Oltre 16 miliardi di euro di giro d’affari e 8 miliardi di export medio annuo: sono i numeri che certificano la forza della nautica italiana, settore strategico della Blue Economy che da solo contribuisce per il 10% al PIL nazionale. Sono questi i numeri che rileva l’Ufficio Studi di SACE, che fino al 20 settembre sarà al 65° Salone Nautico di Genova al fianco delle imprese della filiera nautica, in un focus sul settore. Ma la vera sfida che oggi caratterizza cantieri e porti del Bel paese è un’altra: trasformare questa leadership in un laboratorio avanzato di sostenibilità, dove l’innovazione green diventa motore di crescita e competitività internazionale.
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Sostenibilità, la vela dell’innovazione e della crescita
Le normative internazionali impongono requisiti sempre più stringenti per contrastare il cambiamento climatico, spingendo tutta la filiera a investire in innovazione sostenibile, portando benefici non solo ambientali, ma anche economici e sociali. Non a caso, quindi, negli ultimi anni, sono stati fatti grandi passi avanti nella tecnologia dei motori per la propulsione delle imbarcazioni: oggi diverse navi adottano motori elettrici o ibridi, alimentati da carburanti a basse emissioni. In particolare, stando a quanto riporta il documento degli esperti di SACE, il 37% delle navi in costruzione adotta sistemi a GNL, in grado di ridurre fino al 23% le emissioni di gas serra, con prospettive che arrivano all’80% se alimentato a biometano e alla piena neutralità carbonica grazie al GNL sintetico. Parallelamente, lo sviluppo del metanolo verde e dei motori bi-fuel promette di abbattere del 70% le emissioni entro il 2030, superando gli obiettivi fissati da IMO ed Unione Europea.
Accanto ai carburanti alternativi si fa strada la tecnologia a celle a combustibile a idrogeno, che produce energia elettrica pulita generando solo acqua come sottoprodotto. Questa tecnologia è applicabile su ogni nave: per esempio Fincantieri ha già varato la nuova linea Viking Libra, navi da crociera che utilizzano idrogeno stoccato a bordo per la propulsione; mentre nella nautica commerciale Liberty Lines ha introdotto la prima nave veloce ibrida capace di viaggiare in modalità elettrica in prossimità della costa, riducendo drasticamente l’impatto ambientale nei pressi dei centri abitati.
Al centro della trasformazione vi sono anche le infrastrutture portuali. Il Piano Strategico per la portualità turistica italiana, sviluppato da Assonat in collaborazione con SACE, punta infatti a fare delle infrastrutture marittime veri e propri hub energetici: dall’installazione di impianti fotovoltaici alla diffusione delle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) portuali, fino al cold ironing, che consente alle navi ormeggiate di spegnere i motori e alimentarsi da terra con una riduzione delle emissioni fino al 98%. Anche la digitalizzazione è un alleato importante per i porti che, tra app, piattaforme digitali e sistemi basati sull’AI, permette di ottimizzare la gestione delle flotte e automatizzare le operazioni di carico e scarico, con una conseguente maggiore efficienza operativa e una significativa riduzione dell’impatto ambientale.
Oltre alla tecnologia il piano per i porti prevede anche un uso efficiente delle risorse naturali, attraverso l’ottimizzazione dell’approvvigionamento idrico tramite sistemi di pompaggio avanzati e impianti dissalatori, oltre alla gestione dei rifiuti in ottica circolare.
SACE guida le imprese nella crescita sostenibile grazie a soluzioni finanziarie su misura
La sostenibilità è considerato un driver fondamentale per la crescita e un elemento distintivo per la competitività e l’internazionalizzazione dell’intero settore. E se la tecnologia traccia la rotta, la finanza è la vela che la rende possibile. In questo quadro, SACE si conferma partner strategico per l’industria, offrendo soluzioni finanziarie su misura a supporto di iniziative strategiche delle imprese del comparto nautico.
