Fondi ESG

Fondi climatici, oltre la metà è disallineata con gli Obiettivi di Parigi. Invesco e BNP Paribas i migliori

Più della metà dei fondi a tema climatico non ha un portafoglio allineato agli obiettivi dell’accordo di Parigi, secondo il report “Climate Funds: Are They Paris Aligned” pubblicato da InfluenceMap, think tank globale sul rischio climatico.

Lo studio analizza 723 fondi, di cui 593 classificati come fondi ESG e 130 focalizzati sul tema climatico, valutandoli sulla base di due criteri climatici, allineamento del portafoglio all’Accordo di Parigi e intensità dei combustibili fossili.

Nella categoria dei fondi a tema climatico, la maggior parte dei fondi è disallineata rispetto all’Accordo di Parigi, con 72 su 130, circa il 55%, che ricevono punteggi negativi. Inoltre, lo studio mette in luce come i fondi a tema climatico continuino a detenere partecipazioni in società della catena del valore della produzione di combustibili fossili come TotalEnergies, Chevron ed ExxonMobil per un importo complessivo di 153 milioni di dollari.

Chiaramente ci sono le eccezioni, cioé i fondi che rispettano quanto promesso. Ma uno degli elementi messo in luce dal report è proprio la dispersione dei risultati e la difficoltà di comprensione delle strategie da parte degli investitori.

Risultati ancor meno soddisfacenti vengono mostrati dalla categoria che esamina i fondi che si definiscono in termini più generici ESG, all’interno dei quali ben 421, ovvero il 71%, ha un punteggio di Portfolio Paris Alignment negativo, che indica che le società all’interno dei loro portafogli non sono allineate rispetto agli obiettivi climatici globali.

Gran parte dei fondi azionari analizzati nel rapporto mostra livelli di disallineamento climatico simili a quelli dei generici indici di mercato. Questo fenomeno è in gran parte dovuto alla prevalenza di strategie passive che cercano di replicare gli indici di mercato applicando solamente criteri di esclusione e/o ponderazione. Queste strategie si traducono in portafogli che differiscono solo marginalmente dal benchmark sottostante perché per esempio pesano in modo inferiore le società più inquinanti, ma il beneficio in termini di emissioni di CO2 sul portafoglio è poco significativo. Non più efficaci in termini di decarbonizzazione risultano le strategie che replicano gli indici con la semplice esclusione di alcune società di combustibili fossili, poiché gli asset restano esposti a molte altre aziende di settori non green.

Gli analisti di InfluenceMap rilevano poi come manchi una omogeneità nelle definizioni che rende difficile per gli investitori comprendere di quali sono i prodotti che rispettano le attese e di come a volte le etichette non abbiano una coerenza con le politiche di investimento seguite. Dato l’ampio spettro di termini utilizzati per descrivere le strategie a tema climatico nei fondi azionari quotati e la conseguente difficoltà, anche all’interno dei database finanziari, di comparazione, la ricerca ha definito oltre 30 termini di ricerca per raggruppare i fondi in due categorie principali: “ESG” e “a tema climatico”.

Un punteggio pari a zero nella valutazione indica che il portafoglio è allineato con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi di limitare il riscaldamento globale ad almeno 1,75 gradi Celsius, al contrario una percentuale negativa sta a significare un peso eccessivo all’interno del fondo di società i cui business divergono dai target climatici.

La ricerca mostra anche alcune società di gestione virtuose. La tabella seguente riporta il confronto tra i 5 asset manager che mostrano la più ampia offerta di prodotti definiti green e con maggiori patrimoni.

Tra i migliori asset manager troviamo BNP Paribas e Invesco. I due maggiori fondi, BNP Paribas Climate Impact e BNP Paribas Global Environment, sono dedicati alle aziende che “conducono una parte significativa della loro attività nei settori ambientali” e che “forniscono soluzioni ai cambiamenti climatici”. Il software di analisi ha indicato che nonostante nel fondo siano incluse partecipazioni di società appartenenti al settore energetico, queste risultino comunque allineate grazie all’elevato impegno nel settore delle energie rinnovabili.
Altri fondi, come BNP Paribas Energy Transition e BNP Paribas Easy Low Carbon 100 Europe, sono investiti in società attive nelle tecnologie verdi e al contempo hanno ridotto il peso di società operanti nelle “brown technology”.

Infine, questo rapporto analizza quattro fondi Invesco a tema climatico, di cui tre incentrati sull’energia pulita e uno sulla transizione energetica. Il risultato di questo esame è molto positivo sia in termini di allineamento del portafoglio all’Accordo di Parigi che rispetto all’intensità aggregata di combustibili fossili pari a zero.

Lo studio conclude sottolineando come il settore dei fondi ESG e climatici mostri ancora delle lacune nei risultati che suggeriscono la necessità di una supervisione più stretta del settore. Da questo punto di vista, il report evidenzia come i mercati europei siano nettamente più avanti, attraverso meccanismi come l’SFDR e la tassonomia dell’UE, nel predisporre un approccio corretto per per rispondere alle esigenza di trasparenza e chiarezza oltre a garantire l’efficacia dei prodotti rispetto agli obiettivi. Le questioni principali che secondo il report dovranno essere migliorate sono una grande variazione nell’allineamento climatico dei fondi a tema climatico,  la prevalenza di strategie di fondi indicizzati rettificati e in definitiva una mancanza di trasparenza sulla misura in cui cui le strategie dei fondi cercano di raggiungere l’allineamento climatico.

Un limite di questa ricerca è che si basa su una fotografia dei portafogli, senza esaminare quali strategie hanno selezionato le società che, pur avendo un livello non ottimale di emissioni, abbiano avviato un serio programma di transizione e miglioramento delle proprie emissioni.