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Commissione europea

Stretta UE contro il greenwashing, avviate procedure di infrazione verso 20 Stati membri

La Commissione europea alza la pressione sugli Stati membri che non hanno ancora recepito le nuove norme europee contro il greenwashing. Bruxelles ha infatti avviato le prime procedure di infrazione nei confronti di 20 Paesi dell’Unione, contestando il mancato adeguamento al Regolamento europeo sulle garanzie di trattamento delle emissioni (ECGT), il cui termine ultimo era il 27 marzo 2026 e l’entrata in vigore della direttiva da settembre.

L’iniziativa rappresenta un passaggio fondamentale nella strategia europea per contrastare l’utilizzo di messaggi ambientali fuorvianti e aumentare la trasparenza delle informazioni fornite ai cittadini. Gli Stati coinvolti dispongono ora di due mesi per rispondere alle contestazioni e completare il processo di recepimento; in caso contrario la Commissione potrà procedere con ulteriori fasi dell’iter di infrazione previsto dal diritto europeo.

La direttiva, approvata nel 2024, nasce dall’esigenza di arginare un fenomeno che le istituzioni comunitarie considerano ancora troppo diffuso nel mercato europeo, ovvero l’utilizzo di dichiarazioni ambientali generiche, poco verificabili o prive di basi oggettive, note come greenwashing. Secondo le analisi che hanno accompagnato l’elaborazione della normativa, una quota significativa (circa il 40%) dei messaggi “green” utilizzati dalle imprese risultava infatti vaga, potenzialmente fuorviante o addirittura non supportata da evidenze adeguate.

Le nuove disposizioni intervengono direttamente sulle pratiche commerciali rivolte ai consumatori. Tra gli obiettivi principali vi è quello di limitare l’impiego di affermazioni ambientali generiche, come ecocompatibile o biodegradabile, quando non siano accompagnate da prove verificabili, oltre a definire criteri più rigorosi per l’utilizzo delle etichette di sostenibilità. In questo ambito, la normativa mira a favorire schemi di certificazione riconosciuti e controllati, riducendo il rischio di proliferazione di marchi e attestazioni poco trasparenti.
La riforma introduce anche una maggiore attenzione al ciclo di vita dei prodotti. Le aziende saranno chiamate a fornire informazioni più chiare sulle condizioni di garanzia, sulla durabilità e sulla possibilità di riparazione dei beni.

L’intervento normativo modifica e aggiorna il quadro europeo sulla protezione dei consumatori, integrando i temi della sostenibilità e dell’economia circolare nelle regole che disciplinano le pratiche commerciali. L’obiettivo è quello di consentire ai cittadini di effettuare scelte d’acquisto più informate e, allo stesso tempo, premiare le imprese che investono realmente in processi e prodotti sostenibili.

Tra i Paesi interessati dalle comunicazioni della Commissione figurano Belgio, Bulgaria, Repubblica Ceca, Estonia, Grecia, Spagna, Francia, Croazia, Cipro, Lettonia, Lussemburgo, Ungheria, Malta, Paesi Bassi, Austria, Polonia, Portogallo, Slovenia, Finlandia e Svezia. Per Bruxelles il rispetto delle scadenze di recepimento rappresenta un elemento essenziale affinché le nuove regole possano entrare pienamente in funzione in modo uniforme all’interno del mercato unico europeo.
Con questa iniziativa, la Commissione conferma l’intenzione di rendere più credibile il mercato delle dichiarazioni ambientali e di rafforzare la fiducia dei consumatori nei confronti delle informazioni ESG diffuse dalle imprese, si legge in una nota.

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