La sospensione della miniera di litio brasiliana di Grota do Cirilo mostra come un contenzioso sui diritti di una comunità locale possa trasformarsi in un rischio per la continuità degli approvvigionamenti, coinvolgendo gli operatori lungo tutta la filiera.
Un contenzioso locale su temi ambientali o sociali può diventare un problema per una catena di fornitura globale. Lo rivela il caso di Sigma Lithium, società mineraria specializzata nell’estrazione e nella lavorazione del litio, con sede legale in Canada e attività produttive in Brasile, dopo che un giudice brasiliano ha ordinato la sospensione delle licenze ambientali e delle attività minerarie nella miniera di Grota do Cirilo, nello Stato di Minas Gerais.
La decisione è arrivata nell’ambito di una causa promossa dalla Federazione delle comunità quilombole del Minas Gerais, secondo cui il progetto minerario ricade nell’area di influenza diretta della comunità quilombola di Baú. Secondo il tribunale, esistono elementi sufficienti per ritenere che il territorio della comunità si trovi nell’area interessata dal progetto e che, di conseguenza, dovessero essere attivate procedure di consultazione libera, preventiva e informata.
Il caso riguarda quindi i diritti delle comunità, procedure autorizzative e impatti sociali dell’attività estrattiva. Ma le conseguenze potenziali vanno oltre Sigma Lithium: Grota do Cirilo è l’unico asset produttivo della società e rappresenta un punto della catena di approvvigionamento internazionale del litio destinato alla produzione di batterie.
I rischi ESG sono rischi operativi
La vicenda mostra in modo concreto come un fattore ESG possa trasformarsi in un rischio operativo per la supply chain.
La sospensione delle attività non riguarda infatti soltanto la capacità di Sigma di produrre e vendere il proprio concentrato di litio. Se l’interruzione dovesse protrarsi, gli operatori che hanno rapporti commerciali con la società potrebbero trovarsi a dover gestire ritardi nelle consegne, ricorrere a fonti alternative o affrontare condizioni di mercato meno favorevoli.
È un meccanismo che vale ben oltre il caso del litio. Per le aziende che dipendono da materie prime critiche, la continuità della fornitura non dipende soltanto dalla solidità finanziaria del fornitore o dalla sua capacità produttiva, bensì anche da autorizzazioni, condizioni ambientali, rapporti con le comunità locali, diritti dei lavoratori, stabilità normativa e governance del progetto.
Un rischio ESG può quindi diventare un rischio di business: un contenzioso, una protesta, una violazione dei diritti o la perdita di un’autorizzazione possono interrompere fisicamente il flusso di una materia prima.
Cosa è successo a Grota do Cirilo
Il giudice Antonio Lucio Tulio de Oliveira Barbosa ha rilevato un possibile rischio di danno per la comunità di Baú, anche alla luce delle attività di brillamento e movimentazione del terreno effettuate nelle vicinanze del territorio tradizionale.
Secondo gli studi citati nella decisione, la comunità si troverebbe a circa 2,7 chilometri dall’area direttamente interessata dal progetto, una distanza inferiore alla soglia di 8 chilometri indicata nel procedimento per l’applicazione delle procedure più estese. Sigma ha sostenuto che il progetto si trovi invece al di fuori dell’area di impatto rilevante.
Per chiarire la distanza effettiva tra la miniera e il territorio quilombola, il tribunale ha disposto una verifica indipendente di georeferenziazione. Nel frattempo, sono state sospese le licenze ambientali e le attività minerarie e lo Stato di Minas Gerais non potrà rilasciare nuove autorizzazioni relative al progetto.
Per Sigma si tratta di un passaggio particolarmente delicato: Grota do Cirilo è il suo unico asset produttivo e la società dispone attualmente di una capacità nominale di circa 270.000 tonnellate annue di concentrato di ossido di litio. L’espansione prevista dovrebbe portare la capacità complessiva a circa 520.000 tonnellate annue.
