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Intervista

Sandrin (L&G): dall’ESG ai megatrend: gli investitori diventano più selettivi

Il mercato europeo degli ETF è in forte crescita, sostenuto dalla domanda di strumenti efficienti, trasparenti e sempre più accessibili. In particolare gli ETF tematici stanno assumendo un ruolo centrale, soprattutto quelli legati all’acqua e ai temi della sostenibilità, che offrono interessanti opportunità di crescita nel lungo periodo.

In questo contesto L&G si differenzia nella gestione di ETF su temi specifici, offrendo soluzioni costruite su indici sviluppati ad hoc insieme a index provider e partner industriali, con l’obiettivo di intercettare in modo mirato i grandi trend strutturali, dalla transizione energetica all’innovazione tecnologica fino alla gestione delle risorse naturali. Un approccio che riflette una trasformazione più ampia del mercato, in cui l’interesse degli investitori si sta progressivamente spostando da esposizioni generiche verso ambiti più specifici e legati a dinamiche economiche di lungo periodo.

Ne abbiamo parlato con Giancarlo Sandrin, Deputy Head of Wholesale Distribution (Europe) di L&G. Il gruppo parteciperà al Salone del Risparmio con una conferenza dedicata agli ETF, dove porterà la propria visione sull’evoluzione del mercato e sui principali trend di lungo periodo che stanno ridefinendo le strategie di investimento.

Dal suo osservatorio, come descriverebbe il livello di interesse degli investitori verso le strategie ESG rispetto a 3-5 anni fa?

Direi che c’è stato un cambiamento piuttosto evidente. In passato la componente ESG veniva considerata non solo sotto il profilo normativo, ma anche in modo più intrinseco, come parte integrante della costruzione dei prodotti e delle analisi, ora questa enfasi è un po’ scemata, anche per l’affievolirsi dell’interesse da parte degli investitori. Eppure l’importanza del tema della sostenibilità non è certo venuta meno da un giorno all’altro, anzi continua a rappresentare uno strumento utile per le scelte di investimento e anche per la diversificazione del portafoglio.

Allo stesso tempo, però, stiamo assistendo a un fenomeno nuovo. I recenti sviluppi geopolitici hanno riacceso l’interesse verso alcuni temi, come quello dell’energia. Eventi come la chiusura dello stretto di Hormuz hanno evidenziato quanto la dipendenza dai combustibili fossili rappresenti un problema concreto, soprattutto per l’Europa. Se osserviamo, ad esempio, l’andamento dei costi energetici nei diversi Paesi europei, notiamo come quelli con una maggiore componente di rinnovabili, come la Spagna, abbiano registrato aumenti più contenuti.

Questo sta riportando flussi e interesse verso temi specifici come la clean energy, ma con una chiave di lettura legata anche alle opportunità economiche di queste soluzioni. In fondo, l’idea originaria dell’ESG era proprio legata alla sostenibilità del business, cioè alla capacità di un’azienda di generare valore e restare solida nel lungo periodo. Da questo punto di vista, modelli troppo dipendenti dai combustibili fossili mostrano dei limiti strutturali. Parallelamente, la componente di governance, che era già centrale prima dell’ondata ESG, continua a essere un elemento fondamentale nell’analisi del rischio e probabilmente tornerà sempre più al centro dell’attenzione.

Ha riscontrato un’evoluzione nella tipologia di interesse? Gli investitori sono attualmente più consapevoli o disinteressati verso i temi sostenibili?

Più che di disinteresse parlerei di un’evoluzione della consapevolezza. Oggi gli investitori sono diventati più selettivi e tendono a guardare alla sostenibilità in termini più concreti, legata alla sostenibilità economica del business. Questo si traduce in un ritorno di interesse verso quei temi in cui la dimensione ambientale e quella economica coincidono.

Lo vediamo chiaramente in ambiti come la clean energy o il clean water, dove la gestione delle risorse naturali non è soltanto una questione ambientale, ma anche una leva economica sempre più rilevante. La scarsità di queste risorse, infatti, ne accresce inevitabilmente il valore, aprendo al tempo stesso nuove e interessanti opportunità di investimento.

Da un interesse generico verso la sostenibilità, si assiste quindi a una maggiore attenzione verso temi e settori specifici che favoriscono la transizione ecologica?

Senza dubbio ed è probabilmente l’evoluzione più evidente. Siamo passati da un approccio più generalista alla sostenibilità, a un’attenzione molto più focalizzata su specifici temi e tecnologie che possono concretamente abilitare la transizione ecologica.

Un esempio chiaro è quello delle batterie. In una prima fase il tema era legato quasi esclusivamente all’auto elettrica, ma oggi è evidente che si tratta di una tecnologia trasversale, fondamentale anche per favorire la transizione verso un modello economico più sostenibile anche in altri ambiti come l’automazione, la robotica, i droni e, più in generale, per tutti i sistemi che richiedono capacità di accumulo energetico. Anche nel mondo delle rinnovabili, il tema dello storage è diventato molto rilevante. Il miglioramento delle prestazioni delle batterie sta inoltre riportando interesse verso l’auto elettrica, dopo una fase di raffreddamento seguita a un entusiasmo iniziale probabilmente prematuro, quando la tecnologia non era ancora pienamente matura.

In questo senso, l’attenzione degli investitori si sta spostando proprio su quei segmenti più specifici e strutturali della transizione, dove l’innovazione tecnologica e la sostenibilità economica si incontrano.

Quali sono i temi emergenti che riscontrano maggiore interesse?

