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Incentivi e regolamentazione, le leve per lo sviluppo dell’idrogeno verde in Italia

La diffusione dell’idrogeno verde in Italia ha un alto potenziale nei settori hard to abate come l’industria dell’acciaio, del cemento o del vetro. Tuttavia, per sostituire un quinto del gas naturale attualmente utilizzato sarebbe necessario aumentare del 50% la capacità da fonti green già installata. Lo sviluppo dell’idrogeno verde nei prossimi anni è ampiamente sostenuto dalle policy europee, sebbene al momento la sua diffusione su larga scala sia limitata da diverse barriere, tra cui i costi di produzione ben più elevati rispetto alle fonti fossili e una domanda di mercato ancora molto ridotta. È quanto emerge dal nuovo brief degli analisti della Direzione Strategie Settoriali e Impatto di Cassa Depositi e Prestiti che analizza lo stato del mercato dell’idrogeno verde, esaminandone gli ostacoli e le leve per lo sviluppo ed evidenziandone il potenziale, allo scopo di rispondere alle sfide della transizione ecologica.

L’idrogeno verde è una fonte di energia pulita che negli ultimi anni ha assunto una rilevanza crescente nel dibattito energetico e industriale internazionale. Per essere definito “verde”, l’idrogeno deve essere generato attraverso il procedimento elettrochimico dell’elettrolisi dell’acqua, impiegando energia elettrica prodotta esclusivamente da fonti rinnovabili come il solare, l’eolico o l’idroelettrico. Attualmente, la maggior parte dell’idrogeno usato è ricavato dal metano, viene prodotto quasi esclusivamente da fonti fossili ed è impiegato prevalentemente come materia prima non energetica nella raffinazione petrolifera e nella chimica.

Considerando che l’industria italiana è responsabile di più di un quinto dei consumi energetici e delle emissioni di gas serra nazionali, ridurne l’impatto ambientale rappresenta una priorità per l’agenda climatica del Paese. Da questo punto di vista, l’idrogeno verde potrebbe offrire una soluzione e contribuire alla decarbonizzazione dell’Italia se usato nei settori industriali hard-to-abate, cioè i comparti come l’industria pesante (tra cui vetro, cemento, ceramica, acciaio, chimica), o il trasporto marittimo e l’aviazione, dove l’elettrificazione è tecnicamente non percorribile o economicamente poco vantaggiosa. Ad oggi, infatti, tali settori in Italia rappresentano l’85% dei consumi di gas naturale, generando circa il 45% del valore aggiunto manifatturiero nazionale al 2021.

Fonte: Decarbonizzare l’industria italiana: quale ruolo per l’idrogeno verde?, CDP, 2024

Se in Italia si volesse soddisfare l’attuale domanda di idrogeno con l’equivalente verde e sostituire un quinto dell’attuale consumo di gas da parte dell’industria, servirebbe un fabbisogno addizionale di potenza da fonti rinnovabili tra i 25 e i 30 GW, equivalente a circa il 50% dell’attuale capacità rinnovabile installata.

Le stime di CDP evidenziano dunque un fabbisogno considerevole e complesso da soddisfare almeno nel breve-medio termine e che richiede un quantitativo significativo di energia rinnovabile che, in assenza di investimenti in nuova capacità di generazione elettrica, andrebbe distolta da altri impieghi, rallentando così gli altri processi di decarbonizzazione in corso. 

Inoltre, l’impiego di idrogeno verde è ostacolato da molteplici barriere, tra cui soprattutto i costi di produzione ben più alti rispetto all’alternativa delle fonti fossili e una domanda di mercato ancora molto ridotta, in assenza di incentivi e obblighi minimi. Un’ulteriore ostacolo allo sviluppo dell’idrogeno verde messa in luce dagli analisti di CDP è anche limitata efficienza in termini di conversione: l’energia generata con l’idrogeno è infatti pari a circa il 60% di quella necessaria per produrlo. L’impiego di idrogeno verde dovrebbe, quindi, essere orientato principalmente alle applicazioni per cui un utilizzo diretto dell’energia elettrica non è oggi possibile.

Nonostante ciò la prospettiva di utilizzo su larga scala dell’idrogeno verde sta ricevendo uno slancio notevole dalle policy dell’UE sulla decarbonizzazione dell’industria manifatturiera europea, come dimostrano il pacchetto di proposte contenute nel Fit-for-55, la Comunicazione REPowerEU ed i fondi NextGenerationEU, con obiettivi molto ambiziosi al 2030.

In Italia, in particolare, la futura crescita dell’impiego di idrogeno verde beneficia di alcuni punti di forza rispetto ai principali peer europei, che il documento riassume principalmente in un sistema manifatturiero ai primi posti nell’UE per produzione di tecnologie termiche e meccaniche convertibili all’idrogeno, una rete del gas capillare e riconvertibile all’idrogeno, una crescente produzione di energie rinnovabili e sviluppo del biometano, che rendono l’idrogeno facilmente integrabile nel sistema energetico e una posizione geografica strategica che rende il nostro Paese un ideale hub energetico, in particolare per i flussi provenienti dal Nord Africa.

La ricetta per garantire questa transizione ecologica nel nostro Paese è disporre di un contesto regolatorio che favorisca un maggiore utilizzo dell’idrogeno verde, nell’ambito di una strategia nazionale che indirizzi gli sforzi verso il consolidamento della filiera e il perseguimento degli obiettivi di decarbonizzazione. Le policy auspicate dagli analisti di CDP includono meccanismi di incentivazione per la produzione di idrogeno verde in grado di colmare il gap di costo rispetto alle fonti fossili, in aggiunta a quelli già previsti dal PNRR attraverso una specifica componente di spesa, la semplificazione del rilascio delle autorizzazioni ed il sostegno alla ricerca e all’innovazione industriale, a partire dalla realizzazione dagli Importanti Progetti di Comune Interesse Europeo (IPCEI).