Con una mossa congiunta e coordinata a livello europeo, la Commissione Europea e la rete per la cooperazione per la tutela dei consumatori (CPC) hanno notificato oggi al marketplace cinese SHEIN una serie di gravi violazioni delle normative UE sulla tutela dei consumatori. Al centro delle accuse ci sono le pratiche di marketing scorrette, le informazioni ingannevoli, la mancanza di trasparenza nei contatti e le presunte dichiarazioni ambientali fuorvianti.
La notifica, arrivata dopo un’indagine approfondita condotta da Belgio, Francia, Irlanda e Paesi Bassi sotto il coordinamento di Bruxelles, impone al gigante dell’e-commerce di adeguare le proprie operazioni al diritto comunitario. SHEIN ha ora un mese di tempo per replicare e proporre correttivi concreti. In caso contrario, le autorità nazionali potranno procedere con misure coercitive, comprese sanzioni pecuniarie calcolate sul fatturato annuo nei rispettivi Stati membri.
“Tutte le imprese che si rivolgono ai consumatori dell’UE devono rispettare le nostre regole. L’azione odierna invia un messaggio chiaro: non eviteremo di tenere conto delle piattaforme di e-commerce, indipendentemente da dove si trovino. Le norme dell’UE in materia di tutela dei consumatori non sono facoltative: devono essere applicate in tutti i casi. Accolgo con grande favore l’azione decisiva intrapresa dalla rete CPC. Spetta ora a SHEIN intensificare, rispettare le norme e allineare pienamente le sue pratiche alle norme dell’UE in materia di consumatori” ha dichiarato Michael McGrath, Commissario per la Democrazia, la giustizia, lo Stato di diritto e la tutela dei consumatori.
Le nuove accuse a SHEIN
Tra i comportamenti contestati a SHEIN figurano sconti falsi basati su prezzi non verificabili, tecniche di vendita sotto pressione con countdown e timer fuorvianti, informazioni carenti o scorrette su resi e rimborsi e la diffusione di presunte dichiarazioni di sostenibilità senza fondamento verificabile.
Inoltre, si contesta l’uso di etichette ingannevoli che attribuiscono “valori aggiunti” ai prodotti, quando tali caratteristiche sono in realtà obbligatorie per legge, nonché l’occultamento di canali di contatto per impedire ai consumatori di ricevere assistenza. L’indagine riguarda anche la trasparenza delle recensioni e delle classifiche dei prodotti e il modo in cui SHEIN gestisce i rapporti contrattuali con venditori terzi.
Il nodo delle “dichiarazioni ambientali ingannevoli” di SHEIN, in particolare, tocca un tema sensibile per gli investitori attenti alla sostenibilità: il rischio di greenwashing e la necessità di certificazioni credibili lungo le catene di fornitura globali.
SHEIN ha 30 giorni per replicare alle contestazioni della rete CPC e proporre un piano di azione. Se l’azienda non dovesse fornire risposte soddisfacenti, gli Stati membri potranno avviare procedure nazionali, inclusa l’imposizione di multe.
La procedura contro SHEIN si affianca, ma non si sovrappone, alle indagini attualmente in corso da parte della Commissione Europea sul rispetto delle norme DSA da parte della piattaforma, con particolare attenzione alla presenza di merci illegali, alla gestione dei reclami e alla promozione di prodotti con impatti potenzialmente nocivi per la salute e il benessere.
Il contesto
L’azione contro SHEIN arriva in un momento di profondi cambiamenti normativi in materia di commercio elettronico. Negli ultimi anni infatti, l’Unione Europea ha progressivamente rafforzato il proprio arsenale legislativo per rispondere alle sfide poste dall’e-commerce globale. Il pacchetto per un commercio elettronico sicuro e sostenibile, presentato nel febbraio 2025, ha introdotto infatti una visione integrata per garantire la conformità dei prodotti immessi sul mercato europeo lungo tutto il ciclo di vita. All’interno di questa cornice si inseriscono tanto il Regolamento sulla sicurezza generale dei prodotti (GPSR) quanto la Legge sui servizi digitali (DSA).
In questo caso, la Commissione si è avvalsa del Regolamento sulla cooperazione per la tutela dei consumatori, che consente agli Stati membri, insieme a Norvegia e Islanda, di condurre indagini congiunte su potenziali violazioni transfrontaliere.
L’azione della rete CPC assume un peso ancora maggiore se si considera che SHEIN è stata ufficialmente designata, nell’aprile 2024, come “Very Large Online Platform” (VLOP) ai sensi del Digital Services Act. Questo comporta obblighi stringenti quali: valutare e mitigare i rischi sistemici, garantire la rimozione tempestiva di contenuti illegali, assicurare la trasparenza degli algoritmi e tutelare i diritti fondamentali degli utenti, inclusi quelli dei consumatori.
Questa vicenda rappresenta un banco di prova importante non solo per SHEIN, ma per tutto l’ecosistema del commercio digitale. Le autorità europee stanno chiaramente tracciando una linea rossa: le piattaforme che operano nel mercato UE – a prescindere dalla loro origine – devono garantire piena trasparenza, rispetto delle regole e correttezza nei confronti dei consumatori.
Per gli investitori e le realtà ESG, è un ulteriore segnale della crescente attenzione che l’Unione Europea riserva alla sostenibilità digitale, alla protezione dei diritti e alla lotta contro le pratiche scorrette. E soprattutto, un promemoria che la reputazione, nel nuovo paradigma normativo, è un asset che non può essere trascurato.
La risposta di SHEIN
A seguito dell’iniziativa dell’UE l’azienda ha risposto con la seguente dichiarazione ufficiale, ricevuta da ESGnews in data 27 maggio: “SHEIN sta collaborando in modo costruttivo con le autorità nazionali competenti per la tutela dei consumatori e con la Commissione Europea, con l’obiettivo di dimostrare il proprio impegno nel garantire la piena conformità alle normative dell’Unione Europea. Continuiamo a partecipare attivamente a questo dialogo per affrontare eventuali criticità e contribuire a soluzioni efficaci. La nostra priorità è assicurare ai nostri consumatori un’esperienza di acquisto online sicura, affidabile e soddisfacente”.
