impact grant social

Report PoliMi

Cresce in Italia la finanza a impatto: 9,3 mld di euro a fine 2022 (+33%)

La finanza a impatto in Italia a fine 2022 era pari a 9,3 miliardi di euro (+33% rispetto al 2021). A dirlo Tiresia, il Centro di Ricerca per l’innovazione e la finanza per l’impatto sociale della School of Management del Politecnico di Milano nel rapporto Finance for Impact: 2023 Italian Outlook – The Journey to Radicality (consultabile qui), a oggi lo studio più aggiornato e completo che indaga con un approccio critico l’ecosistema della finanza a impatto sociale nel nostro paese.

Realizzato in collaborazione con SIA – Social Impact Agenda per l’Italia, il network italiano per gli investimenti e la finanza a impatto, e con il sostegno di Impact Europe e GSG on Impact Investing, l’outlook consolida e arricchisce il percorso di osservazione e analisi dell’evoluzione del mercato italiano della finanza per l’impatto, che Tiresia ha intrapreso nel 2016 e che oggi arriva restituire i dati del nostro paese a tutto il 2022.

Per finanza a impatto si intende un’ampia gamma di investimenti e finanziamenti basati sull’assunto che i capitali privati, talvolta in combinazione con i fondi pubblici, possano intenzionalmente contribuire a creare impatti sociali positivi e misurabili e, al tempo stesso, rendimenti economici.

Lo studio coinvolge 39 operatori del mercato finanziario, che rappresentano il 72% di quanti dichiarano di adottare strategie di investimento riconducibili alla finanza per l’impatto in Italia. Nello specifico, 31 operatori sono asset manager che investono direttamente in organizzazioni imprenditoriali con finalità sociali o in organizzazioni del terzo settore.

Gli Asset Under Management (AUM) a fine 2021 risultavano essere pari a 1063 miliardi di euro a livello internazionale (fonte: GIIN) e a 80 miliardi di euro a livello europeo (fonte: Impact Europe). L’Italia, rispetto all’Europa, pesava circa l’8,5%, ovvero quasi 7 miliardi euro. Alla fine del 2022, questo dato risulta in crescita del 33% rispetto a quello dell’anno precedente, con un totale di AUM destinati alla finanza d’impatto in Italia di 9,3 miliardi di euro.

Fonte: Tiresia, 2024. Nota: colore rame= banche; colore viola= fondi a impatto privati; colore verde= investitori istituzionali.

Il 75% degli AUM italiani è gestito da organizzazioni bancarie (19% del campione di operatori oggetto di indagine), il 21% da gestori di fondi a impatto (71% del campione) e il 4% da investitori istituzionali (10%).

Fonte: Tiresia, 2024.

Secondo i principi della finanza ad impatto, intenzionalità, misurabilità e addizionalità, il 45% degli operatori risulta avere un approccio di impatto radicale, ovvero di totale aderenza a questi principi. Il 55%, invece, ha un approccio generale. In Italia, quindi, 2,4 miliardi di euro vengono gestiti da operatori che hanno un approccio radicale alla strategia di investimento ad impatto e 6,9 miliardi di euro da operatori che scelgono un approccio generalista.

Fonte: Tiresia, 2024.

“Ho fortemente voluto che l’outlook avesse fin dal titolo, The Journey to Radicality, un forte richiamo alla radicalità, perché la radicalità è la lente con la quale abbiamo analizzato il mercato italiano della finanza a impatto”, ha commentato Mario Calderini, professore ordinario del Politecnico di Milano e direttore di Tiresia, “essere radicali significa aderire rigorosamente alla triade intenzionalità-misurabilità-addizionalità. Questi criteri stringenti consentono di delineare una nicchia di mercato che rappresenta il DNA più puro degli sforzi prodotti dall’industria finanziaria per contribuire alla soluzione di importanti problemi sociali e ambientali. E perché la finanza a impatto raggiunga volumi significativi e possa così migliorare, in modo consistente, la vita di quante più persone possibili, deve essere pienamente integrata in un nuovo ecosistema di economia sociale, plasmato da politiche pubbliche e animato da attori privati. Dopo dieci anni, è il momento di dirlo chiaramente: l’impatto o è politico o non è”.

