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Economia Circolare

Rapporto Circonomia 2026: Italia campione del riciclo ma in ritardo su decarbonizzazione e rinnovabili

L’Italia continua a essere una delle economie più circolari d’Europa, ma perde terreno sul fronte della decarbonizzazione e delle energie rinnovabili. È il doppio volto che emerge dal Rapporto 2026 di Circonomia Transizione energetica, decarbonizzazione, economia circolare: Europa avanti piano, Italia indietro tutta, a cura di Duccio Bianchi dell’Istituto Ambiente Italia. L’Italia sale dal quinto al quarto posto nell’indice europeo di “circolarità e decarbonizzazione” superato da Danimarca, Olanda e Austria.

Fonte: Circonomia 2026

Il dato più significativo riguarda proprio la distanza crescente tra l’eccellenza italiana nella gestione delle risorse e il ritardo accumulato nella conversione energetica. L’Italia mantiene infatti performance ai vertici europei nel riciclo e nell’uso efficiente della materia, ma registra indicatori deboli su consumi fossili, rinnovabili ed efficienza energetica. Una frenata che, secondo gli autori del rapporto, rischia di compromettere non solo gli obiettivi climatici ma anche la competitività industriale e la sicurezza energetica del Paese.

Riciclo italiano al 93%, il più alto tra le grandi economie Ue

La vera forza italiana continua a essere l’economia circolare. Nel 2024 il tasso di riciclo complessivo dei rifiuti ha raggiunto il 93%, contro una media europea del 61%, confermando il nostro Paese tra i migliori sistemi industriali europei per recupero di materia.

Anche il tasso di circolarità della materia, che misura il rapporto tra materie seconde e materie prime utilizzate nell’economia, resta tra i più alti d’Europa: 21,6% contro una media Ue del 12,2%, terzo valore assoluto dopo Olanda e Belgio.

In particolare tra i mercati italiani quello dell’industria siderurgica è emblematico, con il 90% degli input per la produzione di acciaio che deriva da materie seconde, contro una media europea del 31%. Nell’alluminio la quota raggiunge il 78% contro il 32% Ue, per la carta è al 66% contro una media europea del 59%, mentre nella plastica il riciclo copre il 23% degli input industriali, rispetto al 15% europeo.

Buoni anche i numeri sul riciclo dei rifiuti urbani, dove l’Italia si attesta al 52,3%, sopra la media europea del 48,1%, anche se il ritmo di crescita appare rallentato rispetto agli anni precedenti. Un segnale che, secondo il rapporto, indica la necessità di una nuova fase di innovazione negli impianti e nei processi industriali.

Italia sotto la media UE per rinnovabili e decarbonizzazione

Se la circolarità resta un punto di forza, la transizione energetica rappresenta invece il principale elemento di criticità. Tra il 2019 e il 2024 il consumo italiano di energia da fonti non rinnovabili si è ridotto appena del 4%, contro il -13% registrato in media nell’Unione Europea. Inoltre, nello stesso periodo, la quota di rinnovabili sui consumi finali italiani è cresciuta del 7%, mentre la media europea è salita del 27%, con Germania, Francia e Spagna hanno fatto molto meglio (rispettivamente +30%, +35% e +42%). Oggi la quota italiana di rinnovabili sui consumi energetici finali si ferma al 19,4%, ben sotto il 25,2% europeo.

Il gap emerge soprattutto nello sviluppo di solare ed eolico. Tra il 2019 e il 2025 la capacità fotovoltaica italiana è cresciuta del 111%, poco più che raddoppiata, mentre l’insieme dell’Unione Europea ha registrato un incremento del 173%. A trainare la crescita UE è stata soprattutto la Spagna che, nello stesso arco temporale, è cresciuta addirittura del 372%.

Per quanto riguarda l’eolico, l’Italia ha aumentato la potenza installata del 28% contro il 48% medio europeo, fermandosi a 13,6 GW, meno della metà rispetto a Francia e Spagna e meno di un quinto della Germania.

Secondo il rapporto, il rallentamento italiano è ormai strutturale. Dal 2022 la crescita del Paese sugli indicatori della transizione ecologica è sistematicamente inferiore a quella media europea e negli ultimi dieci anni i miglioramenti complessivi risultano tra i più bassi del continente.

Dipendenza energetica e competitività, il nodo strategico italiano

Il ritardo nella conversione energetica non viene letto soltanto come un problema ambientale. Il rapporto sottolinea infatti come la forte dipendenza dai combustibili fossili rappresenti un fattore di vulnerabilità geopolitica ed economica per il sistema industriale italiano.

Nel 2025 la dipendenza energetica italiana ha raggiunto il 74%, un livello superiore alla media europea. L’Italia, dunque, continua a dipendere in larga misura dalle importazioni di gas e petrolio da Nord Africa, Azerbaigian, Paesi del Golfo e Stati Uniti, diventati nel frattempo il principale fornitore di GNL europeo.

Il quadro appare ancora più delicato se confrontato con i Paesi nordici, che guidano oggi la classifica europea grazie a una maggiore autonomia energetica costruita negli anni attraverso rinnovabili ed elettrificazione. Non a caso Danimarca e Svezia dominano gli indicatori energetici e climatici pur partendo da condizioni climatiche meno favorevoli rispetto ai Paesi mediterranei.

Per il direttore scientifico di Circonomia Roberto Della Seta, il rischio è che il ritardo nella decarbonizzazione finisca per penalizzare la competitività industriale italiana: continuare a dipendere dai fossili in uno scenario internazionale instabile significa esporsi a shock energetici, rincari e fragilità strategiche.

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