Il tribunale del lavoro di Londra riconosce 1,45 milioni di sterline a Jonathan Reeves, ex dirigente di Goldman Sachs, per discriminazione di genere e licenziamento ingiusto.
Goldman Sachs dovrà risarcire con 1,45 milioni di sterline (circa 1,9 milioni di dollari) un suo ex dirigente londinese, ritenuto vittima di discriminazione di genere e licenziamento ingiusto dopo aver usufruito di sei mesi di congedo parentale per la nascita del secondo figlio.
A stabilirlo è il Tribunale del lavoro di Londra, che ha quantificato il risarcimento spettante a Jonathan Reeves, ex senior vice president e vice responsabile globale della “control room” della divisione Compliance della banca. Due anni fa lo stesso tribunale aveva già accertato che il suo licenziamento, avvenuto nel 2022 mentre era ancora in congedo, era stato illegittimo e discriminatorio.
Il risarcimento comprende il danno economico subito, il danno morale e una voce meno comune, quella relativa allo “stigma” professionale derivante dalla vicenda giudiziaria. Secondo i giudici, infatti, la causa contro Goldman Sachs avrebbe compromesso le prospettive lavorative di Reeves: colloqui annullati, offerte ritirate e controlli più approfonditi da parte dei potenziali datori di lavoro avrebbero rallentato il suo reinserimento nel settore finanziario.
Dopo il licenziamento, Reeves ha presentato domanda per 417 posizioni, ottenendo 43 colloqui e soltanto due incarichi a tempo determinato. Il tribunale ritiene che gli serviranno almeno tre anni per trovare un impiego stabile e che gli effetti economici della vicenda potrebbero protrarsi fino a otto anni, a causa della perdita di opportunità di carriera e della riduzione del potenziale salariale.
Durante il processo è emerso che Reeves aveva lavorato in Goldman Sachs per circa 15 anni e che, tra il 2011 e il 2019, era stato valutato come uno dei migliori dipendenti della sua area. I giudici hanno respinto la tesi della banca secondo cui la sua carriera si fosse ormai arrestata e che non fosse più considerato per una promozione.
Secondo la sentenza, il trattamento riservato a Reeves è stato discriminatorio anche sotto il profilo del genere. Il tribunale ha infatti ritenuto che una dipendente donna che avesse usufruito del congedo parentale non sarebbe stata trattata allo stesso modo, riconoscendo così una discriminazione nei confronti di un lavoratore uomo che aveva esercitato il proprio diritto alla cura dei figli.
Goldman Sachs ha contestato il verdetto. In una nota, la banca ha sottolineato di essere tra gli istituti più avanzati nelle politiche di congedo parentale retribuito e di incoraggiare tutti i dipendenti, indipendentemente dal genere, a usufruire delle 26 settimane previste. L’istituto ha dichiarato di non condividere la decisione del tribunale, senza però chiarire se presenterà ricorso.
La vicenda riaccende il dibattito sul congedo parentale maschile e sulle possibili conseguenze che il suo utilizzo può avere sulle prospettive di carriera. La sentenza evidenzia come, anche in contesti aziendali che formalmente promuovono politiche di welfare e inclusione, possano persistere disparità di trattamento nei confronti dei padri che scelgono di usufruire dei diritti previsti dalla normativa. Ma non solo: stando a quanto riportato dal FT, due anni prima del licenziamento, Reeves in vacanza con moglie e primo figlio, non avrebbe risposto a una chiamata di lavoro da parte di un senior in Goldman per questioni su cui però stavano lavorando ed erano disponibili in azienda altre risorse. Da lì sarebbero iniziate una serie di giudizi poco positivi sul suo conto. La vicenda quindi, apre anche un altro interrogativo: qual è il prezzo da pagare, anche in termini di benessere e salute mentale ed emotiva, per fare carriera lavorando per un colosso internazionale?
