Secondo Hays Italia, il 93% dei professionisti considera il modello di lavoro un fattore determinante nella scelta di una nuova opportunità professionale. Se da una parte cresce il ritorno in ufficio il lavoro ibrido resta fondamentale per il work-life balance.
Per il 93% dei professionisti italiani il modello di lavoro rappresenta un fattore determinante nella scelta di un nuovo impiego, mentre l’88% di chi ha sperimentato il lavoro ibrido ritiene che questa modalità abbia migliorato il proprio equilibrio tra vita privata e professionale. Eppure il ritorno in ufficio continua ad avanzare: negli ultimi due anni le aziende che adottano prevalentemente il lavoro in presenza sono passate dal 32% al 44%.
È quanto emerge da un’indagine di Hays Italia, realizzata su oltre 740 professionisti, che evidenzia come la flessibilità lavorativa sia diventata uno degli elementi più rilevanti nelle strategie di attraction e retention dei talenti. Secondo lo studio, per un lavoratore su cinque la possibilità di lavorare in modalità ibrida o da remoto rappresenta una priorità assoluta nella valutazione di una nuova opportunità professionale. Il dato trova conferma anche nella Salary Guide 2026 di Hays, secondo cui il 42% dei dipendenti considera il lavoro da remoto tra i fattori più importanti nella scelta di un nuovo impiego.
L’importanza attribuita alla flessibilità è strettamente legata al tema del work-life balance, indicato dal 57% dei lavoratori come uno degli aspetti principali per restare nella propria azienda, al pari di retribuzione e benefit. Dati confermati anche dal 20% dei professionisti che hanno scelto di cambiare lavoro proprio a causa di uno scarso equilibrio tra sfera professionale e personale.
Nonostante la crescente richiesta di modelli flessibili, le imprese continuano però a rafforzare la presenza in ufficio. Se dunque il lavoro ibrido rimane il modello prevalente, adottato dal 52% delle aziende analizzate, il lavoro completamente in presenza ha registrato una crescita significativa rispetto a due anni fa. Guardando al 2026, il trend sembra tuttavia stabilizzarsi: solo il 7% delle aziende che prevedono politiche di flessibilità ha intenzione di ridurle ulteriormente, mentre circa il 70% prevede di mantenerle invariate.
Secondo Alessio Campi, People & Culture Director di Hays Italia, il lavoro a distanza si è ormai consolidato nelle grandi organizzazioni e coinvolge circa 3,5 milioni di lavoratori nel Paese. Nelle multinazionali e nelle grandi imprese oltre la metà degli impiegati opera oggi in modalità ibrida. Un segnale della centralità del tema arriva anche dal fatto che circa un professionista su tre prenderebbe in considerazione l’idea di lasciare l’azienda o chiedere maggiore flessibilità qualora fosse imposto il ritorno in presenza a tempo pieno.
Per le aziende, conclude Hays, la sfida non riguarda più soltanto stipendi e benefit, ma la capacità di offrire modelli organizzativi in grado di conciliare produttività, benessere e aspettative dei lavoratori.
