CRI eventi estremi | ESG News

EY e Italian Insurtech Association

ESG e assicurazioni: la sostenibilità riduce la sinistrosità fino al 40%

Il settore assicurativo italiano si trova al centro di una trasformazione strutturale. Secondo le stime i premi assicurativi globali cresceranno del +2,6% nel biennio 2025-2026, oltre la media pre-pandemica, mentre in Italia il ramo vita è atteso a +6,4% e il danni a +5,6%. In particolare nella Penisola l’obbligo di assicurazione contro le catastrofi naturali per le imprese, in vigore da aprile 2025, rappresenta una svolta storica: prima della nuova legge solo il 5% delle imprese italiane disponeva di copertura assicurativa, con un costo medio annuo per lo Stato stimato tra 4 e 5 miliardi di euro. In un contesto segnato da crescente volatilità e rischi sistemici, le imprese assicurative sono chiamate dunque a ripensare il proprio ruolo in chiave proattiva, orientando le strategie verso una gestione sempre più sofisticata e preventiva del rischio che integri fattori climatici e ESG. D’altro canto le aziende che incorporano la sostenibilità nella propria strategia registrano una sinistrosità inferiore del 40% rispetto alla media, contro il 60% di chi non ha comportamenti virtuosi in tal senso. Lo rileva l’indagine condotta da EY e Italian Insurtech Association che fotografa un’industria chiamata a ripensarsi, spinta da tre forze convergenti: accelerazione tecnologica, integrazione ESG ed evoluzione delle competenze.

L’integrazione dei criteri ESG

Sul fronte ESG, la svolta è già misurabile. Il 96% delle compagnie italiane dispone di una funzione dedicata, il 99% lega obiettivi di sostenibilità alla remunerazione variabile e il 98% ha avviato programmi di formazione ESG, rivolti non solo ai dipendenti ma anche ai vertici. Inoltre, dall’indagine emerge anche che quasi il 100% degli asset assicurativi è oggi gestito con criteri sostenibili; l’88% delle compagnie ha fissato obiettivi di decarbonizzazione e il 73% punta alla neutralità climatica.

In linea generale, l’integrazione ESG non è più un vezzo reputazionale, ma un requisito competitivo: le aziende con performance ESG migliori registrano una sinistrosità inferiore del 40% rispetto alla media, mentre quelle peggiori la superano del 60%. Tuttavia, il quadro regolatorio resta un labirinto, con il 69% degli operatori che cita la complessità normativa (CSRD, SFDR, Tassonomia UE) come principale criticità del reporting, insieme alla mancanza di standardizzazione dei dati (46%) e alla raccolta di dati affidabili e completi (46%)


Fonte: Elementi trasformativi nel settore assicurativo, realizzata da EY per conto di Italian Insurtech Association (IIA), con il supporto di Liferay, 2025

Le opportunità superano però i vincoli. Il 39% delle imprese pubblica un bilancio di sostenibilità per obbligo, il 15% lo fa volontariamente e il 31% ha intenzione di farlo.

Fonte: Elementi trasformativi nel settore assicurativo, realizzata da EY per conto di Italian Insurtech Association (IIA), con il supporto di Liferay, 2025

Tra i principali benefici percepiti, spiccano il rafforzamento reputazionale, l’allineamento normativo e l’accesso a capitali green, mentre la gestione dei rischi climatici è l’area ESG più critica (36%), seguita da educazione assicurativa (24%) e governance (16%). La consapevolezza cresce anche sul rischio di greenwashing, riconosciuto come la minaccia reputazionale più grave per il settore.

