusiva e rigenerativa

Non è solo compliance e rendicontazione aziendale. Diventare un’impresa B Corp significa intraprendere una vera e propria trasformazione virtuosa che mira al miglioramento continuo di ogni aspetto dell’organizzazione d’impresa. L’obiettivo? Un sistema economico equo, inclusivo e rigenerativo. Una sfida ambiziosa ma resa sempre più pressante dalle urgenze climatiche, insieme alle altre in ambito di sostenibilità, che in Italia più di 300 aziende hanno già raccolto conseguendo la certificazione B Corp. 

Anna Puccio, Managing Director di B Lab Italia, in questa intervista a ESGnews illustra il percorso di questa organizzazione non profit che guida il movimento delle B Corp in Italia e che attualmente sta aggiornando i propri standard con una consultazione pubblica aperta a tutte le realtà aziendali italiane, non solo B Corp, e agli stakeholder interessati. I nuovi standard, che dovrebbero diventare operativi nel 2025, dialogheranno con gli standard GRI e con gli ESRS dell’UE. La rivisitazione dei principi di B Lab intende anche supportare le aziende in questo scenario di crescenti novità normative e renderle più preparate alle nuove regolamentazioni. Con un’interessante notazione: le imprese B Corp italiane a livello di fatturato, miglioramento della produttività e rafforzamento patrimoniale hanno riportato risultati migliori rispetto ad un campione omogeneo per classe dimensionale e macrosettore di 15mila imprese non B Corp, nel periodo 2019-2022, secondo una ricerca nazionale realizzata dal Research Department di Intesa Sanpaolo.

Cosa significa essere B Corp? E come lo si diventa?

Essere B Corp significa decidere di intraprendere un cammino di misurazione e riflessione profonda e sistemica sui propri impatti, che riguarda ogni aspetto dell’organizzazione dell’impresa. Questo inizia con il confronto con gli elevati standard di B Lab e la verifica del livello di aderenza e prosegue con il raggiungimento dei livelli minimi per l’avvio di un processo di continuo miglioramento delle performance aziendali. Si tratta di un percorso di costante perfezionamento e avanzamento stimolato da B Lab Italia, l’organizzazione non profit che guida il movimento delle B Corp nel nostro Paese. Entrare a far parte di questo movimento significa rispecchiarne valori e obiettivi; rendere possibile la trasformazione del sistema economico globale verso un modello più equo, inclusivo e rigenerativo.

Dal suo osservatorio qual è il grado di interesse delle aziende italiane nei confronti dell’integrazione della sostenibilità nelle pratiche aziendali?

Le recenti e innovative Direttive EU in ambito di sostenibilità richiedono un’attenzione trasformativa delle imprese, generando un cambiamento di paradigma per cui l’integrazione della sostenibilità in azienda non è più un interesse volontario bensì un dovere. In questo contesto sempre più regolato di rendicontazione, B Lab rappresenta un’alternativa per tutte le aziende che aspirano a crescere lungo un percorso volto a migliorare le proprie performance e non solo al mero reporting, abbracciando una visione di un’economia più equa, inclusiva e rigenerativa. In generale in Italia notiamo come una forte attenzione ai temi d’impatto sociale sia intrinseca nel DNA fondativo di tutte le B Corp. Inoltre, non riscontriamo particolari differenze tra aziende grandi e piccole nell’adeguamento delle richieste degli standard di B Lab Italia.

Ci può dare uno spaccato delle B Corp in Italia: quante sono e quali caratteristiche hanno? 

Il movimento cresce rapidamente: i dati del Report Globale Annuale 2023 di B Lab anticipano il prossimo raggiungimento di 10.000 aziende certificate B Corp nel mondo. Nello specifico, B Lab Italia ha raggiunto le 300 aziende certificate e B Lab Europe 2.000, mentre nel 2023 UK ha superato la soglia delle 2.000 B Corp. Circa l’88% delle Certified B Corp italiane sono PMI o micro imprese. Tra queste ultime, rientrano per lo più start up di giovani imprenditori, attenti e sensibili ai temi di sostenibilità ambientale e sociale e con un approccio al business responsabile, inclusivo e rigenerativo. A livello di industry, tra i settori con il maggior numero di B Corp spiccano al primo posto i beni manifatturieri, seguiti dai servizi professionali e tecnici e dall’informazione, la comunicazione e la tecnologia. 

