Il retail italiano accelera sulla sostenibilità. Seconda mano, riparazione e food locale trainano un modello di consumo circolare che supera la media europea.
L’Italia si colloca tra i Paesi europei con la più alta consapevolezza dell’impatto che le scelte di consumo esercitano sull’ambiente e sulla società: l’82% dei consumatori riconosce il peso delle proprie decisioni, contro una media UE del 73%, e il 76% dichiara di considerare i criteri di sostenibilità prima dell’acquisto. Una sensibilità che si traduce in comportamenti concreti, tanto che quasi un italiano su quattro ha ridotto l’acquisto di prodotti nuovi, privilegiando modelli di consumo circolari come il second hand, adottato dal 69% della popolazione, o la riparazione dei beni già posseduti, pratica diffusa nell’85% dei casi. È questo il quadro che emerge dal Barometro del Retail Sostenibile di BearingPoint, basato su un’indagine svolta su 4.000 consumatori provenienti da cinque Paesi UE.
Indice
Italia prima in Europa per circolarità
L’acquisto di prodotti di seconda mano è ormai una pratica diffusa in tutta Europa, ma l’Italia si posiziona al primo posto tra i cinque Paesi analizzati. Nello specifico il 69% degli italiani acquista beni di second hand (in UE il dato si ferma al 63%), con una particolare propensione tra i giovani (il 78% ha meno di 35 anni), senza grandi differenze di genere.

Sul fronte della rivendita l’Italia guida la classifica europea. Il 70% dei consumatori rivende prodotti a privati, il valore più alto registrato, mentre cresce anche la rivendita verso operatori professionali, con un incremento di cinque punti percentuali rispetto al 2024 e di sei punti rispetto alla media UE. In questo caso sono soprattutto i giovani, e in particolare gli uomini, a ricorrere più frequentemente a queste soluzioni.

Anche per quanto riguarda le pratiche di economia circolare come riparazione e affitto, l’Italia si distingue dal resto dell’UE. Il noleggio, per esempio, è in continua crescita in ogni Paese con una media del 49%. L’Italia si posiziona seconda solo alla Germania (55% vs. 58%), mentre Francia e Inghilterra sono ferme a circa il 40%.

Infine, riparare un bene anziché sostituirlo è diventata una scelta comune per l’85% degli italiani contro una media UE del 72%.

Sostenibilità alimentare: come cambiano gli acquisti food in Italia
Il Barometro del Retail Sostenibile evidenzia che la transizione green non riguarda solo i beni durevoli e la moda, ma anche il settore food, dove l’Italia si conferma tra i Paesi europei più dinamici. In particolare, la filiera corta coinvolge quasi la totalità degli italiani (90%), il valore più alto d’Europa, contro una media continentale dell’80%. Questa pratica è particolarmente in crescita soprattutto tra le persone con meno di 49 anni.

Un’altra pratica sostenibile diffusa è l’acquisto di prodotti sfusi, adottata dall’82% degli italiani, secondi solo alla Germania (84%). Anche in questo caso emerge una dinamica generazionale articolata: l’adozione cresce tra gli over 50, mentre tra gli under 35 si osserva una lieve contrazione rispetto al 2024.

Per quanto riguarda il biologico, l’Italia mantiene livelli di adozione superiori alla media europea, con il 79% dei consumatori coinvolti contro il 75% dell’UE, pur registrando una lieve flessione tra le fasce più giovani. Nel complesso, l’Italia si conferma il Paese leader in quasi tutte le pratiche di sostenibilità alimentare analizzate, con l’unica eccezione rappresentata dalla riduzione del consumo di prodotti di origine animale, dove a primeggiare sono i Paesi Bassi.

Sostenibilità nel retail: quanto incide il prezzo sulle scelte
In ultimo, dallo studio emerge che il tema del prezzo resta sì centrale ma non abbastanza da rappresentare un freno alla transizione. L’80% degli italiani, infatti, dichiara di essere disposto a pagare un sovrapprezzo per un prodotto realmente sostenibile, fino a un massimo del 19% rispetto al prezzo attuale. Una disponibilità che si traduce in una particolare predisposizione verso scelte green soprattutto nel settore alimentare, dove la percentuale sale all’86%, seguita da sport e tempo libero e tecnologia, entrambe all’83%. Un dato che conferma come la sostenibilità, in Italia, sia ormai parte integrante delle aspettative di valore del consumatore.

