Interviste

Nuveen: come portare un portafoglio a zero emissioni nette

Gli investitori hanno di fronte a sé molte scelte quando decidono di porsi un obiettivo Net Zero per i portafogli. Derek Jun del team di gestione del rischio di investimento di Nuveen, ha studiato un metodo che prevede l’utilizzo di sei diverse leve per creare un portafoglio a zero emissioni nette. Due sono esterne e dipendono dalla capacità di prevedere come aziende e stati saranno in grado di portare avanti i propri target di decarbonizzazione, le altre invece sono strettamente legate alle scelte di asset allocation dei gestori.

In questa intervista, Jun illustra il framework che il team di Nuveen sta sviluppando per aiutare il TIAA General Account, il fondo pensione statunitense degli insegnanti, nonché il più grande fondo pensione impegnato sull’obiettivo Net Zero, a capire le sue opzioni per raggiungere le zero emissioni nette entro il 2050. L’esperto spiega, in particolare, come gli investitori possano passare dalle parole ai fatti, anche alla luce delle diverse decisioni di investimento necessarie per raggiungere tale obiettivo e delle molteplici incognite che incombono sulla gestione del rischio climatico.

Cosa significa un impegno “net zero” per gli investitori istituzionali?

Da una prospettiva organizzativa, l’impegno comporta la necessità abbassare l’impronta di carbonio delle loro operazioni fino a raggiungere le zero emissioni nette. Come investitore, questo obiettivo si riferisce alle emissioni del portafoglio finanziato. A questo proposito, è importante chiarire perché un investitore possa essere motivato a impegnarsi per le zero emissioni. Magari per il desiderio di produrre un impatto positivo. O forse perché ritiene che l’impronta di carbonio del portafoglio gestito rappresenti un rischio di investimento. O forse è un mix di queste ragioni.

Partendo dal secondo fattore, gli investitori potrebbero voler ottimizzare il portafoglio minimizzando tale rischio. Questo presuppone che non stiano sacrificando alcun rendimento, il che può essere più o meno vero. Ecco perché è importante per gli investitori capire i compromessi che derivano dall’esecuzione di un impegno a zero emissioni nette.

L’intensità di carbonio è un buon indicatore del rischio di investimento?

Derek Jun, team di gestione del rischio di investimento di Nuveen

L’intensità di carbonio può aiutare a dare un’idea del rischio potenziale ma, singolarmente, potrebbe anche essere un falso indicatore del rischio di investimento. La maggior parte delle metriche di intensità di carbonio, come per esempio in rapporto ai ricavi o all’enterprise value, ignora i tradizionali attributi di rischio dell’investimento, come il rapporto tra debito e capitale, la qualità del credito o la duration.

Come gestori di investimento, il nostro ruolo è quello di identificare rischi, valutare il premio al rischio incorporato nei prezzi e stabilire se offra un valore o una compensazione sufficiente per quei determinati rischi. Un impegno verso il net zero ha il potenziale per superare l’approccio di investimento tradizionale se limita l’uso delle metriche disponibili. Potrebbe, per esempio, implicare che alcune obbligazioni (come quelle ad alta intensità di carbonio) siano da evitare, indipendentemente dal loro prezzo o dal rendimento atteso. In questi casi, gli investitori dovrebbero cercare di capire come un indicatore come l’intensità di carbonio di un’attività guidi il rischio di investimento e i rendimenti futuri attesi.

Come fa l’impegno per l’azzeramento delle emissioni a concretizzarsi effettivamente in un
portafoglio net zero?

Ci sono molti percorsi diversi per decarbonizzare i portafogli istituzionali. E ci sono molte incognite lungo questi percorsi. La chiave è fissare la destinazione ed essere flessibili nell’utilizzare le varie leve decisionali disponibili. Il primo passo è capire perché l’organizzazione sta assumendo l’impegno verso l’azzeramento delle emissioni. Questo influenzerà la scelta della metrica di impronta carbonica, con la quale misurare il progresso, il periodo di tempo, gli obiettivi intermedi e la propensione a sacrificare qualsiasi rischio o rendimento. Questi fattori confluiscono nel piano di esecuzione e nella creazione di un portafoglio indirizzato verso un percorso zero emissioni.

In questa fase, è anche importante identificare alcuni di questi fattori sconosciuti. Questi ultimi includono l’appropriato standard di contabilità del carbonio, la futura intensità di carbonio delle economie o delle aziende e il potenziale compromesso tra intensità di carbonio e rendimento. Riconoscere questi aspetti aiuta a comprendere qualsiasi conseguenza non intenzionale di potenziali azioni sul portafoglio. Per esempio, l’energia è il settore a più alta intensità di carbonio ed è il settore azionario con la migliore performance a oggi. Le decisioni di investire o disinvestire dal settore avrebbero quindi un impatto materiale sui rendimenti.

