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Russell Investments: per integrare le tematiche ESG, i gestori puntano sull’engagement

Sono l’engagement e l’azionariato attivo gli strumenti preferiti dalle società di asset management per integrare le tematiche ESG nelle pratiche di investimento e di business. E’ quanto emerge dalla ESG Manager Survey 2021 di Russell Investments che sottolinea come oramai le tematiche ESG siano regolarmente incluse nel 90% dei meeting tra i gestori e il senior management delle società investite (era l’80% nella survey del 2018), mentre il 35% affronta sempre questi temi nei vari incontri (rispetto al 21% del 2018).

La settima survey globale di Russell Investments ha analizzato le practice e le opinioni sulle tematiche ESG di 369 gestori patrimoniali, a cui fanno capo 79.600 miliardi di dollari in gestione a livello globale in un’ampia gamma di classi di attività (tra cui azioni, reddito fisso, attività reali e mercati privati), per valutare come gli asset manager stanno integrando i fattori ESG nei propri processi di investimento e quali sono gli atteggiamenti preponderanti in merito agli investimenti responsabili.

I partecipanti all’indagine hanno dichiarato che il tema più discusso con i propri clienti è quello relativo al rischio climatico e alle questioni ambientali (60%) che si rivela essere la priorità in termini di engagement a livello globale. Seguono poi le questioni sociali legate a diversità e inclusione (20%).

Sebbene, in linea con gli anni precedenti, i gestori continuino a classificare la governance (80%) come il fattore ESG che più influenza le proprie decisioni di investimento (indipendentemente dal settore di appartenenza), quello ambientale ha subìto un aumento negli ultimi quattro anni, passando dal 5% al 14%. Questo riflette la maggiore attenzione al rischio climatico e l’impatto delle regolamentazioni, soprattutto per quanto riguarda i gestori dell’Europa continentale, dove il 30% di essi (rispetto al 4% nel 2018) ha indicato tale fattore come preponderante. Al contrario, l’aspetto sociale è ancora in ritardo (in linea con i risultati della survey 2020) e si attesta al 6%. Ciò è dovuto anche al fatto che i fattori a esso associato sono più difficili da quantificare e le opportunità di investimento direttamente legate a questi aspetti sono molto limitate.

Ad ogni modo, più dell’80% degli intervistati incorpora esplicitamente valutazioni qualitative o quantitative su fattori ESG nei propri processi d’investimento e, dagli esiti della survey, emerge che lo fa per lo più ricorrendo ad analisi interne (+15% rispetto al 2019), ma utilizzando al contempo anche diversi fornitori terzi di dati ESG per avere input aggiuntivi. Tali risultati suggeriscono che i gestori ritengono importante avere un’ampia gamma di contributi su queste tematiche.

Quasi tutte le aree geografiche esaminate dalla survey di Russell Investments hanno mostrato notevoli miglioramenti del livello con cui le considerazioni ESG sono integrate nei processi di investimento. In particolare, il 100% dei gestori britannici intervistati ha dichiarato di integrare criteri ESG nei propri processi d’investimento (+13% rispetto al 2020). L’Europa continentale è rimasta stabile (97% dei gestori che integrano le pratiche ESG nei processi d’investimento), mentre negli Stati Uniti il livello è passato dal 67% del 2019 all’82% del 2021.

L’ESG non è più un elemento opzionale, ma piuttosto una parte essenziale del processo decisionale. I gestori hanno certamente preso seriamente questo aspetto, che si riflette nei miglioramenti registrati negli ultimi dodici mesi. Stiamo anche iniziando a vedere i potenziali inizi di un’evoluzione nel modo in cui i gestori stabiliscono le priorità” ha dichiarato Jihan Diolosa, Head of Responsible Investing di Russell Investiments, “con il cambiamento climatico, in particolare, che si sta rivelando una questione così critica, i gestori dovranno dimostrare una chiara attenzione e sforzi attivi per apportare miglioramenti in questo settore o rischiano di restare indietro“.

Ciò si riflette in particolare per quanto riguarda il rischio e il rendimento. Il 46% degli intervistati ha evidenziato il ruolo rilevante svolto da fattori ESG come il cambiamento climatico nella valutazione del potenziale rischio di un titolo (+11% rispetto al 2018), mentre il 29% ha evidenziato l’influenza delle considerazioni ESG nel guidare i ritorni positivi (+9% rispetto al 2018).

“L’integrazione delle tematiche ESG nelle pratiche di investimento e di business dell’asset management ha continuato a evolversi a un ritmo molto rapido, con valutazioni di materialità di lungo periodo che sono la considerazione chiave. I gestori stanno applicando analisi ESG più rigorose e cercano di essere più trasparenti.” ha commentato Yoshie Phillips, direttore della ricerca sugli investimenti – Global Fixed Income di Russell Investments.

Non a caso, i professionisti dell’investimento specializzati in investimenti sostenibili e responsabili sono sempre più richiesti. Le società di gestione hanno investito in risorse a livello globale, con notevoli aumenti nel numero di professionisti dedicati quasi esclusivamente alle questioni ESG, in particolare quelle con maggiori patrimoni in gestione. A livello globale, il 55% degli intervistati dispone di risorse ESG dedicate (rispetto al 43% dell’anno precedente) e la percentuale passa all’88% per l’Europa.

Infine, i risultati mostrano che dei 369 partecipanti al sondaggio, l’80% è firmatario dei Principi di Investimento Responsabile (Pri) delle Nazioni Unite (+17% negli ultimi quattro anni). Tra le altre iniziative, si segnalano il sostegno alla Task Force on Climate-related Financial Disclosures (TCFD), la collaborazione con CDP (ex Carbon Disclosure Project) e Climate Action 100+. La Net Zero Asset Managers Initiative sta rapidamente guadagnando rilevanza.