Assenza di servizi e difficoltà nel conciliare lavoro e famiglia sono le principali ragioni delle dimissioni delle donne. Oltre sette casi su dieci sono legati alla gestione della cura.
Nel 2025 la Città metropolitana di Milano ha registrato 9.212 convalide di dimissioni volontarie presentate da neogenitori nei primi tre anni di vita del figlio. Si tratta di oltre il 15% del totale nazionale, un dato che, secondo le analisi dell’Ispettorato territoriale del lavoro, conferma la rilevanza del fenomeno nell’area metropolitana.
Ma quello che fa riflettere è soprattutto il divario di genere. Delle 9.212 convalide registrate a Milano, 7.042 riguardano donne e 2.170 uomini. Le madri rappresentano quindi il 76% dei neogenitori che hanno lasciato il lavoro dopo la nascita di un figlio. Per il 40,7% delle madri la motivazione principale è l’assenza di servizi adeguati, seguita dalle difficoltà nel conciliare tempi di vita e lavoro (33,7%).

Per i padri, invece, il quadro è diverso. Il 64,9% delle dimissioni è motivato dal passaggio a un’altra azienda, mentre solo il 9,8% richiama l’assenza di servizi e l’11,8% le difficoltà di conciliazione.

Secondo la Consigliera di Parità della Città metropolitana di Milano, Barbara Peres, i dati evidenziano come il carico di cura continui a gravare prevalentemente sulle donne, con effetti diretti sulle loro opportunità professionali. La riflessione richiama inoltre il tema della diversa durata dei congedi obbligatori per madri e padri e il possibile impatto che una maggiore condivisione delle responsabilità familiari potrebbe avere sul mercato del lavoro.
Il fenomeno mette in luce una questione sociale ancora aperta: la difficoltà di conciliare genitorialità e occupazione. Un tema che non riguarda soltanto la parità di genere, ma anche la possibilità per le famiglie di affrontare la nascita di un figlio senza dover rinunciare al lavoro o alle proprie prospettive professionali.