Tra i temi emergenti, uno dei più interessanti è sicuramente quello legato alle smart grid e, più in generale, alle infrastrutture elettriche. È una componente che sta diventando ormai centrale, perché riguarda tutta la tecnologia necessaria a rendere più efficiente la distribuzione dell’energia all’interno delle reti.

Questo trend è alimentato dalla crescita costante della domanda globale di energia, in parte significativa riconducibile allo sviluppo dei data center e, più in generale, ai processi di digitalizzazione. Parallelamente, la diffusione sempre più ampia delle fonti rinnovabili introduce una maggiore variabilità nella produzione energetica. In questo contesto, diventa quindi essenziale disporre di infrastrutture capaci di gestire e bilanciare in modo efficiente le fluttuazioni tra domanda e offerta.

È così che, tutto ciò che riguarda l’efficientamento della rete elettrica, dalle smart grid alle tecnologie di gestione e distribuzione, assume un ruolo chiave. È un’area in forte crescita, che riflette un bisogno strutturale del sistema energetico e che, proprio per questo, abbiamo deciso di inserire all’interno del nostro ETF Clean Energy per una componente importante pari a circa il 25% di titoli legato alle reti intelligenti.

Qual è il ruolo del settore water all’interno di un portafoglio diversificato? Può essere considerato un investimento difensivo o più orientato alla crescita?

Direi che il settore water rappresenta un mix piuttosto equilibrato tra componente difensiva e quella di crescita. Da un lato ci sono le utility, che storicamente tendono a offrire maggiore stabilità e che, soprattutto in contesti di mercato più volatili, vengono considerate più difensive. Dall’altro lato, però, il tema dell’acqua include anche segmenti molto più dinamici. Penso in particolare al water engineering, quindi a tutte le società coinvolte nello sviluppo e nell’ammodernamento delle infrastrutture idriche. Qui entrano in gioco anche importanti piani di investimento, che richiedono capitali significativi per rinnovare le reti esistenti e svilupparne di nuove. Tale dinamica si traduce in opportunità di crescita per le aziende attive in questo ambito.

Inoltre non manca la componente tecnologica sempre più rilevante che va dalle soluzioni per il monitoraggio dei consumi, alla riduzione delle perdite nelle reti, fino a tecnologie più specifiche come la desalinizzazione o il trattamento avanzato delle acque. È proprio questa combinazione di stabilità e innovazione a rendere il settore particolarmente interessante in un portafoglio diversificato.

Il vostro ETF L&G Clean Water UCITS ETF è focalizzato sull’indice Solactive Clean Water Index. Quali sono le caratteristiche distintive di questo indice?

Un elemento distintivo è rappresentato dal processo di costruzione dell’ETF. Questo approccio si applica sia al segmento water sia, più in generale, a tutti i nostri ETF tematici. Non ci limitiamo a replicare indici standard preesistenti: sviluppiamo invece benchmark proprietari in collaborazione con Solactive, integrando il contributo specialistico di partner che hanno specifiche competenze nel settore prescelto.

Nel caso dell’ETF L&G Clean Water UCITS, il nostro partner è Global Water Intelligence (GWI), un centro studi focalizzato sul settore idrico che ci permette di avere una lettura approfondita del settore. Il loro contributo è fondamentale per definire l’universo investibile e identificare i player realmente rilevanti sulla base di criteri industriali. Gli esperti di GWI ci aiutano a individuare le società che generano la maggior parte dei ricavi in specifici segmenti legati all’acqua di nostro interesse e ci aiutano e a mappare con precisione i principali attori lungo tutta la filiera. Parliamo, da un lato, dei leader nel water engineering, quindi aziende specializzate nello sviluppo e nella costruzione di infrastrutture e componenti, anche trasversali ad altri ambiti industriali; dall’altro, delle società attive nella tecnologia dell’acqua, che offrono soluzioni per monitorare consumi, inefficienze e sprechi. A queste si affiancano poi le realtà focalizzate sul trattamento e sulla purificazione.

Su quest’ultimo aspetto è importante fare una precisazione, non si tratta solo di gestione delle acque reflue, ma anche di applicazioni molto più avanzate. Pensiamo, ad esempio, ai settori farmaceutico e alimentare, dove sono richiesti livelli di purezza estremamente elevati, oppure a un ambito più recente come quello dei data center legati all’intelligenza artificiale, che consumano grandi quantità di acqua e necessitano di standard qualitativi molto stringenti per il corretto funzionamento dei sistemi di raffreddamento.

È proprio questo tipo di evoluzione che cerchiamo di intercettare attraverso un approccio industriale alla costruzione dell’indice, che ci consente di riflettere in modo più fedele le dinamiche reali del settore.

Qual è l’aspetto che vi distingue nella gestione degli ETF su temi specifici come quello dell’acqua?

La nostra peculiarità consiste nell’approccio alla costruzione dell’indice: non ci limitiamo a selezionare benchmark esistenti, ma li sviluppiamo a monte insieme ai nostri partner. Definiamo i criteri più rilevanti per individuare le aziende effettivamente esposte al tema prescelto e li traduciamo in regole di selezione chiare e rigorose, integrate direttamente nella metodologia dell’indice.

L’ETF, a quel punto, si limita a replicare fedelmente quell’indice: il valore aggiunto non è quindi nella gestione successiva, ma nella qualità della costruzione iniziale, che punta a essere il più possibile rappresentativa e coerente con le dinamiche industriali del settore clean water.

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