comunicazione Pace

Editoriale

Il ruolo della comunicazione per una cultura di pace

Le imprese possono contribuire a promuovere una cultura di pace? La risposta, non scontata, è certamente sì. Per esempio, utilizzando una comunicazione positiva capace di diffonde i valori, stimolare il confronto tra posizioni diverse, suggerire stili di vita responsabili e sostenibili. 

L’impegno delle imprese si può sviluppare sia all’interno sia all’esterno dell’organizzazione e in entrambi i casi la comunicazione gioca un ruolo importante. Quando si parla di comunicazione interna ci si riferisce all’attenzione per il benessere dei collaboratori e alla creazione di un clima aziendale positivo dove non sorgano conflitti all’interno dell’organizzazione. In un contesto di pace le persone sono più motivate e produttive: quando invece un’impresa non si occupa della qualità della vita delle proprie persone può rischiare di vedere ridotto il valore del capitale umano. 

Nella comunicazione all’esterno l’azienda può fare in modo che i diversi attori con i quali è in relazione riescano a dialogare in modo positivo e a pensarsi come parte di una comunità. 

Un’impresa può contribuire a diffondere messaggi di pace anche partecipando ad eventi come, per esempio, Steps for Peace un’iniziativa concreta grazie ai giovani di Economy of Francesco impegnati a percorrere simbolicamente il cammino tra Gerusalemme e Assisi – circa 8 milioni di passi – per promuovere la pace. L’iniziativa, avviata nel 2022, nasce a sostegno di una nuova visione dell’economia, ispirata a Francesco d’Assisi. Essere economisti e imprenditori “di Francesco” significa essere donne e uomini di pace: non darsi pace, per la pace.

Un altro evento importante al quale partecipano anche i rappresentanti delle imprese è la Marcia Perugia-Assisi ideata da Aldo Capitini nel 1961 che affermava l’importanza di preparare la pace già in tempo di pace, attraverso l’educazione, il dialogo, l’apertura alla coesistenza tra idee e sistemi diversi e la valorizzazione del lavoro come elemento costruttivo fondamentale. Uno dei principi che aveva ispirato quella marcia è ancora attuale: la pace non è solo un tema politico, ma una responsabilità diffusa che coinvolge anche le imprese, chiamate a svolgere un ruolo attivo di sensibilizzazione e impegno concreto.

Partendo da queste riflessioni Koinètica con l’IPSC – International Peace Science Center dell’Università Cattolica di Milano – ha organizzato nelle scorse settimane il ciclo Conversazioni sulla pace. Durante gli incontri è stato avviato un dialogo con il professor Raul Caruso dell’Università Cattolica di Milano e alcune imprese per capire come il tema della pace venga affrontato sia dentro che fuori le organizzazioni. Hanno partecipato Simone Siliani, Direttore della Fondazione Finanza Etica – Gruppo Banca Etica; Carmela Favarulo, Coordinatrice politiche sociali per ANCC-Coop; e Antonella Zaghini, Peace Manager di Guna.

Da queste Conversazioni sulla pace è emerso come l’obiettivo 16 dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite è una sfida che non riguarda solo le istituzioni, ma tutti gli attori sociali. Anche se può sembrare un tema più legato alla politica che alle scelte aziendali, la pace in realtà ha un impatto concreto sulle imprese, persino quando non operano direttamente in paesi coinvolti in guerre.

Un’occasione che ha permesso di riflettere in particolare sul ruolo che imprenditori e manager possono avere per creare modelli di business capaci di conciliare competitività economica, benessere sociale e impatto ambientale. 

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