La bozza di revisione del regolamento propone nuovi obblighi di trasparenza, criteri più rigidi per l’etichettatura sostenibile e misure anti-greenwashing per i prodotti finanziari. Per Eurosif “si va nella giusta direzione”.
Il Parlamento europeo accelera sulla stretta ai fondi ESG. La nuova bozza di revisione della Sustainable Finance Disclosure Regulation (SFDR) propone un rafforzamento significativo dei requisiti di trasparenza e dei criteri necessari per qualificare un prodotto finanziario come sostenibile, nel tentativo di ridurre il rischio di greenwashing e rendere il mercato europeo della finanza sostenibile più credibile, comparabile e verificabile per gli investitori.
La revisione interviene su un framework normativo che, sin dalla sua entrata in vigore nel 2021, ha sollevato non poche perplessità. La SFDR era nata per standardizzare le disclosure ESG degli operatori finanziari e aiutare gli investitori a valutare meglio i rischi e gli impatti di sostenibilità dei prodotti finanziari.
Già nella revisione condotta dalla Commissione europea nel 2023 era però emerso come le classificazioni previste dagli articoli 8 e 9, concepite inizialmente come semplici regimi di disclosure, fossero state progressivamente trasformate dal mercato in vere e proprie etichette ESG dei fondi, creando una classificazione di fatto mai prevista dal legislatore europeo. Questo ha portato molti investitori a considerare automaticamente i prodotti Articolo 9 come “totalemnte sostenibili” e quelli Articolo 8 come “ESG”, aumentando esponenzialmente il rischio di greenwashing.
Indice
Nuove categorie di prodotto, PAI obbligatori e criteri più severi
Per superare questa ambiguità, la Commissione ha proposto di sostituire l’attuale impostazione con un nuovo sistema di categorizzazione più chiaro e strutturato, articolato in tre categorie. La categoria “Sustainable” sarebbe riservata ai prodotti che contribuiscono direttamente a obiettivi ambientali o sociali e rispettano standard elevati; la categoria “Transition” includerebbe invece i fondi che investono in aziende o progetti impegnati in percorsi credibili e misurabili di transizione; infine, la categoria “ESG Basics” riguarderebbe i prodotti che integrano fattori ESG nei processi di investimento senza soddisfare i requisiti più stringenti delle prime due categorie.
La bozza di revisione elaborata dal Parlamento europeo mantiene questa architettura ma introduce una serie di requisiti aggiuntivi destinati a irrigidire il sistema. Tra le novità principali figura l’introduzione obbligatoria di un set minimo di indicatori Principal Adverse Impact (PAI) per tutti i prodotti che ricadono in una delle tre categorie SFDR. Gli indicatori, che saranno definiti a livello tecnico, introdurrebbero per la prima volta una base comparabile comune per misurare gli impatti negativi ambientali e sociali dei prodotti finanziari, consentendo agli investitori di confrontare i fondi in maniera più immediata e trasparente.
Oltre ai PAI obbligatori, i gestori dovranno anche comunicare eventuali ulteriori indicatori considerati materialmente rilevanti per il singolo prodotto. Nelle intenzioni del legislatore europeo, questo dovrebbe limitare l’utilizzo di claim ESG generici o poco verificabili e rafforzare la coerenza tra strategia dichiarata e composizione effettiva dei portafogli.
Un altro elemento centrale della proposta riguarda il rafforzamento delle disclosure sulle strategie di engagement. La bozza introduce infatti un approccio “comply or explain” per tutte le categorie SFDR: gli operatori finanziari dovranno spiegare in che modo esercitano attività di engagement con le società partecipate in linea con gli obiettivi di sostenibilità del prodotto oppure motivare l’assenza di tali pratiche.
Parallelamente, il testo introduce misure più severe sul fronte anti-greenwashing. I prodotti non classificati nelle nuove categorie SFDR ma che continuano a richiamare fattori ESG o sostenibili nella documentazione commerciale dovranno includere un disclaimer esplicito nella documentazione precontrattuale, nei documenti periodici o nei KID PRIIPs, chiarendo agli investitori retail che il prodotto non soddisfa gli standard europei previsti per i fondi sostenibili.
La proposta irrigidisce inoltre i requisiti della categoria “ESG Basics”, prevedendo che tali prodotti escludano almeno il 20% dei titoli con il rating di sostenibilità più basso rispetto all’universo investibile o al benchmark di riferimento. Viene inoltre eliminata la cosiddetta “safe harbour provision” per i prodotti collegati ai benchmark Paris-Aligned, che consentiva di considerarli automaticamente coerenti con i requisiti di sostenibilità previsti dalle categorie più ambiziose, come “Transition” e “Sustainable”. La modifica punta invece a garantire che tutti i prodotti ESG siano valutati secondo gli stessi criteri del framework SFDR.
Eurosif: “si va verso la giusta direzione, ma ancora non basta”
Secondo Eurosif, l’European Sustainable Investment Forum, la bozza rappresenta “una solida base di discussione” e introduce miglioramenti significativi rispetto alla proposta iniziale della Commissione.
“Questo progetto di relazione fornisce una solida base di discussione, preservando l’architettura principale della proposta della Commissione e introducendo miglioramenti significativi”, ha dichiarato Nathalie Dogniez, Chair di Eurosif. “Sono tuttavia necessari ulteriori aggiustamenti affinché il framework SFDR sia efficace e utilizzabile, ad esempio adattando meglio criteri e soglie alle diverse asset class, come private asset, real estate e strumenti sovrani”.
Più critica la posizione di Aleksandra Palinska, Executive Director di Eurosif, secondo cui il testo lascia ancora aperte alcune lacune strutturali. “Sebbene il report introduca una serie di miglioramenti positivi, l’assenza del principio Do No Significant Harm dalla categoria degli investimenti sostenibili resta una debolezza significativa“, ha osservato Palinksa. “Anche i criteri sociali ricevono ancora un’attenzione limitata, nonostante siano centrali per sostenere una transizione giusta verso un’economia sostenibile”.
Secondo Eurosif, il mantenimento di solide disclosure a livello di entità sarà inoltre fondamentale per garantire coerenza tra i prodotti ESG commercializzati e l’approccio complessivo adottato dagli operatori finanziari in materia di sostenibilità e gestione del rischio.
La bozza sarà presentata il 3 giugno alla commissione ECON del Parlamento europeo, mentre il voto è previsto per il 15 luglio. Il confronto parlamentare potrebbe rappresentare uno dei passaggi più importanti per il futuro della finanza sostenibile europea, in un momento in cui Bruxelles punta a trasformare il mercato ESG da framework prevalentemente dichiarativo a sistema basato su criteri comparabili, verificabili e sempre meno esposti al rischio di greenwashing.
