Oggi la vera sfida per le filiere del settore agroalimentare è essere resilienti ma, al contempo, anche sufficientemente elastiche da rimodellarsi alla luce dei grandi cambiamenti che stiamo vivendo. Il contesto è strutturalmente cambiato: costi, geopolitica e materie prime impongono un’evoluzione del modello cui eravamo abituati. “La sostenibilità futura non sarà nei volumi, ma nel valore che saremo capaci di generare e portare, attraverso tutti gli anelli della filiera, sulle tavole dei consumatori” afferma Antonio Cellie, amministratore delegato, Fiere di Parma, in questa intervista a margine di TUTTOFOOD, la fiera B2B di riferimento per l’intero sistema agroalimentare che da oggi, fino al 14 maggio animerà Rho Fiera Milano e di cui ESGnews è Sustainability Partner.
In occasione della manifestazione, pubblichiamo una serie di interviste per comprendere quali sono le aspettative degli stakeholder, tra cui comunità finanziaria, GDO, consumatori e regulator, nei confronti delle aziende del comparto. La prima è stata quella a Giovanna Dossena, founding partner e principal di AVM SGR, che gestisce i fondi Gaia Growth e Italian Fine Food, dedicati alla valorizzazione delle eccellenze del food Made in Italy. Se l’hai persa, puoi recuperare qui!
Trovi tutte le interviste anche in ESGmakers – Speciale Food, la guida che racconta percorsi, sfide e successi degli attori della filiera agrifood nell’ambito della sostenibilità, e che lanceremo in Fiera il 13 maggio alle ore 10.30 nella Better Future Arena, in occasione del convegno Cibo rigenerativo: la sostenibilità per l’economia, il pianeta e le persone curato da ESGnews.
Quali sono le principali sfide per il settore agroalimentare in uno scenario sempre più complesso per le filiere?
Oggi la vera sfida per le filiere è essere resilienti ma, al contempo, anche sufficientemente elastiche da rimodellarsi alla luce dei grandi cambiamenti che stiamo vivendo. Il contesto è strutturalmente cambiato: costi, geopolitica e materie prime impongono un’evoluzione del modello cui eravamo abituati. La sostenibilità futura non sarà dunque nei volumi, ma nel valore che saremo capaci di generare e portare, attraverso tutti gli anelli della filiera, sulle tavole dei consumatori.
Qual è il ruolo di Fiere di Parma nel promuovere uno sviluppo competitivo e sostenibile delle aziende agroalimentari?
Le fiere alimentari sono chiamate a un cambio di paradigma netto: oggi devono sempre più recitare un ruolo attivo e proattivo in quella che definirei una nuova “alfabetizzazione” degli operatori del settore. È un’esigenza che spesso ancora riposa nel mondo del “non detto”, ma in realtà sempre più professionisti di questo mondo sanno che non basta più frequentare le fiere a caccia di innovazioni o trend emergenti: serve trovare quegli spunti concreti e tra loro organizzati, che diano linfa a una rinnovata cultura alimentare, in linea con i moderni bisogni produttivi e le mutate esigenze nutrizionali. 2.500 anni fa il padre fondatore della medicina, Ippocrate, coniò un celebre assioma che metteva in parallelo il buon cibo con la prevenzione e la buona salute. È un concetto che, pur in un contesto fortemente mutato e più evoluto, è ancor oggi attualissimo e che vogliamo portare con grande convinzione all’interno delle nostre iniziative, non da ultima quella del Food Manifesto.
Avete recentemente lanciato il Food Manifesto. Come è nata l’idea e quali valori lo ispirano?
Il Food Manifesto nasce per essere adottato e misurato. Le filiere oggi hanno un gran bisogno di ridisegnare interi processi alla luce dei cambiamenti che attraversano i mercati e le produzioni internazionali. La strada da percorrere è una sola: condividere una filosofia univoca e plurale, che si basi su principi produttivi concreti e buone pratiche da trasferire a tutti i livelli della filiera. A TUTTOFOOD 2026 faremo esattamente questo, lavorando su tre livelli. Primo: il coinvolgimento diretto dei decisori globali (aziende, buyer, istituzioni etc.), tutti chiamati a sottoscrivere il Manifesto e integrarlo nelle proprie strategie. Secondo, il confronto con il mondo: gli oltre 200 momenti di networking organizzati, oltre al Forum Internazionale della Cucina Italiana, servono proprio a definire priorità concrete e standard condivisi, oltre che ascoltare cosa accade fuori dal nostro Paese. Terzo, la costruzione di una community permanente, che lavori all’inserimento dei punti cardine del Manifesto nei piani operativi delle filiere. L’obiettivo è passare da un sistema che espone prodotti a uno che definisce le regole del gioco.
Come può il comparto agroalimentare italiano, guidato dal sistema fieristico con Cibus e TUTTOFOOD, evolvere da vetrina commerciale a piattaforma strategica della transizione sostenibile, capace di definire standard e impegni condivisi?
Le nostre fiere non si esauriscono certo nei quattro giorni di manifestazione. TUTTOFOOD, per esempio, continua per i prossimi due anni una seria e sistematica programmazione che porterà il nostro brand in giro per il mondo. In questa fitta roadmap internazionale, rinsalderemo storiche alleanze e ne stringeremo di nuove con istituzioni, associazioni di filiera e di categoria internazionali – tutte interessate ad applicare operativamente il Manifesto all’interno del loro network di associati e stakeholder. Cibus si muove parallelamente sui temi della valorizzazione globale dell’Authentic Italian Food & Beverage. In questo percorso, intreccia a filo doppio i temi legati alle filiere DOP e IGP, oggi più che mai avvertite in Europa non più come un “fatto puramente italiano”, ma come un patrimonio condiviso da valorizzare a ogni livello, grazie a pratiche comuni, investimenti in sostenibilità, economia circolare e filiera corta. Questi sono oggi i fattori che possono fare la differenza nel nostro mondo.
Tuttofood è diventata una realtà di rifermento per il mondo agroalimentare. Quali sono i prossimi progetti?
Crescere, ma in maniera sostenibile. Ci affascina l’idea di rappresentare il luogo della scoperta di tendenze, canali e nuove geografie inesplorate (come l’Asia Centrale o l’America Latina). Vogliamo portare sempre più decisori chiavi da questi e altri mercati a confrontarsi con i nostri operatori italiani ed europei per accrescere sempre più il livello qualitativo della fiera e trasferire il concetto di una fiera che non si ferma ai numeri, ma genera occasioni di business solide e concrete.
Come stanno cambiando i modelli di consumo alimentare e quali sono le leve più importanti per rafforzare la competitività del settore agroalimentare?
Credo che il concetto principale che i mercati – cioè il consumo – ci sta trasferendo sia quello di riscoprire la funzione strettamente nutrizionale del cibo: in estrema pratica, un pasto per ogni occasione. In alcuni casi, le caratteristiche naturali di certi prodotti tradizionali si prestano perfettamente a questa nuova filosofia, in altri interviene l’innovazione. Non è un caso che moltissime aziende stiano lavorando allo sviluppo di prodotti sempre più specifici e, in un certo senso, customizzati sulle esigenze di consumo di determinati target di spesa. Si tratta di un’evoluzione del pensiero di Carlìn Petrini – “Mangiar meno, mangiar meglio” –, che sposta l’attenzione dalla mera quantità all’apporto nutrizionale necessario per una specifica buyer persona in un dato momento di consumo. Ed è un tipo di innovazione che a TUTTOFOOD troverete espressa e declinata in molteplici chiavi.