Quali sono in particolare le varie leve decisionali di investimento disponibili agli investitori che ha menzionato?

Nel nostro processo di pianificazione, abbiamo identificato in particolare sei leve che gli investitori possono utilizzare. Le prime due sono esterne all’investitore, e fanno quindi affidamento su altre parti per raggiungere gli obiettivi net zero. Si può per esempio investire in società che si sono date obiettivi di azzeramento delle emissioni, e si può anche lavorare sul presupposto che le economie abbracceranno la transizione attraverso miglioramenti della rete e cambiamenti delle fonti di energia. Se gli investitori ritengono che le società raggiungeranno effettivamente i loro obiettivi, allora possedere questi titoli è coerente con un obiettivo di portafoglio net zero.

Poi ci sono le quattro leve interne, che dovrebbero essere già familiari agli investitori. Innanzitutto, asset allocation e allocazione settoriale, che comportano una rimodulazione delle partecipazioni, con il passaggio da attività e settori ad alta intensità di carbonio a quelli a minore intensità di carbonio. Poi c’è la selezione dei titoli, che comporta la scelta di investimenti a bassa intensità all’interno dell’asset class o del settore. I portafogli a reddito fisso possono essere riequilibrati nel tempo man mano che le obbligazioni scadono, ma i portafogli azionari richiedono la decisione di vendere qualcosa per riequilibrare. La quarta leva interna si ha nei casi in cui gli investitori hanno un controllo che permette loro di imporre cambiamenti operativi a livello di attività. Per esempio, un investitore potrebbe scegliere
di investire nell’approvvigionamento di energia rinnovabile, nel miglioramento dell’efficienza energetica o per acquistare materiali a bassa impronta di carbonio.

In quale modo gli investitori dovrebbero utilizzare tali leve?

Il loro utilizzo deve essere parte di un piano più ampio, che incorpori gli obiettivi di portafoglio desiderati e i vincoli, in realtà non molto diverso da un piano di investimento tradizionale. In primo luogo, un investitore dovrebbe definire i propri obiettivi, con una chiara comprensione del motivo per cui vuole fissare un obiettivo a zero emissioni nette. Dovrebbe essere in grado di descrivere l’obiettivo che intende raggiungere in termini di riduzione di CO2 e definire il periodo di tempo per raggiungerlo. E’ questa la fase in cui gli investitori dovrebbero capire quali compromessi, se ci sono, sono disposti a fare sulle metriche di portafoglio tradizionali di rischio e di rendimento.

La fase successiva è la definizione dell’allocazione strategica, che incorpora la visione sulle leve esterne e sul modo in cui le economie e le società avanzeranno nei propri obiettivi di decarbonizzazione. L’asset allocation dinamica spiega poi come le leve interne sono utilizzate, nel rispetto di linee guida di investimento per classi di attività specifiche e limiti di rischio. I titoli vengono selezionati all’interno di questo quadro per creare il portafoglio. A seconda del tipo di investitore, alcune di queste attività possono essere delegate a un gestore esterno. Ma il modo in cui un investitore usa queste leve dipenderà dalla sua visione su come pensa che le altre organizzazioni agiranno sul cambiamento climatico e con quale velocità intendono raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione. Il quadro permette all’investitore di incorporare diversi presupposti nel modello e simulare diversi percorsi verso il net zero.

In che modo le diverse visioni influenzano la costruzione del portafoglio?

Prendiamo l’esempio di investitori fiduciosi che gli impegni dei governi e delle aziende saranno sufficienti per la decarbonizzazione delle economie. È improbabile che questi investitori cedano attività ad alto contenuto di carbonio, ed è più probabile che mantengano l’esposizione a classi di attività, settori e titoli ad alto contenuto di carbonio. Le decisioni di investire saranno probabilmente basate sulle aspettative di rendimento adeguate al rischio, senza considerare l’intensità di carbonio di un investimento. Il percorso e le tempistiche per il raggiungimento di un portafoglio a zero emissioni seguiranno quelli dell’economia e degli impegni delle aziende.

Altri investitori che intendono raggiungere l’obiettivo di decarbonizzazione più velocemente, perché credono che sia necessario un approccio più attivo, possono farlo utilizzando le leve decisionali interne. Ma hanno bisogno di capire se, così facendo, stanno sacrificando parte del rendimento dell’investimento. Questi investitori probabilmente cederanno asset class, settori e titoli ad alto contenuto di carbonio, vietando qualsiasi nuovo investimento ad alta intensità di carbonio, e faranno investimenti in opportunità a basso contenuto di carbonio. Quindi, tirando le leve interne della strategia di allocazione e dei settori e della selezione dei titoli, un investitore può portare il suo portafoglio a zero emissioni più velocemente, seppure con qualche potenziale compromesso sui rendimenti.