Fonte: Elementi trasformativi nel settore assicurativo, realizzata da EY per conto di Italian Insurtech Association (IIA), con il supporto di Liferay, 2025

L’accelerazione tecnologica e l’evoluzione delle competenze

Oltre l’80% dei grandi assicuratori vede nella Generative AI il principale motore di produttività, con incrementi di ricavi attesi oltre il 10%. Ma il progresso tecnologico espone anche a nuovi rischi assicurativi quali bias algoritmici, errori di modelli, malfunzionamenti, che richiedono coperture dedicate e governance etica. In Italia il 44% delle compagnie individua la Generative AI come la tecnologia più promettente, anche se solo il 7% ha progetti maturi, concentrati sulla gestione sinistri. La trasformazione digitale del settore assicurativo italiano si estende anche ad altre tecnologie tra cui la Robotic Process Automation, ormai adottata dal 96% delle imprese, l’IoT dal 74%, mentre blockchain e metaverso restano marginali.

La cultura dell’innovazione emerge come il vero fattore abilitante del futuro del settore, ancora più della tecnologia stessa. Il 44% dei rispondenti infatti la indica come condizione decisiva per realizzare i nuovi trend assicurativi, contro il 28% che cita l’adozione di tecnologie emergenti. L’innovazione viene dunque percepita come processo sociale prima che tecnico, legata a leadership visionaria e governance inclusiva.

Fonte: Elementi trasformativi nel settore assicurativo, realizzata da EY per conto di Italian Insurtech Association (IIA), con il supporto di Liferay, 2025

Nonostante i buoni presupposti, il gap di competenze resta un freno: il 67% degli operatori denuncia carenze digitali strutturali, un dato che è rimasto pressoché invariato rispetto al 2023.

Fonte: Elementi trasformativi nel settore assicurativo, realizzata da EY per conto di Italian Insurtech Association (IIA), con il supporto di Liferay, 2025

Tra le attività ritenute necessarie per colmare il gap rilevato la formazione interna e l’upskilling sono considerati prioritari (81%), seguiti dalla collaborazione con startup (56%) e dall’assunzione di talenti da altri settori (44%).

Fonte: Elementi trasformativi nel settore assicurativo, realizzata da EY per conto di Italian Insurtech Association (IIA), con il supporto di Liferay, 2025

Tuttavia, il principale ostacolo per l’ingresso di talenti con le giuste skills è reputazionale: il 54% degli intervistati ritiene infatti che il settore assicurativo sia poco attrattivo per i profili tecnologici, penalizzato dalla concorrenza di Big Tech e Fintech, anche se in generale vi è una scarsità di profili qualificati (29%).

Fonte: Elementi trasformativi nel settore assicurativo, realizzata da EY per conto di Italian Insurtech Association (IIA), con il supporto di Liferay, 2025

Trend e prodotti emergenti

Infine sul piano dei prodotti, EY evidenzia una polarizzazione tra innovazioni pronte al decollo e soluzioni ancora immature. Al vertice dei trend troviamo Embedded e Parametric Insurance: il primo integra la copertura direttamente nei processi d’acquisto, rendendo l’assicurazione “invisibile” e più accessibile; il secondo lega il rimborso a parametri oggettivi e automatizzati, riducendo tempi e costi di gestione sinistri. Terzo trend è la Behavioural Insurance, basata sui dati comportamentali, che consente un pricing dinamico e personalizzato. Seguono Omni-policy, Pay-per-use e Preventive Insurance, che sono però ancora frenate da limiti tecnologici e di mercato.

Le aree di maggiore espansione sono chiare: Catastrofi naturali (81%), Cyber Risk e frodi digitali (58%) e Salute avanzata (54%), spinta dai wearable e dalla telemedicina. Quest’ultima, pur con solo il 15% di offerta attuale, rappresenta una delle aree di innovazione più promettenti per la prossima decade.

La convergenza fra tecnologia e sostenibilità sta ridefinendo anche la natura stessa del rischio assicurativo. L’aumento degli eventi climatici estremi, con danni globali stimati oltre i 145 miliardi di dollari nel 2025, e la crescita esponenziale del cyber-risk (+20% annuo fino al 2027) impongono modelli predittivi avanzati e soluzioni parametriche per ridurre il protection gap, ancora al 60% su scala mondiale.

L’assicurazione smette così di essere solo ammortizzatore dei rischi e diventa motore di resilienza economica: un nuovo pilastro finanziario per la sostenibilità del sistema Paese.