Negli ultimi anni il gruppo ha sostenuto diverse aziende del settore. Con Fincantieri, per esempio, SACE ha fornito una garanzia di credito acquirente per le navi Viking Libra, oltre ad aver lanciato l’innovativo reverse factoring che ha permesso ai fornitori italiani di accedere a finanziamenti agevolati attraverso l’anticipo delle fatture commerciali, a condizioni più vantaggiose in base al loro rating ESG.
Con la garanzia di SACE, Next Yacht Group è stato supportato nella messa a terra del piano industriale per rendere più sostenibile il proprio ciclo produttivo, legando gli investimenti al raggiungimento di obiettivi ESG. Il recente supporto a Yachtline Arredomare 1618 le ha permesso di eseguire una rilevante commessa estera di lusso.
Non meno rilevante è il sostegno diretto che SACE fornisce alle infrastrutture e aree portuali: dalla riqualificazione e ampliamento del porto turistico di Viareggio secondo criteri di sostenibilità, alla Marina di Pescara che grazie a SACE ha installato un impianto fotovoltaico per operazioni a zero emissioni, fino alla riqualificazione dei porti di Napoli, Salerno e Genova con progetti che intrecciano innovazione, sostenibilità e attivazione di nuove filiere produttive.
SACE ha, inoltre, fatto da apripista alle esportazioni italiane con Bee’ah Sharjah Environmental, impresa emiratina leader nella gestione sostenibile dei rifiuti, che sta investendo in tecnologie avanzate per la pulizia e il recupero dei fondali marini. L’operazione rientra nella Push Strategy di SACE e favorisce l’ingresso di PMI italiane nella catena di fornitura grazie a business matching e collaborazioni tecnologiche.
In un comparto che conta quasi mille imprese e oltre 30mila addetti, la missione di SACE è quindi chiara: trasformare l’innovazione sostenibile in un vantaggio competitivo, coniugando green economy e Made in Italy.
La nautica italiana sulla cresta dell’onda grazie all’innovazione
Con una quota del 5,2%, l’Italia è il quarto esportatore mondiale di navi, dietro ai grandi player asiatici. La leadership è particolarmente netta nelle navi da crociera (30,8%) e nella nautica da diporto (19,3%). Nonostante la flessione del 2024, il settore resta strategico: vale l’1,2% dell’export nazionale e negli ultimi dieci anni ha registrato una crescita media annua dell’8,2%, fino a toccare i 7,2 miliardi di euro.
La nautica da diporto (4,3 miliardi) e le crociere (2,6 miliardi) rappresentano oltre il 90% delle vendite all’estero, mentre la nautica commerciale (280 milioni) rimane un segmento marginale, dominato dai cantieri asiatici. A livello di mercati, il 21% delle esportazioni è destinato agli Stati Uniti, mentre Gran Bretagna e Cina sfiorano il 15%. Un dato tuttavia “distorto” dall’incidenza degli armatori statunitensi attivi nel settore crocieristico. Il mercato della nautica da diporto è più diversificato, con destinazioni quali Turchia, Emirati Arabi Uniti e Singapore che guardano con crescente interesse alle imbarcazioni Made in Italy.
Il 2025 è partito in forte crescita con un aumento delle esportazione del 45% nei primi quattro mesi, spinte da crociere (+38,5%), diporto (+22%) e dal balzo di navi commerciali e pescherecci (+335%). Il fatturato del settore dovrebbe stabilizzarsi sopra i 16 miliardi di euro nel 2025, per poi crescere dal 2026 a un ritmo medio del +3% annuo fino al 2028, quando potrà generare 4 miliardi di valore aggiunto.
Restano incognite legate al contesto globale, in particolare le tensioni commerciali con gli Stati Uniti e il rafforzamento dell’euro, che penalizza la competitività europea. Tuttavia, la domanda di crociere, trainata dal Nord America, non mostra segnali di rallentamento: i cantieri italiani detengono quasi due terzi del portafoglio ordini mondiale fino al 2036, per un valore di circa 37 miliardi di euro. La diporto, sostenuta dal segmento superyacht, appare invece poco esposta alle tensioni, pur segnando una lieve flessione rispetto al 2023.

