Approvati gli European Sustainability Reporting Standards (ESRS) rivisti e il nuovo standard volontario per le imprese (VSME) escluse dal perimetro di applicazione della CSRD. Tra le novità, semplificazioni degli obblighi informativi, maggiore allineamento agli standard ISSB e chiarimenti per gli asset manager.
La Commissione europea ha adottato gli European Sustainability Reporting Standards (ESRS) nella loro versione definitiva e il nuovo standard volontario di rendicontazione di sostenibilità (Voluntary Sustainability Reporting Standard for SMEs – VSME) destinato alle PMI non quotate, escluse dall’ambito di applicazione della Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD). L’adozione degli atti delegati conclude il percorso di revisione degli standard avviato con il pacchetto Omnibus I e seguito, negli ultimi mesi, dalla consultazione pubblica sulle bozze presentate dalla Commissione (“Have your Say”). I testi saranno ora trasmessi al Parlamento europeo e al Consiglio e, in assenza di obiezioni da parte dei due co-lesgislatori, entreranno in vigore dopo la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.
La versione finale conferma sostanzialmente l’impianto presentato a maggio dalla Commissione, che recepiva in larga parte il parere tecnico elaborato da EFRAG nell’ambito del mandato ricevuto con l’Omnibus I. Gli ESRS risultano più sintetici, introducono nuove flessibilità applicative e semplificano alcuni processi, tra cui la valutazione di materialità utilizzata per individuare le informazioni da rendicontare. Nel complesso, il numero dei datapoint obbligatori viene ridotto di oltre il 60%, mentre la riduzione complessiva delle informazioni richieste supera il 70% rispetto alla versione originaria degli standard.
L’obiettivo dichiarato dalla Commissione è ridurre gli oneri amministrativi per le imprese mantenendo elevata la qualità delle informazioni di sostenibilità richieste agli operatori di mercato. Secondo Bruxelles, le modifiche introdotte consentiranno di abbattere di oltre il 30% i costi di rendicontazione per ciascuna impresa, contribuendo all’obiettivo più ampio dell’esecutivo europeo di ridurre del 25% gli oneri associati agli obblighi informativi.
Gli standard rivisti rappresentano uno dei pilastri della strategia europea di semplificazione della rendicontazione ESG. Definiscono il quadro informativo attraverso cui le imprese comunicano dati sui temi ambientali, sociali e di governance (ESG), inclusi cambiamento climatico, biodiversità e diritti umani. Le informazioni raccolte hanno l’obiettivo di consentire a investitori e stakeholder di valutare i rischi legati alla sostenibilità cui le aziende sono esposte e gli impatti delle loro attività su persone e ambiente.
Indice
Le principali novità degli ESRS definitivi
Pur confermando quasi integralmente la bozza sottoposta a consultazione, la Commissione ha introdotto alcuni chiarimenti.
Uno dei più rilevanti riguarda gli asset manager. I gestori che amministrano investimenti per conto dei clienti nell’ambito di un mandato fiduciario non saranno tenuti a includere nelle proprie informative le informazioni di sostenibilità relative a tali investimenti. La Commissione chiarisce infatti che tali dati sono riconducibili all’attività dei clienti e non del gestore, evitando così duplicazioni degli obblighi di reporting e un carico amministrativo ritenuto sproporzionato.
Restano inoltre confermate le modifiche volte a rafforzare la convergenza tra gli ESRS e gli standard elaborati dall’International Sustainability Standards Board (ISSB). In particolare, le imprese potranno scegliere se determinare il perimetro delle emissioni di gas serra secondo il criterio del controllo finanziario oppure del controllo operativo. La scelta incide sulle attività e sugli asset inclusi nell’inventario emissivo dell’azienda, offrendo maggiore flessibilità alle imprese e favorendo una maggiore coerenza con i framework globali di reporting.
Viene inoltre mantenuto il nuovo obbligo di trasparenza per i piani di transizione climatica: le aziende che comunicheranno target non allineati all’obiettivo di limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C dovranno dichiararlo esplicitamente nelle proprie informative.
Lo standard volontario di rendicontazione per le PMI
Contestualmente agli ESRS, la Commissione ha adottato anche il nuovo standard volontario di rendicontazione destinato alle imprese che non rientrano più nell’ambito della CSRD dopo la revisione introdotta dall’Omnibus. Lo standard riprende quasi integralmente il Voluntary Standard for SMEs (VSME) sviluppato da EFRAG, con modifiche limitate, ed è considerato proporzionato anche per imprese fino a 1.000 dipendenti.
o standard volontario assume un ruolo centrale nella gestione delle richieste informative lungo la catena del valore. Pensato per le imprese escluse dall’ambito della CSRD, fornisce un riferimento unico e proporzionato per rispondere alle richieste di informazioni sulla sostenibilità provenienti da grandi aziende e istituzioni finanziarie. Allo stesso tempo, introduce un “value chain cap”: le imprese soggette alla CSRD non potranno richiedere ai partner della propria filiera con meno di 1.000 dipendenti dati ESG aggiuntivi rispetto a quelli previsti dallo standard volontario, limitando così il rischio di richieste eccessive o frammentate.
