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CSRD, si riaccende l’ipotesi di framework unico ESRS-ISSB: che fine fa la doppia materialità?

A pochi mesi dall’accordo dell’Unione Europea per semplificare gli obblighi della CSRD, la Commissione Europea potrebbe rivedere le regole sulla rendicontazione della sostenibilità. L’obiettivo è convergere verso uno standard globale, che permetta alle multinazionali di adottare un solo framework, con un risparmio di costi e maggiore chiarezza. Il principale nodo da sciogliere resta la piena interoperabilità tra gli ESRS e gli standard internazionali ISSB. Secondo Responsible Investor, la Commissione europea starebbe infatti considerando una mossa dell’ultimo minuto per adottare ufficialmente gli standard globali di sostenibilità ISSB nell’ambito delle revisioni normative in corso. A fronte dei vantaggi operativi per i grandi gruppi, il rischio è che prevalga una logica totalmente finanziaria, perdendo anche il doppio sguardo sugli impatti, che caratterizza l’approccio della CSRD, che parte dall’analisi di doppia materialità.

Secondo quanto trapelato, infatti, il presidente dell’ISSB, Emmanuel Faber, avrebbe dichiarato che è stato trovato il modo di superare gli ostacoli dell’interoperabilità tra i due standard, l’unico nodo esistente è quello di separare chiaramente le informazioni finanziariamente rilevanti da quelle relative all’impatto su ambiente e società, evitando che le prime siano “oscurate” dalle seconde. Una posizione che solleva dubbi sul mantenimento dell’obbligatorietà della doppia materialità. Faber, pur dichiarando di rispettare la doppia materialità, riapre il dibattito sugli ESRS e solleva timori di una gerarchia tra dati finanziari e sostenibilità.

Singola e doppia materialità: cosa cambia?

Al centro del confronto restano due approcci distinti. Da un lato la doppia materialità, il principio cardine del modello di rendicontazione europeo (ESRS), che richiede alle imprese una valutazione bidirezionale e sinergica. Da una parte la materialità finanziaria (outside-in), focalizzata su come i fattori ESG possano incidere sulla performance economica dell’azienda, dall’altra la materialità d’impatto (inside-out), volta a rendicontare le esternalità, positive o negative, generate dall’attività imprenditoriale sull’ambiente e sulla società. Per il diritto europeo, queste due dimensioni sono variabili intrinsecamente interconnesse che definiscono l’effettivo profilo di rischio e responsabilità dell’impresa.

Sull’altro fronte, la singola materialità, alla base degli standard ISSB sviluppati nell’ambito degli IFRS per i mercati finanziari globali. Il focus primario degli standard ISSB è la materialità finanziaria, ovvero il complesso di informazioni ESG finanziariamente rilevanti per investitori e mercati in termini di rischi e opportunità economiche.

La proposta dell’ISSB: rischi e preoccupazioni

“Abbiamo trovato un modo per rimuovere i meccanismi di interoperabilità”, ha dichiarato il presidente dell’ISSB Emmanuel Faber durante un discorso al Parlamento Europeo. “L’unica condizione è che i report forniscano tutte le informazioni finanziariamente rilevanti in modo chiaro e non oscurato da informazioni destinate ad altri utenti”. Permettere alle aziende di presentare separatamente i dati per gli investitori consentirebbe di produrre un unico report valido sia per l’Europa che per il resto del mondo, riducendo così l’onere burocratico e i costi di conformità.

Tale approccio “rispetterebbe naturalmente in pieno il principio della doppia materialità”, ha aggiunto Faber. “L’Europa manterrebbe il proprio approccio, i propri standard e la propria sovranità nel settore”.

Tuttavia, il rischio paventato da diversi osservatori è che la distinzione delle informazioni “per investitori” rispetto a quelle di impatto introduca implicitamente una priorità tra le due. “Sebbene l’approccio possa mantenere in vita la doppia materialità in teoria, la indebolisce nella pratica”, ha osservato Andreas Rasche, Professore della Copenhagen Business School. Tale separazione “suggerisce implicitamente che i dati di impatto siano secondari e debbano essere separati per non “oscurare” le informazioni finanziariamente rilevanti”.

La separazione dei dati rilevanti, lungi dall’essere un mero esercizio di impaginazione, si presenta come una distorsione della realtà aziendale. “Le proposte di richiedere alle aziende di differenziare le informazioni finanziarie da quelle d’impatto a livello di singoli punti dati spezzerebbero artificialmente quello che è, per natura, un processo integrato”, ha sottolineato Susanna Arus, responsabile degli affari pubblici dell’UE presso lo studio legale Frank Bold.

Un rischio è che ciò finisca per complicare ulteriormente il rapporto tra aziende e revisori, che si troverebbero ad affrontare valutazioni complesse e ampiamente soggettive su dove tracciare esattamente la linea di confine per ogni singolo dato.

D’altro canto, c’è chi sottolinea che l’approccio della IFRS Foundation, basato su una valutazione finanziaria dei rischi, porti a considerare anche le metriche ambientali, come le amissioni di carbonio, al livello di indicatori finanziari verificabili, regolati da standard contabili verificabili e parte dei rischi finanziari.

Al momento, la Commissione Europea non ha ancora ufficializzato la propria posizione sulla proposta di separazione dei dati o sull’allineamento con l’ISSB. Nel frattempo, l’EFRAG ha avviato un processo di consultazione rivolto a imprese e stakeholder per definire la posizione europea sulla revisione degli standard del Sustainability Accounting Standards Board (SASB).

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