Giorgio Armani spa sarà interamente conferita alla Fondazione Giorgio Armani. A confermarlo è stata l’apertura e la pubblicazione dei due testamenti che il re della moda italiana aveva scritto tra marzo e aprile. Un cambio di rotta significativo dato che l’azienda passa dall’essere guidata da un singolo leader a un’istituzione con un mandato preciso: quello di preservarne l’identità.
Stando a quanto si apprende dai due testamenti la Fondazione riceve il 9,9% delle azioni in piena proprietà e il restante 90% in nuda proprietà, mentre l’usufrutto è suddiviso fra Pantaleo Dell’Orco, i tre nipoti e la sorella Rosanna. L’articolato disegno di governance tracciato dallo stilista da un lato riconosce un ruolo attivo e un beneficio diretto alle persone più vicine ad Armani, dall’altro mantiene saldo il controllo strategico attraverso la Fondazione.
Inoltre gli azionisti sono stati suddivisi in sei categorie, ciascuna con diritti diversi. Lo scopo? Preservare il gruppo da logiche esclusivamente finanziarie ed evitare conflitti.
Il testamento indica anche che le cariche apicali di presidente e amministratore delegato dovranno essere ricoperte da chi ha condiviso per anni la visione di Armani. Non una successione familiare automatica, dunque, ma la valorizzazione di una comunità professionale cresciuta intorno al fondatore. Visto che il settore della moda è spesso dominato da scalate o passaggi improvvisi di mano, questa decisione rafforza la fiducia interna e riduce il rischio di conflitti di leadership.
Inoltre, a sorpresa di molti, Giorgio Armani ha anche affermato di voler vendere, entro 18 mesi dall’apertura del testamento, il 15% della maison di moda ad uno tra gruppo Lvmh, gruppo EssilorLuxottica, gruppo L’Oreal. Successivamente deve essere ceduto un ulteriore 30% del capitale dalla casa di moda, fino a un massimo del 54,9%. Insomma entro pochi anni alla Fondazione Armani rimarrà circa il 30% del capitale. Se le cose non dovessero andare a buon fine Giorgio Armani ha pensato a un possibile ingresso in Borsa che, però, non deve avvenire prima di cinque anni, il periodo di tempo secondo lui necessario per assestarsi e consolidare la nuova struttura.
Infine lo stilista ha anche messo nero su bianco i principi fondanti che dovranno guidare la Fondazione nella gestione del Gruppo. Tra questi “la gestione delle attività in modo etico, con integrità morale e di correttezza”, “la ricerca di uno stile essenziale, moderno, elegante e non ostentato”, “l’attenzione all’innovazione, eccellenza, qualità e ricercatezza di prodotto”.
Insomma, Armani ha scritto la propria visione di governance con la stessa precisione con cui costruiva un abito: linee pulite, struttura solida, attenzione ai dettagli. E come le sue creazioni, anche questo assetto è destinato a durare, offrendo un modello a cui il mondo della moda e della finanza potrà guardare nei prossimi anni.