Dalle vostre analisi sono emersi vantaggi tangibili per un’azienda che diventa una B Corp?

In una recente ricerca condotta da Intesa Sanpaolo, che fra poco pubblicheremo nei canali di B Lab Italia, sono stati confrontati i risultati economici di un campione di B Corp per classe dimensionale e macro-settore di attività simili ad altre aziende non aventi la certificazione. Dallo studio emergono numerosi vantaggi in capo alle aziende aventi la certificazione B Corp, a partire dai maggiori risultati registrati nella variazione del fatturato a prezzi correnti, ad un maggiore costo del lavoro per addetto e valore aggiunto per addetto, oltre a risultati più alti in termini di marginalità e patrimonializzazione. 

L’attuale sistema di certificazione delle B Corp e le richieste da adempiere sono in linea con quelle delle normative europee, come la CSRD? 

Come noto, la CSRD è innanzitutto un sistema di reporting. Il B Impact assessment, oltre alla rendicontazione, comporta una valutazione della performance di sostenibilità grazie al sistema di punteggio. Se, ad esempio, la percentuale di management femminile è bassa, i punti associati a questa domanda saranno pari a 0. Sia la rendicontazione che la misurazione delle prestazioni implicano tuttavia che l’azienda abbia istituito processi per misurare le metriche di sostenibilità. In queste ultime ci sono molti ambiti di coerenza: il 30% delle metriche del BIA corrisponde esattamente agli standard europei mentre oltre il 50% sono corrispondenze concettuali. Circa il 25% delle domande del BIA va oltre quanto previsto dall’ESRS, toccando argomenti come Salute e benessere, Diversità e inclusione, Appalti locali, Impatto economico o Gestione dei clienti. È  doveroso sottolineare che la “Certificazione B Corporation” è un marchio che viene concesso in licenza da B Lab, ente privato no profit, alle aziende che hanno superato con successo il B Impact Assessment e hanno quindi soddisfatto i criteri richiesti da B Lab in termini di performance sociale e ambientale, responsabilità e trasparenza. B Lab non è quindi un organismo di normazione nazionale, europeo o internazionale. Si può però dire che le B Corp devono per requisito legale diventare anche Società Benefit, una volta presa la certificazione. Non è vero il contrario ed è anche il motivo della disparità numerica esistente tra B Corp e Società Benefit.

Quali sono i principali ostacoli che un’impresa può trovare nel percorso per diventare B Corp?

Il B Impact Assessment richiede alle aziende di misurarsi con cinque aree di impatto, rendendo olistico il processo di misurazione proposto dalla certificazione B Corp. Le aree di impatto sono: ambiente, comunità, lavoratori, clienti, governance. Per un’azienda non è certo semplice ottenere un punteggio alto in tutte le dimensioni richieste da queste cinque aree, e questa è la maggiore difficoltà richiesta alle aziende: misurarsi non solo con un obiettivo d’impatto, ma con tutte le aree ESG. 

Come vede il futuro delle B-Corp nei prossimi 5-10 anni?

Il futuro di B Lab nei prossimi anni sarà sempre più determinato dai nuovi standard, che stiamo attualmente evolvendo, trovandosi nelle fasi finali di un processo pluriennale. Gli Standard di B Lab sono il cuore del Movimento B Corp e della nostra missione collettiva di trasformare il sistema economico. Essi definiscono le principali problematiche ambientali e sociali che riteniamo le aziende debbano affrontare, assicurando che le B Corp continuino ad essere al passo coi tempi. Stiamo creando nuovi standard che siano chiari, realizzabili e d’impatto, appoggiati dalla community delle B Corp, che facciano presa su un mercato più ampio, ma che soprattutto siano in grado di rispondere più puntualmente alle urgenze delle sfide climatiche in essere nel prossimo futuro.

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