ESPR, divieto di distruzione dell'invenduto | ESGNews

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Rifiuti tessili, traffico di 26 mila tonnellate, sequestri per 12 milioni

Maxi operazione dei Carabinieri Forestali di Brescia contro un presunto sistema di gestione illecita di rifiuti tessili. Su disposizione del Gip, nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia, sono stati sequestrati il complesso aziendale della società Ri.Te.Ca. di Desenzano del Garda, una flotta di autoarticolati impiegati nei trasporti e beni, immobili e disponibilità finanziarie per circa 12 milioni di euro tra le province di Brescia, Verona, Mantova, Lodi e Nuoro. L’indagine coinvolge 20 persone, accusate a vario titolo di traffico illecito di rifiuti e gestione di discarica abusiva. Contestata anche la responsabilità amministrativa della società, prevista dal D.Lgs. 231/2001, per il presunto vantaggio economico ottenuto dalle attività illecite.

Oltre 26 mila tonnellate di scarti tessili gestiti illegalmente

Secondo gli investigatori, l’organizzazione avrebbe gestito illecitamente oltre 26 mila tonnellate di rifiuti tessili, equivalenti a circa 50 milioni di capi di abbigliamento, provenienti in gran parte dalla Toscana. I materiali sarebbero stati accumulati in 15 capannoni industriali distribuiti in nove province di Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte.

Le aziende coinvolte avrebbero ritirato gli scarti tessili a prezzi particolarmente competitivi, evitando però le operazioni obbligatorie di selezione e igienizzazione. I rifiuti sarebbero stati quindi riclassificati come materiale recuperato (“End of Waste”), per poi essere stoccati nei capannoni.

Gli immobili, secondo l’accusa, venivano reperiti tramite società di comodo intestate a prestanome. Una volta saturati di rifiuti, il pagamento dei canoni di locazione veniva interrotto, trasformando i capannoni in vere e proprie discariche abusive.

Una parte dei rifiuti sarebbe stata esportata illegalmente in Turchia. Grazie alla collaborazione con l’OLAF, l’Ufficio europeo per la lotta antifrode, gli investigatori hanno documentato l’invio di circa 2 mila tonnellate di scarti tessili verso un sito di Denizli, dichiarati falsamente come materiali “End of Waste”.

Le nuove normative in arrivo

L’operazione arriva in una fase di profonda trasformazione del comparto. Dal 1° gennaio 2025, infatti, è entrato in vigore in tutta Italia l’obbligo di raccolta differenziata dei rifiuti tessili, in attuazione delle direttive europee sull’economia circolare. Il Governo è inoltre al lavoro sul decreto che introdurrà il regime di responsabilità estesa del produttore (EPR) per il settore tessile, destinato a rafforzare la tracciabilità dei rifiuti e a finanziare le attività di raccolta, selezione e riciclo, con l’obiettivo di contrastare fenomeni di traffico illecito e smaltimento irregolare. Con l’adozione della Direttiva (UE) 2025/1892, che modifica la Direttiva Quadro sui Rifiuti, l’Unione Europea ha  infatti reso obbligatoria la Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) per il settore tessile in tutti gli Stati membri. Gli Stati membri avranno tempo fino al 17 giugno 2027 per recepire la direttiva, mentre l’anno successivo dovranno essere approvati gli schemi operativi. Il settore dispone quindi di poco più di due anni per trasformare un obbligo normativo in un sistema operativo efficace e pienamente funzionante.

I produttori, compresi i marchi che operano attraverso piattaforme di e-commerce, saranno tenuti a sostenere i costi della raccolta, della cernita e del riciclo dei prodotti tessili giunti a fine vita. Parallelamente, per contrastare le pratiche associate al fast fashion, è stato introdotto il divieto per le grandi imprese di distruggere, mediante smaltimento o incenerimento, capi di abbigliamento e calzature invenduti, che dovranno invece essere destinati al riutilizzo, alla donazione o al riciclo.

I numeri del problema

Ogni anno nell’UE vengono prodotti circa 2,6 milioni di tonnellate di rifiuti tessili. Di questi, abbigliamento e calzature rappresentano 5,2 milioni di tonnellate, pari a circa 12 kg per abitante, mentre meno dell’1% dei tessili viene riciclato in nuovi prodotti.

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