Tra i 31 gestori patrimoniali, ci sono organizzazioni che gestiscono veicoli d’investimento a cui si applica la Sustainable Finance Disclosure Regulation (SFDR). Guardando alla classificazione Articolo 8 e Articolo 9 dei loro veicoli, risulta che alcuni operatori (il 29%) gestiscono veicoli di investimento che sono stati classificati come Articolo 8. Tuttavia il 50% ha una strategia di investimento che si allinea ai principi della finanza per l’impatto così come definita nel rapporto. Per il restante 71% di organizzazioni che gestiscono veicoli di investimento classificati come Articolo 9, si evidenzia al contrario un 40% che ha invece un approccio generalista e che non aderisce ai tre principi della triade dell’impatto. Questi risultati sollevano preoccupazioni sulla normativa UE, che manca ancora di una classificazione precisa degli approcci orientati all’impatto.

Fonte: Tiresia, 2024.

“Il mercato della finanza a impatto è cresciuto significativamente in appena 10 anni”, ha sottolineato Filippo Montesi Altamirano, segretario generale di SIA, “il nuovo report evidenzia il crescente interesse degli operatori finanziari e dei risparmiatori a investire in asset generativi di impatto ambientale e sociale positivo. Non possiamo sentirci ancora soddisfatti da questi risultati, sentiamo l’urgenza di mobilitare almeno il 10% degli asset under management verso modelli di business a impatto e di preservare il carattere trasformativo della finanza a impatto, al fine di contribuire al raggiungimento dei Sustainable Development Goals a livello nazionale e globale”.

I principali settori di interesse per gli operatori della finanza per l’impatto risultano essere quelli della salute (68%), quindi dell’educazione (61%) a parimerito con la tecnologia (61%), l’agricoltura (61%) e l’ambiente (61%). I Sustainable Development Goals a cui gli investimenti e il finanziamento contribuiscono maggiormente sono lavoro dignitoso e crescita economica (80%), salute e benessere (77%), riduzione delle disuguaglianze (77%), città e comunità sostenibili (77%); consumo responsabile (77%). Per il 62% degli asset manager gli aspetti finanziari e sociali hanno lo stesso peso nelle scelte di investimento. Mentre per il 21% gli aspetti sociali rappresentano la logica decisionale prioritaria.

Fonte: Tiresia, 2024.

Tra i principali criteri di valutazione nella scelta di investimento e di finanziamento viene considerata la presenza di una missione d’impatto come criterio più ricorrente (88%), seguito dal potenziale di redditività e dalla scalabilità (52%) e composizione del team dell’organizzazione (48%). Altri criteri considerati sono, ad esempio, l’infrastruttura per la misurazione dell’impatto (24%) e la configurazione della governance in grado di salvaguardare il raggiungimento dei risultati sociali (8%).

Le organizzazioni maggiormente supportate dagli operatori finanziari intervistati sono business tradizionali con una mission di impatto (come dichiarato dal 57% delle organizzazioni finanziarie) e organizzazioni not for profit che svolgono delle attività commerciali marginali (come dichiarato dal 54% delle organizzazioni finanziarie). 

“Accogliamo con entusiasmo lo sforzo italiano di Tiresia e Social Impact Agenda per l’Italia di dare un quadro accurato del mercato della finanza a impatto”, ha aggiunto Alessia Gianoncelli, Director of Knowledge and Programs di Impact Europe, “è fondamentale avere la possibilità di conoscere a fondo il flusso di capitali all’interno del settore, capire quali siano gli investitori che adottano i tre principi dell’impatto, intenzionalità, misurabilità e addizionalità, analizzare le strategie di investimento per quanto riguarda i diversi settori e SGDs, avere un’idea chiara di quanto sia stringente (o meno) la classificazione Articolo 9, capire che peso hanno le varie tipologie di investitori. Questa ricerca accresce la conoscenza della finanza a impatto in Italia, rafforzando l’idea che sia necessario un aumento di risorse dedicate a questo settore, che purtroppo rappresenta ancora una nicchia, in Italia e in Europa”.

Tra le principali barriere e driver di crescita del mercato emerse dallo studio, Tiresia segnala la mancanza di opportunità di investimento interessanti a causa della carenza di competenze manageriali (40%), la mancanza di metodologie di misurazione di impatto standardizzate, trasparenti e comparabili (23%) e l’assenza di istituzioni pubbliche in grado di sostenere questo mercato attraverso specifiche facilitazioni e quadri normativi (30%). È fortemente emersa la necessità di una maggiore presenza della pubblica amministrazione (42%) e di investitori istituzionali (65%), oltre che la necessità di rafforzare ulteriormente la collaborazione multi-stakeholder (54%).