Svelato ufficialmente Intacture, il progetto del primo e unico data center a nascere in Europa all’interno di una miniera attiva, incastonata in una montagna della Val di Non, a 40 km a nord di Trento.
Si distingue per la sua unicità progettuale, che lo rende “The Natural Home of Data”, come evidenzia la tagline del nuovo brand. La protezione naturale offerta da 90 milioni di metri cubi di roccia dolomia rappresenta una barriera capace di assicurare un livello di sicurezza elettromagnetica, digitale, idrogeologica e fisica, in grado di proteggere la struttura anche da eventi naturali e persino da incidenti aerei, rimanendo dunque protetto e “intatto”.
Grazie ad una location dalle specificità uniche, il data center, con la sua struttura costruita per avere oltre l’80% della superficie interamente in ipogeo, fino a 100 metri di profondità, all’interno di una miniera attiva, rappresenta un unicum in Europa ed è tra i pochissimi progetti con caratteristiche similari realizzati al mondo.
Con un impegno finanziario complessivo di 50,2 milioni di euro (18,4 da fondi PNRR e circa 31,8 da risorse private) l’innovativa infrastruttura è in corso di realizzazione all’interno della miniera di dolomia dell’azienda Tassullo, che qui svolge le sue principali attività estrattive.
Grazie alla posizione strategica della miniera a 600 metri di altitudine, ad un clima naturalmente fresco e alla temperatura costante nel sottosuolo di 12 gradi, Intacture è in grado di ridurre significativamente il consumo energetico, uno dei principali problemi dei comuni data center, legato in particolare al raffreddamento dei server, che devono funzionare senza soluzione di continuità.
Il progetto nasce con l’ambizioso obiettivo di realizzare non solo un’infrastruttura digitale di ultima generazione integrata nel territorio e a ridotta impronta ambientale, ma anche di sviluppare un polo di innovazione, dove ricerca e sviluppo si intrecceranno su campi di applicazione strategici come scienze della vita, intelligenza artificiale, transizione energetica e cybersecurity, attraverso futuri programmi di Open Innovation e Integration Intacture che mirano a coinvolgere startup nella creazione di soluzioni innovative e sostenibili e a collegare ricerca e innovazione con mercato e sviluppo d’impresa. L’avvio dell’attività del data center è previsto per il 2026, mentre sono già in stato di avanzamento i lavori edili e infrastrutturali.
Il data center di Intacture sarà un Edge Data Center, decentrato, con una dimensione progettata per favorire l’elaborazione di prossimità, permettendo di gestire i dati riducendo la latenza nella trasmissione e i costi di larghezza di banda. Questo perché – per il principio della Data Residency – i dati saranno trattati vicino a dove vengono prodotti e utilizzati, favorendo velocità di trasmissione e maggiore efficienza.
Protagonista di questa sfida architetturale, ingegneristica, ambientale e tecnologica è Trentino DataMine, società espressione del partenariato pubblico-privato costituito dall’Università degli Studi di Trento – soggetto attuatore e guida scientifica del progetto – e un raggruppamento di imprese, selezionato tramite gara pubblica, che portano il valore delle rispettive competenze: l’impresa edile e promotore Covi Costruzioni, l’acceleratore di tecnologia e business Dedagroup (Deda), il Gruppo GPI specializzato in digitalizzazione in ambito sanitario e ISA-Istituto Atesino di Sviluppo. Il progetto del data center è a cura di In-Site, società di ingegneria integrata specializzata nella realizzazione di infrastrutture tecnologiche complesse.
In linea con la mission dell’Università, Intacture sarà dunque un’agorà moderna che mirerà a favorire l’interconnessione tra innovazione e persone: non un freddo ambiente digitale, ma uno spazio “umano”, propulsore di reti sociali e strumenti collaborativi a favore di individui e comunità.
“Con questo progetto diventiamo oggi un punto di riferimento europeo nella ricerca e sviluppo, contribuendo alla creazione di uno dei pochi poli di innovazione digitale green a livello globale”, ha commentato il rettore dell’Università di Trento, Flavio Deflorian, “Come Ateneo, alla base del nostro lavoro c’è sempre una filosofia orientata al futuro, che pone i giovani e le nuove generazioni al centro del cambiamento. Credo che l’innovazione sostenibile sia una delle chiavi per costruire un domani migliore, e ciò che realizzeremo insieme e gestiremo nel partenariato pubblico-privato è rivolto a creare soluzioni che abbiano un impatto positivo sull’ambiente e sulla società, oggi e per il futuro”.
