Con il 60% delle preferenze degli investitori, l’Italia si conferma l’hub europeo più attrattivo per il turismo di alta gamma. In questo contesto le certificazioni ESG sono diventate un “passaporto di credibilità” indispensabile per operare sul mercato globale.
L’Italia si posiziona al vertice dell’attrattività europea per gli investimenti nel turismo di alta gamma, con il 60% degli investitori che la indica come destinazione prioritaria per i prossimi tre anni. In un panorama economico caratterizzato da incertezze geopolitiche, la capacità di generare rendimenti superiori rispetto ad altri segmenti spinge il settore verso un riposizionamento strategico dove la gestione dei fattori ambientali e l’eccellenza nell’offerta diventano i veri motori della competitività. Sono questi alcuni dei dati presentati da Deloitte questo pomeriggio all’evento “Luxury Hospitality Reloaded: Repositioning and Balancing Sustainability“.
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Investimenti ESG e performance finanziaria: il valore oltre la conformità
L’integrazione dei criteri ESG è oggi un fattore determinante per la valutazione degli asset alberghieri, incidendo direttamente sulla reputazione e sulla sostenibilità economica delle strutture. I dati evidenziano che oltre il 21% delle CapEx totali destinate ai progetti di riposizionamento nel segmento luxury è ormai assorbito da iniziative legate alla sostenibilità. Questo impegno finanziario ha portato a una crescita del 22% delle strutture dotate di certificazioni ESG tra il 2024 e il 2025, documenti che oggi rappresentano un “passaporto di credibilità” essenziale per attrarre capitali istituzionali e facilitare l’accesso alle fonti di finanziamento.
Il ritorno sull’investimento per gli interventi di efficientamento è tangibile: le operazioni di retrofitting energetico, la conservazione idrica e la gestione circolare dei rifiuti possono incrementare il valore dell’immobile in una percentuale compresa tra il 6% e il 10%. Oltre al risparmio sui costi operativi e alla mitigazione dei rischi legati al mercato energetico, la sostenibilità risponde a una precisa domanda di mercato, con il 73% dei viaggiatori che richiede un impatto sociale positivo e benefici diretti per le comunità locali dalla propria spesa turistica.
“In un contesto globale in cui cresce l’attenzione agli aspetti ambientali e sociali, i fattori ESG non sono più una scelta etica, ma un imperativo strategico che incide su competitività, reputazione e sostenibilità economica delle strutture ricettive”, ha dichiarato Franco Amelio, partner di Deloitte Climate & Sustainability.
Il primato dell’Italia e il ruolo strategico del Food & Beverage
Il mercato italiano dell’ospitalità di lusso stacca nettamente i competitor europei, superando di gran lunga l’attrattività di nazioni come la Grecia (11%) e il Portogallo (10%). Sebbene le città d’arte come Roma, Milano, Venezia e Firenze rimangano centrali, l’interesse degli investitori si sta espandendo anche verso borghi rigenerati e destinazioni montane emergenti. In questo processo di valorizzazione degli asset, il food & beverage emerge come la principale leva di differenziazione, con oltre il 70% degli operatori che prevede investimenti in quest’area, puntando sulla cucina italiana e su partnership con brand d’eccellenza per rafforzare il posizionamento delle strutture.
Nonostante le prospettive di crescita, il settore deve affrontare sfide strutturali legate alla natura stessa degli asset. La preferenza degli investitori si concentra su strutture esistenti e immobili storici che, pur avendo un alto valore identitario, presentano spesso complessi vincoli architettonici e conservativi. A ciò si aggiunge la criticità legata alla difficoltà di accesso ai capitali necessari per sostenere gli ingenti costi di riqualificazione. Il successo del settore dipenderà dalla capacità di trasformare gli hotel in modelli di gestione responsabile, valorizzando le risorse del territorio per creare un’offerta memorabile e finanziariamente solida.