Dove finisce il litio brasiliano e i rischi lungo la filiera
Per capire la portata del rischio è necessario guardare oltre la miniera. Sigma non produce batterie finite. A Grota do Cirilo estrae e lavora roccia contenente spodumene, producendo concentrato di ossido di litio, una materia prima intermedia che entra successivamente nella filiera chimica necessaria alla produzione dei materiali per batterie.
La società definisce il proprio prodotto come concentrato di litio ad alta purezza destinato ai produttori globali di batterie. Il materiale prodotto in Brasile è quindi destinato a una catena che può arrivare fino a veicoli elettrici e sistemi di accumulo energetico.
Tra gli accordi commerciali documentati da Sigma figura quello con LG Energy Solution, uno dei principali produttori mondiali di batterie agli ioni di litio. L’intesa prevedeva la fornitura di concentrato di litio destinato alla produzione di batterie per veicoli elettrici.
Questo significa che il rischio che nasce nella miniera può propagarsi a valle: dalla società estrattiva al trader, dal trasformatore al produttore di batterie e, potenzialmente, fino ai settori che utilizzano quelle batterie.
È proprio questo l’elemento rilevante dal punto di vista della gestione ESG della supply chain. Per un’azienda che acquista direttamente da Sigma, la sospensione rappresenta innanzitutto un possibile rischio di approvvigionamento. Ma la stessa logica vale per le imprese che non hanno un rapporto diretto con la miniera e acquistano il materiale da un intermediario o da un produttore situato più avanti nella catena.
La complessità aumenta perché le catene delle materie prime critiche sono multilivello. Un’impresa può conoscere il proprio fornitore diretto senza necessariamente conoscere l’origine della materia prima che quel fornitore utilizza.
Il caso di Grota do Cirilo mostra anche perché la valutazione ESG dei fornitori non possa limitarsi a una checklist ambientale. Sigma presenta la propria attività come una forma di estrazione a basso impatto, sottolineando l’utilizzo di elettricità rinnovabile, il recupero dell’acqua, lo stoccaggio a secco degli sterili e l’assenza di sostanze chimiche pericolose nel processo di produzione.
Ma una filiera può essere esposta a rischi ESG anche quando il processo industriale presenta caratteristiche ambientali positive. Nel caso brasiliano, il fattore determinante è infatti soprattutto sociale e di governance: il rapporto con una comunità tradizionale, l’eventuale impatto sul suo territorio e il rispetto delle procedure di consultazione previste.
Per chi acquista la materia prima, questi elementi possono tradursi in conseguenze molto concrete: interruzione della fornitura, necessità di trovare fonti alternative, aumento dei costi, ritardi produttivi e maggiore esposizione alla volatilità del mercato.
Le filiere delle materie prime critiche
In generale, ma in particolare per le materie prime strategiche diventa fondamentale comprendere anche i livelli più a monte della catena: dove viene estratta la materia prima, quali autorizzazioni sono necessarie, quali comunità sono interessate, quali controversie sono in corso e quanto è facilmente sostituibile quel fornitore.
La domanda non è soltanto se un materiale sia disponibile sul mercato, ma quanto sia resiliente la catena che lo porta fino all’impresa. Nel caso del litio, questo tema assume particolare rilevanza perché la domanda è legata alla crescita dei veicoli elettrici e dei sistemi di accumulo, mentre la produzione e la trasformazione della materia prima restano concentrate in specifiche aree geografiche e presso un numero limitato di operatori.
La sospensione di Grota do Cirilo mostra come un evento ESG circoscritto a una singola miniera possa diventare un fattore di rischio per tutti gli operatori che dipendono da quella miniera.
Ed è proprio per questo che, nella gestione della supply chain, le variabili ESG non sono più soltanto una questione di reputazione o compliance: sono anche una componente della continuità operativa e della gestione del rischio d’impresa.
