La commissione ECON del Parlamento europeo ha approvato la revisione della SFDR con 37 voti favorevoli. Si alle tre nuove categorie di prodotto che sostituiranno gli Articolo 8 e 9 e riduzione delle informaziooni richieste agli operatori più piccoli.
Tre nuove categorie per i fondi green, che sostituiranno gli Articolo 8 e Articolo 9, paletti più rigidi sugli investimenti nei combustibili fossili e taglio netto della burocrazia per i piccoli operatori. Sono questi i tre pilastri della revisione della SFDR, il regolamento sulla trasparenza della finanza sostenibile, a cui la commissione Affari economici e monetari del Parlamento europeo (ECON) ha dato il via libera.
Il testo, approvato con 37 voti favorevoli, 9 contrari e 4 astensioni, tenta di risolvere il problema del greenwashing, cercando di rendere i prodotti finanziari confrontabili e offrendo regole più chiare a operatori finanziari, imprese e investitori. Questo passaggio, dunque, segna un nuovo avanzamento nella revisione del quadro europeo sulla finanza sostenibile.
La SFDR è il regolamento sull’informativa di sostenibilità per i prodotti finanziari. Non stabilisce dove debbano essere investiti i capitali, ma impone agli operatori finanziari di fornire informazioni sulle caratteristiche e sugli obiettivi di sostenibilità dei prodotti, così da consentire agli investitori di valutare rischi e impatti delle attività che finanziano. Uno dei punti centrali della riforma riguarda proprio la classificazione dei prodotti. I deputati sostengono il modello proposto dalla Commissione e basato su tre nuove categorie: sostenibili, di transizione e prodotti di base ESG. L’obiettivo è rendere più immediato il confronto tra strumenti finanziari e ridurre il rischio che indicazioni generiche sulla sostenibilità inducano gli investitori a scelte basate su informazioni poco chiare.
Le categorie, però, dovranno rispettare requisiti precisi. I prodotti di transizione, ad esempio, non potranno investire in società che traggono profitto dall’esplorazione, estrazione, lavorazione o raffinazione di combustibili fossili, salvo condizioni stringenti legate agli investimenti nella transizione, alla riduzione delle emissioni e a piani misurabili con scadenze definite. Anche i prodotti classificati come base ESG dovranno indicare chiaramente la propria esposizione al settore fossile.
Per tutte le categorie viene inoltre previsto un presidio sui diritti umani e sul diritto umanitario, con l’esclusione delle imprese che li violano. Le società di investimento dovranno effettuare attività di due diligence e monitoraggio almeno annuale, verificando anche esposizione ai combustibili fossili, emissioni di gas serra, impatti sulla biodiversità e altri effetti negativi sugli obiettivi ESG dichiarati.
La riforma interviene anche sugli obblighi informativi. Solo i maggiori operatori finanziari dovrebbero essere chiamati a rendicontare il proprio impatto ambientale e sociale, mentre gli investitori professionali sarebbero esclusi dal nuovo perimetro. Resterebbero inoltre fuori consulenza finanziaria e gestione di portafoglio, con l’obiettivo dichiarato di alleggerire gli oneri amministrativi.
Il testo approvato dalla commissione rappresenta però ancora un passaggio del processo legislativo. Il mandato negoziale sarà annunciato all’inizio della sessione plenaria del 1° ottobre e la versione definitiva dovrà essere concordata con il Consiglio dell’Unione europea prima di poter entrare in vigore.
