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Fast Fashion

Shein, nel 2024 nuova impennata delle emissioni di CO₂ nonostante gli impegni sul clima

Nonostante la recente approvazione del suo piano net-zero da parte della Science-Based Targets initiative (SBTi), Shein, colosso globale del fast fashion, ha archiviato il 2024 con un aumento del 23% delle emissioni totali di gas serra raggiungendo quota 26,2 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente (rispetto ai 21,3 milioni dell’anno precedente). I dati, contenuti nel report annuale di sostenibilità dell’azienda, evidenziano una tendenza quindi al rialzo che supera le ambizioni climatiche pubblicamente dichiarate negli ultimi mesi. Tanto più che, nello stesso periodo, le vendite globali dell’azienda sono aumentate del 19%, il che significa che anche l’intensità delle emissioni per unità venduta è peggiorata.

L’incremento delle emissioni proviene per il 9,7% dalla produzione e per il 13,7% da trasporto. In particolare queste ultime hanno raggiunto 8,52 milioni di tonnellate di CO₂e, quasi tre volte di più rispetto a quelle di Inditex, proprietaria di Zara, che ha registrato 2,61 milioni di tonnellate nello stesso anno. A determinare questo dato è la forte dipendenza di Shein dal trasporto aereo, utilizzato per spedire direttamente ai consumatori capi provenienti da oltre 7.000 fornitori cinesi in 150 mercati. Sebbene l’azienda abbia aumentato l’uso del trasporto via mare e su strada nel 2024, dichiarando di aver evitato oltre 500.000 tonnellate metriche di emissioni, il trasporto aereo resta comunque centrale nella sua logistica.

Dal bilancio emerge inoltre come in alcune sotto categorie le emissioni siano aumentate sensibilmente nel 2024: è il caso della generazione di rifiuti che ha registrato un incremento del 37,7%, e delle emissioni legate agli spostamenti dei dipendenti in crescita del 52%. E per chiudere il quadro, le performance non sembrano essere migliori nemmeno sul fronte sociale: il report di sostenibilità rivela anche violazioni nelle condizioni di lavoro. Nel 2024 Shein ha interrotto la collaborazione con 12 fornitori (contro 5 nel 2023) per non conformità alle politiche aziendali.

Questi risultati arrivano in un anno in cui Shein ha dichiarato di voler raggiungere le zero emissioni nette entro il 2050 e di ridurre del 90% le emissioni Scope 3, che rappresentano il 96% del totale. Entro il 2030, il colosso mira a diminuire le emissioni Scope 1 e 2 del 42% e le Scope 3 del 25%, rispetto al 2023. Tra le azioni indicate per raggiungere questi obiettivi, l’azienda ha indicato l’uso di elettricità da fonti rinnovabili al 100% in tutte le strutture gestite direttamente entro il 2030, l’utilizzo di materiali riciclati, fronte su cui ha avviato una partnership con l’università Donghua per il riciclo tessile, l’ottimizzazione della logistica, iniziative di economia circolare, come la piattaforma di rivendita SHEIN Exchange.

Ma nonostante ciò, gli esperti restano scettici. Infatti stando ai calcoli di un professore della Tufts University, se Shein dovesse crescere del 25% nei prossimi anni, l’intensità carbonica per unità venduta dovrebbe diminuire dell’85% per rispettare i suoi obiettivi. Cosa di cui è lecito dubitare.

Tanto è vero che istituzioni e governi sembrano non stare a guardare. In Francia, per esempio il Senato ha approvato una legge sul fast fashion che vieterebbe la pubblicità a marchi come Shein e Temu. L’azienda è anche nel mirino delle autorità europee e statunitensi per presunte violazioni dei diritti dei consumatori, sconti ingannevoli e uso scorretto dei dati personali.