Al Regeneration 20|30 Forum di Milano Persea presenta il primo raccolto italiano di avocado biologico da agricoltura rigenerativa. Un modello che parla di biodiversità, economia circolare e giustizia climatica, in linea con gli obiettivi della COP16.
È iniziato in Italia il primo raccolto di avocado biologico da agricoltura rigenerativa. A realizzarlo è Persea, azienda pioniera nel coniugare produzione agricola e rigenerazione ambientale attraverso un modello di agricoltura circolare che restituisce vita ai suoli, tutela la biodiversità e riduce le emissioni.
Con oltre 600 ettari coltivati tra Sardegna e Calabria e un centro di ricerca a Milano, Persea promuove un ecosistema agricolo integrato in cui coltivazione, zootecnia e biotecnologie dialogano per generare valore ecologico e sociale. All’interno degli avocadeti galline ovaiole razzolano libere seguendo un sistema di pascolo mobile e rotativo che arricchisce il terreno di sostanza organica e garantisce la produzione di uova di alta qualità. Accanto a questo un allevamento di mosca soldato consente di chiudere il ciclo produttivo: le larve nutrono le galline fornendo loro una dieta completa ed equilibrata, mentre i residui organici vengono trasformati in fertilizzante naturale per i propri campi e in farine di insetti destinate al pet food e alla zootecnia.
Nel 2026 entrerà inoltre in funzione uno dei primi impianti italiani di piro-gassificazione agricola, che produrrà carbone vegetale (biochar) a partire da biomassa legnosa autoprodotta. Il biochar sarà impiegato nei terreni per aumentare la fertilità del suolo, trattenere l’acqua piovana e immagazzinare carbonio, contribuendo alla creazione di crediti di carbonio da rimozione tecnologica (tech removal), una forma certificata di sequestro stabile della CO₂ che rafforza la sostenibilità complessiva del sistema.
Indice
L’agricoltura rigenerativa: un nuovo paradigma
L’esperienza di Persea si inserisce in un dibattito globale che vede l’agricoltura rigenerativa come una delle soluzioni chiave per affrontare la crisi della biodiversità e i cambiamenti climatici.
Alla COP16, svoltasi lo scorso febbraio a Roma, la comunità internazionale ha approvato un piano da 200 miliardi di dollari l’anno entro il 2030 per sostenere la tutela della natura e promuovere pratiche agricole sostenibili.
L’agricoltura intensiva e la deforestazione restano infatti tra le principali cause della perdita di biodiversità. Secondo il Living Planet Report 2024 del WWF, le popolazioni di fauna selvatica sono diminuite in media del 73% negli ultimi cinquant’anni. In America Latina il crollo ha raggiunto il 95%.
In questo contesto, il concetto di “rigenerare” assume un significato concreto: significa ripristinare la salute del suolo, aumentare la fertilità naturale e migliorare la resilienza degli ecosistemi agricoli. Recenti studi internazionali mostrano che le pratiche rigenerative possono aumentare la fertilità del suolo del 20-30% e migliorare la capacità del suolo di trattenere l’acqua del 15-20%. Inoltre, pratiche come il compostaggio e la rotazione delle colture possono ridurre le emissioni di gas serra fino al 40%.
Dal globale al locale: l’Italia può essere un laboratorio rigenerativo
Il Regeneration 20|30 Forum, in programma il 28 novembre alla Triennale di Milano, sarà l’occasione per portare il dibattito globale sul piano italiano. Durante l’incontro Il cibo e l’agricoltura del futuro, Paolo Frigati, fondatore e AD di Persea, dialogherà con Lorenzo Bagnoli (Sammontana), David Brussa (illycaffè) e Katia Da Ros (Irinox), con l’obiettivo di condividere conoscenza e strumenti per l’evoluzione delle imprese e della società verso un modello rigenerativo.
“Vogliamo mettere in luce quanto sia essenziale da un lato nutrire il suolo, favorendo la biodiversità del microbiota attraverso pratiche rigenerative che rendono il cibo più ricco di nutrienti e dall’altro individuare soluzioni che permettano il riutilizzo degli scarti alimentari che oggi rappresentano un terzo del cibo prodotto a livello globale” ha dichiarato Frigati.
Dalla COP16 alle pratiche di rigenerazione concrete
La COP16 ha introdotto anche strumenti come il Fondo Cali, che coinvolge aziende globali dei settori agroalimentare e farmaceutico per destinare parte dei ricavi alla protezione degli ecosistemi e delle comunità indigene. Un modello di giustizia climatica che unisce la tutela della biodiversità all’equità economica, e che risuona con la filosofia di Persea: creare valore rigenerando, non estraendo.
La sfida ora è scalare queste esperienze, rendendole parte di un nuovo paradigma produttivo. Perché se l’agricoltura convenzionale ha esaurito la sua stagione, quella rigenerativa può diventare la chiave per nutrire il pianeta senza distruggerlo.
