Polemica

Gestore USA sotto accusa per sponsorizzazione di gruppo “anti-ESG”

Una sponsorizzazione di un gruppo non proprio attento a tematiche squisitamente ESG sta mettendo in difficoltà alcuni gestori normalmente attenti alla sostenibilità. Secondo quanto riporta il Financial Times, Federated Hermes, società di gestione statunitense, starebbe subendo pressioni per fornire spiegazioni riguardo la sua sponsorizzazione di una coalizione di alti funzionari pubblici statunitensi che si sono dichiarati apertamente contrari all’azione sul cambiamento climatico.

Tre fondi pensione danesi clienti di Federated Hermes, infatti, hanno chiesto di sapere perché abbia accettato di fare da gold sponsor alla State Financial Officers Foundation (SFOF), un gruppo repubblicano che avrebbe minacciato di togliere gli asset delle pensioni statali alle società che non sostengono l’industria dei combustibili fossili.

L’organizzazione, che raccoglie il sostegno di alti funzionari finanziari eletti di 23 Stati americani, oltre ad aver esercitato un’attività di lobby contro le politiche dell’amministrazione Biden volte a contenere il riscaldamento climatico, si è anche opposta alle proposte della SEC (Securities and Exchange Commission) di introdurre nuovi standard di divulgazione del rischio climatico per gli investitori istituzionali.

In questo contesto, dato che Federated Hermes gode di un’ottima reputazione come sostenitore degli investimenti ESG – come sottolinea il Financial Times – il gestore si è trovato costretto a rispondere alle critiche sulla sua sponsorizzazione dell’SFOF, dichiarando che essa “non serve ad avallare la prospettiva particolare di un’organizzazione su qualsiasi questione”.

“La diversità di pensiero e il rispetto per le opinioni altrui, a prescindere dalle differenze con le nostre, sono fondamentali per la creazione di un consenso a lungo termine e per il miglioramento del nostro mondo”, ha scritto l’amministratore delegato Christopher Donahue in una dichiarazione della scorsa settimana.

Tuttavia, sottolinea il Financial Times, Anders Schelde, chief investment officer del fondo pensione danese AkademikerPension, avrebbe dichiarato che la risposta è “insoddisfacente” perché non spiega la scelta di Federated Hermes di diventare “gold sponsor” della fondazione e non chiarisce se la sponsorizzazione verrà abbandonata o ridotta alla luce delle dichiarazioni anti-ESG della SFOF.

Anche Kirstine Lund Christiansen, responsabile ESG del fondo pensione danese P+, ha commentato di aver “chiesto una dichiarazione più concreta a Federated Hermes su come considera l’approccio al clima di SFOF”.

Inoltre, un terzo importante fondo pensione danese ha aggiunto di essere “in attesa di una risposta da parte di Federated Hermes prima di decidere qualsiasi altra azione”.

Negli Stati Uniti, Federated Hermes non è l’unico a trovarsi in questa posizione. Infatti, anche i gestori patrimoniali Fidelity Investments e Invesco, che offrono fondi ESG, sono elencati come silver sponsor dell’SFOF. E hanno deciso di non rilasciare dichiarazioni a riguardo.

I politici repubblicani svolgono forti pressioni sulle logiche di mercato e frenano la corsa degli Stati Uniti verso la transizione ad un sistema economico più sostenibile, ponendoli in una posizione di svantaggio rispetto ai traguardi europei.

Tuttavia, come evidenzia il Financial Times, gestori come Federated Hermes, Fidelity Investments e Invesco che anno firmato i Principi per l’investimento responsabile delle Nazioni Unite, dovrebbero rivedere relazioni come quelle che intessono con la SFOF. “Il PRI si aspetta che tutti i firmatari rivedano regolarmente i loro impegni nei confronti di enti e associazioni esterne e che si assicurino che qualsiasi attività in tal senso sia coerente con gli impegni assunti dai firmatari stessi in materia di investimenti responsabili”, ha dichiarato rispetto a questa questione Nathan Fabian, Chief Responsible Investment Officer del PRI.