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Sistema finanziario

BCE, con shock climatico disordinato a rischio il 3%-25% degli asset di banche e assicurazioni

I rischi climatici possono diffondersi rapidamente e danneggiare sia le imprese sia le banche. È quanto ribadito dal rapporto di luglio The macroprudential challenge of climate change pubblicato dalla Banca centrale europea (BCE) congiuntamente con il Comitato europeo per il rischio sistemico (European Systemic Risk Board, ESRB) che analizza in che modo gli shock climatici possono influire sul sistema finanziario europeo e aggiunge ulteriori prove sulla natura sistemica dei rischi climatici. Inoltre, fornisce le basi per una risposta di politica macroprudenziale.

Il rapporto ha identificato diversi amplificatori del rischio climatico nel sistema finanziario. Secondo quanto emerge dal documento, infatti, i rischi di transizione possono essere amplificati a causa dei legami economici e finanziari tra banche e società. Per esempio, un’impennata dei prezzi del carbonio potrebbe aumentare la probabilità che l’insolvenza di una società porti a quella di un’altra a essa connessa. Ciò vale in particolare per le imprese ad alta intensità di carbonio, ma potrebbe riguardare anche le loro controparti a minore intensità di carbonio.

Al contempo, i rischi naturali interdipendenti, come lo stress idrico, lo stress termico e gli incendi, possono amplificare il rischio climatico fisico, in quanto possono avvenire contemporaneamente oltre che aggravarsi a vicenda. Anche le dinamiche di mercato possono ampliare l’impatto finanziario dei rischi fisici. Per esempio, uno shock climatico potrebbe portare a un’improvvisa rivalutazione dei prezzi del rischio e a una situazione in cui le istituzioni finanziarie decidano di vendere rapidamente un gran numero di attività esposte nello stesso momento a prezzi stracciati.

L’analisi suggerisce che i rischi climatici potrebbero prendere forma nel sistema finanziario in un ordine specifico. Quindi, in primo luogo, gli shock climatici imprevisti potrebbero avere un impatto improvviso sui prezzi di mercato, colpendo inizialmente i portafogli di fondi di investimento, fondi pensione e compagnie assicurative. In secondo luogo, questo repentino riprezzamento potrebbe causare l’insolvenza delle imprese, con conseguenti perdite per le banche esposte. In uno scenario di transizione che la banca definisce “disordinato”, ossia senza una preparazione agli impatti del cambiamento climatico e ai rischi e in assenza di politiche adeguate, le rispettive perdite di mercato di assicuratori e fondi di investimento potrebbero potenzialmente ammontare al 3% e al 25% sugli asset sottoposti a stress test nel breve termine. Una transizione invece “ordinata” verso il net zero entro il 2050 potrebbe attenuare tali shock e alleviare le conseguenze per le imprese e le banche, riducendo la probabilità di default delle imprese di circa il 13-20% nel 2050 rispetto alle politiche attuali e quindi le perdite di credito per le banche.

Il rapporto valuta infine la portata delle politiche macroprudenziali come parte di una risposta politica più ampia per affrontare l’impatto finanziario del cambiamento climatico. Presenta l’opportunità di adattare gli strumenti esistenti, in particolare le riserve di rischio sistemico o le soglie di concentrazione. Tali misure potrebbero integrare gli sforzi a livello microprudenziale, come l’agenda di vigilanza della BCE sul clima che comprende la revisione tematica dei rischi climatici in corso e lo stress test sul rischio climatico del 2022.