In un momento in cui gli investimenti ESG stanno attraversando una fase di ripensamento – evidenziata, tra l’altro, dal dato negativo sulla raccolta globale nel primo trimestre del 2025, Allianz analizza la loro evoluzione negli ultimi 20 anni e ne trae otto lezioni fondamentali. La conclusione è che solo integrando i fattori ambientali, sociali e di governance nelle decisioni di investimento è possibile ottenere una visione più ampia degli impatti economici, coerente con la gestione di rischi sistemici come il cambiamento climatico, che si manifestano su orizzonti temporali più lunghi rispetto alla pianificazione aziendale o alle scelte di portafoglio di un asset manager. Il cambiamento climatico, in particolare, rappresenta un’emergenza globale con una dimensione collettiva, che mal si concilia con le logiche d’investimento tradizionali. Non è un mistero, per esempio, che un’azienda impegnata a ridurre le proprie emissioni rischi di vedere vanificati i propri sforzi di investimento se gli altri attori non adottano misure analoghe. Oppure che i danni climatici più gravi potrebbero colpire Paesi che contribuiscono poco alle emissioni di CO₂.
Per Allianz il sistema integrato che permette di comporre questi apparenti conflitti è l’ESG. “Dopo due decenni di dati, dibattiti ed evoluzione, gli investimenti ESG sono passati da semplici parole di moda a una componente centrale dell’allocazione moderna del capitale. Gli investimenti ESG rappresentano la risposta a una doppia emergenza: quella dei rischi sistemici globali, come il cambiamento climatico. Rischi particolarmente difficili da affrontare perché incarnano due dilemmi intrecciati, da una parte la tragedia dei beni comuni e dall’altra la tragedia dell’orizzonte temporale” scrivono gli analisti di Allianz nel report.
Lezione numero 1: gli investimenti ESG sono la risposta a una doppia tragedia
I rischi sistemici globali, come il cambiamento climatico, sono particolarmente difficili da affrontare perché racchiudono due sfide rilevanti. Da una parte quella che Allianz definisce come “la tragedia dei beni comuni”: ogni attore beneficia dell’azione per il clima, ma ha incentivi a non agire, beneficiando dell’azione altrui. E la seconda è la sfida relativa all’orizzonte temporale: i danni più rilevanti del riscaldamento climatico si verificheranno oltre l’orizzonte dei normali cicli di pianificazione economica delle aziende. Gli investimenti ESG sono emersi come un meccanismo per colmare il divario tra le pressioni di breve termine e le necessità di sostenibilità di lungo periodo. Incoraggiano a ragionare con un orizzonte di tempo allargato e una visione di insieme che permetta di affrontare i rischi sistemici.
Lezione numero 2: una scommessa sul cambiamento
Anziché basarsi sull’ipotesi che l’attuale status quo possa continuare per un tempo indefinito, integrare le metriche ESG significa prepararsi al futuro. Una scelta che permette agli investitori e alle istituzioni di gestire il cambiamento e promuovere l’innovazione.
Lezione numero 3: dalla moda alla normalità
L’atteggiamento degli investitori verso gli investimenti sostenibili si è evoluto: dall’entusiasmo iniziale si è passati a una resilienza più sobria, coerente con il modello del Gartner Hype Cycle, che descrive la curva di aspettative (e inevitabile momento di delusione) delle novità tecnologiche a cui è assimilati l’entusiasmo iniziale per l’ESG.
Negli ultimi 15 anni, le performance degli investimenti ESG sono state piuttosto volatili, per motivi simili a quelli dei portafogli non ESG. Tuttavia, i fondi ESG si sono dimostrati resilienti, continuando a registrare flussi netti positivi e a crescere in modo sostenuto. Una stabilità che indica che l’investimento sostenibile è maturato, non è scomparso.
Lezione numero 4: l’Europa domina negli investimenti ESG
La rilevanza degli investimenti ESG nei portafogli varia sensibilmente da una regione all’altra.
L’Europa si distingue nettamente come leader globale: normative favorevoli e una domanda crescente da parte degli investitori hanno portato la sostenibilità al centro della scena dell’investimento mainstream. I fondi europei detengono una quota significativamente più alta di asset ESG rispetto al totale degli asset gestiti, pari a circa un quinto, a fronte di percentuali ancora a una sola cifra negli Stati Uniti e nei mercati emergenti.
Lezione numero 5: l’ESG è gestione intelligente del rischio
Al di là delle differenze regionali, un numero sempre maggiore di investitori condivide una convinzione comune: l’ESG viene ormai percepito come uno strumento fondamentale per una gestione prudente del rischio e come una leva per ottenere una visione strategica più ampia.
Pur non offrendo garanzie di successo, l’approccio ESG rappresenta una cassetta degli attrezzi strutturata, utile per individuare, valutare e analizzare rischi e opportunità che spesso sfuggono all’analisi finanziaria tradizionale basata unicamente sui report trimestrali.
Lezione numero 6: un complemento all’analisi finanziaria tradizionale
L’analisi ESG funziona al meglio come complemento, non come sostituto, dell’analisi finanziaria tradizionale. Le metriche ESG non sostituiscono quelle fondamentali, come utili e flussi di cassa, ma le integrano evidenziando rischi o opportunità, che una visione esclusivamente numerica potrebbe trascurare. Se usate correttamente, aiutano a prendere decisioni strategiche più intelligenti senza sacrificare i fondamentali finanziari.
Lezione numero 7: un dovere fiduciario
Il dovere fiduciario degli investitori è sempre più intrecciato con una gestione del rischio basata su criteri ESG. Integrando fattori ambientali, sociali e di governance, investitori e gestori di asset ripensano in modo continuo le strategie per prosperare in un contesto che si discosta profondamente dal passato. Questa evoluzione affina la ricerca di rendimenti sostenibili nel lungo periodo e richiede un attento equilibrio tra le aspettative dei clienti in ambito ESG e le responsabilità fiduciari. Ignorare fattori ESG rilevanti, infatti, può tradursi in una violazione di tale responsabilità.
Lezione numero 8: gli investimenti ESG contano nel settore assicurativo
Il settore assicurativo è un caso emblematico che mostra perché l’ESG non può essere ignorato.
Con l’intensificarsi dei disastri climatici, gli assicuratori affrontano richieste di risarcimento sempre più elevate: il 2024 è stato il quinto anno consecutivo in cui i costi assicurati derivanti da catastrofi naturali hanno superato i 100 miliardi di dollari a livello globale.
I principali assicuratori, soprattutto in Europa, hanno risposto impegnandosi a raggiungere obiettivi net zero sia nei portafogli di sottoscrizione che in quelli di investimento, per ridurre i rischi a lungo termine.
Queste iniziative lungimiranti non servono solo a contenere le perdite, ma anche a costruire asset intangibili di grande valore come la reputazione del brand, la proprietà intellettuale e la fiducia degli stakeholder.
